Teheran, 1 marzo 2026 – In un momento delicato di cambiamento per l’Iran, Ali Larijani, attuale capo del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale e indicato da molti come possibile successore di Ali Khamenei alla guida del Paese, ha lanciato un messaggio chiaro: “Chi vuole dividere l’Iran deve sapere che non lo accetteremo”. Le sue parole sono arrivate ieri sera, durante un’intervista trasmessa dalla televisione di Stato, mentre il Paese si prepara a un periodo di governo provvisorio.
Il consiglio provvisorio: la transizione secondo la Costituzione
Larijani ha spiegato che da oggi si comincerà a formare un consiglio provvisorio per guidare l’Iran durante questa fase di passaggio. “Oggi si avvia il processo, in base all’articolo 111 della Costituzione, che si applica in caso di morte o rimozione del leader”, ha detto seduto nello studio della IRIB, la tv pubblica, con dietro le bandiere della Repubblica Islamica e una copia ben visibile della Costituzione.
Il nuovo organismo sarà formato da tre figure chiave: il presidente in carica, Masoud Pezeshkian, il capo della magistratura, Gholamhossein Ejei, e uno dei giuristi del Consiglio dei Guardiani, scelto dal Consiglio di Opportunità. Questo assetto resterà in carica fino a quando l’Assemblea degli Esperti non nominerà ufficialmente il nuovo leader supremo.
L’appello all’unità e i timori per la stabilità
L’idea di unità nazionale è stata il filo rosso del discorso di Larijani. “Ora serve coesione. Gli iraniani devono restare uniti”, ha ribadito, sottolineando che ogni tentativo di sfruttare la situazione per creare divisioni sarà fermamente contrastato. Il suo messaggio arriva in un clima teso: nelle ultime settimane, fonti locali parlano di piccoli raduni in città come Shiraz e Mashhad, dove gruppi minoritari hanno espresso preoccupazioni sul futuro politico.
Le forze di sicurezza sono in stato di allerta, anche se per ora non si registrano incidenti gravi. “La priorità è mantenere stabilità e continuità delle istituzioni”, ha detto un funzionario del Ministero degli Interni, contattato alle 8.30 ora locale.
L’Assemblea degli Esperti e il futuro del Paese
Ora tutti gli occhi sono puntati sull’Assemblea degli Esperti, l’organo che deve scegliere il nuovo leader supremo. I suoi 88 membri, religiosi eletti ogni otto anni, si riuniranno a Teheran nei prossimi giorni per iniziare le consultazioni. Non ci sono ancora notizie sui tempi precisi o sui nomi in corsa, ma diversi analisti danno per probabile la candidatura di Larijani.
“L’Assemblea agirà secondo le regole previste dalla legge”, ha detto un portavoce senza entrare nei dettagli sui tempi. Nel frattempo, il consiglio provvisorio garantirà il funzionamento delle istituzioni.
Reazioni in patria e all’estero
In Iran, le reazioni alle parole di Larijani sono state prudenti ma attente. Nei caffè del centro di Teheran, questa mattina, si parlava a bassa voce delle possibili conseguenze politiche. “Speriamo che tutto rimanga tranquillo”, ha detto Amir, 42 anni, impiegato in una compagnia telefonica. Anche tra i diplomatici stranieri presenti nella capitale si respira cautela: “Seguiamo con attenzione gli sviluppi”, ha spiegato un rappresentante europeo davanti all’ambasciata tedesca poco dopo le 10.
Sul piano internazionale, le principali cancellerie hanno espresso la speranza che la transizione rispetti la Costituzione iraniana e non provochi tensioni nella regione. Gli Stati Uniti hanno diffuso una nota nella notte invitando tutte le parti a mantenere la calma.
Un momento decisivo per la Repubblica Islamica
La creazione del consiglio provvisorio è una tappa obbligata prevista dalla legge iraniana in caso di vuoto al vertice. Solo quando l’Assemblea degli Esperti avrà scelto il nuovo leader si potrà parlare di un ritorno alla normalità istituzionale. Fino ad allora, l’Iran resta in attesa, con prudenza e in bilico tra speranza e incertezza.
