Roma, 28 febbraio 2026 – Un Piano Marshall per mettere sotto controllo l’intelligenza artificiale. È questa la proposta lanciata dal presidente dell’Inps, Gabriele Fava, durante l’incontro “Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità” che si è tenuto questa mattina a Roma. Per Fava, la sfida dell’AI non è solo tecnologica: riguarda la sostenibilità del sistema previdenziale, la competitività del nostro Paese e il futuro delle nuove generazioni.
L’Italia deve correre: serve una strategia chiara sull’intelligenza artificiale
“Abbiamo bisogno di un vero e proprio Piano Marshall per gestire l’intelligenza artificiale”, ha detto Fava davanti a un pubblico formato da istituzioni, esperti e delegazioni straniere. “È la chiave per tenere in piedi il sistema, per far ripartire l’Italia, per dare un futuro ai nostri giovani, ma anche a chi è più avanti con l’età e a tutta la società”. Il presidente dell’Inps ha sottolineato l’urgenza di controllare la rivoluzione digitale: “Stiamo affrontando la tecnologia più avanzata che ci sia, l’AI. Se non la gestiamo bene, rischiamo di perdere una grande occasione”.
Durante l’evento, Fava ha evidenziato come la presenza di ospiti internazionali dimostri la volontà di “fare squadra”, perché – ha aggiunto – “l’intelligenza artificiale non ha confini”.
Dal cartaceo al digitale: il cambiamento nel rapporto tra cittadini e istituzioni
Chi ha qualche anno sulle spalle ricorda bene “quando per parlare con un ufficio pubblico bisognava fare code, compilare moduli e aspettare il proprio turno”, ha ricordato Fava. Oggi, invece, la pensione arriva senza bisogno di un timbro, la domanda si presenta online e le comunicazioni finiscono in un cassetto digitale. “L’intelligenza artificiale aggiunge un ulteriore salto”, ha spiegato il presidente dell’Inps. “Non cambia solo come si fanno i servizi, ma il modo stesso in cui si gestiscono informazioni, decisioni e diritti”.
Per Fava, la vera sfida è nel patto sociale: “Quando alcune scelte passano per sistemi digitali intelligenti, cosa succede al patto che lega cittadini e istituzioni? E qual è il ruolo di chi deve garantire equità, trasparenza e sostenibilità lungo tutta la vita lavorativa?”. La sua risposta è chiara: “Gli enti di previdenza devono essere il punto dove la velocità degli algoritmi incontra la giustizia che dobbiamo ai cittadini. Se perdiamo questo equilibrio, rischiamo di mettere in crisi la fiducia, che è la base di un welfare moderno”.
La svolta digitale dell’Inps: i numeri che parlano chiaro
Fava ha tracciato un bilancio dei primi mesi da presidente, dal dicembre 2024 a oggi, spiegando che la priorità è stata “ricostruire un rapporto di fiducia con gli utenti, cittadini e imprese”. Da qui è nata la nuova app Inps: “Semplice, intuitiva, simile a quelle bancarie che usiamo tutti i giorni”, ha detto. I risultati non mancano: in poco più di un anno si sono superati i 5 milioni di download e i 300 milioni di accessi reali.
Un dato interessante riguarda gli utenti più giovani: “Il 60% degli accessi arriva da under 34”, ha precisato Fava. A giugno dello scorso anno è arrivato anche il ‘portale giovani’, con 50 servizi pensati per chi ha meno di 34 anni. Anche qui, i numeri sono significativi: oltre 2 milioni e mezzo di accessi in pochi mesi.
Inps, la colonna portante del welfare: numeri e sfide
L’Inps – ha ricordato Fava – è oggi “la più grande rete di welfare d’Europa, forse del mondo”. Offre 470 prestazioni socioassistenziali e previdenziali, serve circa 52 milioni di persone (quasi l’80% della popolazione italiana) e assiste 5 milioni di imprese. “Siamo tutti noi”, ha concluso il presidente.
Il messaggio è netto: la sfida dell’intelligenza artificiale non si può lasciare al caso. Serve una strategia condivisa, un vero Piano Marshall, per fare in modo che la tecnologia stia sempre al servizio delle persone, non il contrario. Solo così si potrà mantenere quella fiducia che tiene insieme cittadini e istituzioni.
