Venezuela: liberati otto prigionieri politici, un segnale di speranza

Venezuela: liberati otto prigionieri politici, un segnale di speranza

Venezuela: liberati otto prigionieri politici, un segnale di speranza

Matteo Rigamonti

Febbraio 28, 2026

Caracas, 28 febbraio 2026 – Nelle ultime ore, otto prigionieri politici militari sono stati liberati in Venezuela, lo ha confermato l’avvocato Alfredo Romero, presidente dell’Ong Foro Penal, con un messaggio diffuso ieri sera sulla piattaforma X. La notizia, rilanciata dall’agenzia Efe, arriva in un momento di grande tensione per il Paese sudamericano, ancora scosso dalle conseguenze delle elezioni presidenziali di luglio 2024.

Dopo mesi dietro le sbarre, finalmente liberi

Tra i militari rilasciati, segnala Foro Penal, ci sono Rocío Fernández, capitano dell’esercito bolivariano e appartenente alla comunità indigena wayuu, e Jesús Sifontes, tenente di corvetta della marina. Entrambi erano stati arrestati ad agosto 2024, pochi giorni dopo la vittoria di Nicolás Maduro alle presidenziali, un risultato contestato duramente dentro e fuori dal Venezuela. “Si è trattato di arresti arbitrari”, ha sottolineato Romero, ricordando il clima di forte incertezza politica in cui sono avvenute le detenzioni.

Tra crisi e repressione: il contesto delle scarcerazioni

Questi otto militari hanno passato oltre un anno e mezzo in prigione. In quel periodo, il Venezuela ha vissuto una profonda crisi istituzionale. La vittoria di Maduro era stata messa in dubbio dall’opposizione e da molti osservatori internazionali, che avevano denunciato irregolarità nel voto. Secondo le ong per i diritti umani, decine di ufficiali dell’esercito erano stati arrestati con accuse di cospirazione o sedizione. “Molti sono rimasti in carcere senza processo, o con procedimenti poco chiari”, ha raccontato Romero in un’intervista ai media locali.

Chi sono i militari tornati liberi

Tra i nomi più noti spicca quello di Rocío Fernández, una vicenda che aveva attirato l’attenzione delle comunità indigene e delle associazioni internazionali. Fernández, originaria dello stato di Zulia, era stata arrestata nella sua casa a Maracaibo. “Non abbiamo mai smesso di chiedere la sua scarcerazione”, ha detto una parente al telefono questa mattina. Anche la storia di Jesús Sifontes aveva fatto rumore tra i colleghi della marina: il giovane ufficiale era stato fermato durante un controllo all’ingresso della base navale di Puerto Cabello.

Le reazioni della società civile

La notizia delle scarcerazioni ha subito fatto il giro delle organizzazioni per i diritti umani. “È un passo avanti, ma in prigione ci sono ancora molti prigionieri politici”, ha commentato Gonzalo Himiob, vicepresidente di Foro Penal. Secondo i dati raccolti dall’ong, almeno 250 persone restano detenute per motivi politici nel Paese. “Chiediamo chiarezza sulle responsabilità e un processo giusto per tutti”, ha aggiunto Himiob.

Silenzio del governo, opposizione in allerta

Il governo venezuelano non ha ancora fatto dichiarazioni ufficiali sulle motivazioni di queste scarcerazioni. Fonti vicine all’esecutivo parlano solo di “provvedimenti umanitari”, senza entrare nei dettagli. L’opposizione, invece, chiede trasparenza sulle condizioni dei detenuti politici e sulle modalità della loro liberazione. “Liberare otto persone non significa che ci sia una vera svolta democratica”, ha detto Juan Guaidó, ex presidente ad interim riconosciuto da parte della comunità internazionale.

Futuro incerto: segnale di apertura o gesto isolato?

Resta da vedere se queste scarcerazioni sono un segno di apertura del governo Maduro o un episodio isolato, magari legato a pressioni dall’estero. Per alcuni osservatori, il rilascio potrebbe essere collegato ai negoziati in corso tra Caracas e delegazioni straniere per alleggerire le sanzioni economiche. “Solo il tempo ci dirà se siamo davanti a un vero cambiamento”, ha confidato una fonte diplomatica europea presente a Caracas.

Intanto, le famiglie degli ex detenuti restano attente e prudenti. “Speriamo sia solo l’inizio di buone notizie”, ha detto una madre fuori dal carcere militare di Ramo Verde, dove fino a ieri erano rinchiusi Fernández e Sifontes. Nel cortile, questa mattina, qualche abbraccio e poche parole. La prudenza è d’obbligo in un Paese dove la libertà può cambiare in poche ore.