Milano, 1 marzo 2026 – Il prezzo del Brent, punto di riferimento per il petrolio a livello mondiale, ha fatto un balzo a sorpresa nelle ultime ore. Tutto è cominciato con l’attacco all’Iran di ieri, che ha scatenato una nuova ondata di tensioni nel Golfo Persico. Nei mercati over the counter, quelli fuori dai circuiti ufficiali che riapriranno domani mattina, il prezzo del greggio è schizzato fino a 80 dollari al barile, con un aumento del 10% rispetto a prima.
Golfo Persico in fiamme: mercati in allarme
L’attacco, avvenuto tra venerdì e sabato notte, ha subito fatto tremare i mercati. Gli operatori si sono mossi con nervosismo: il Brent, che solo una settimana fa si aggirava intorno ai 72 dollari, ha raggiunto valori che non si vedevano da tempo. “Prevediamo che i prezzi apriranno vicino ai 100 dollari al barile, e potrebbero superarli se lo Stretto di Hormuz resterà bloccato a lungo”, ha detto Ajay Parmar, responsabile energia e raffinazione dell’Icis. Una previsione che trova conferma anche tra gli analisti di Barclays, come riportato da Reuters.
Il vero timore è proprio lo Stretto di Hormuz, passaggio cruciale per circa il 20% del petrolio che si muove nel mondo. Se lì si blocca qualcosa, i prezzi dell’energia schizzano subito. “Se la situazione peggiora, i mercati potrebbero entrare in una nuova fase di forte incertezza”, ha confidato una fonte vicina a una grande compagnia petrolifera europea.
Prezzi e forniture sotto pressione
Il rialzo improvviso del Brent si è fatto sentire anche in Italia. A Milano, diversi trader hanno raccontato di richieste urgenti da parte di clienti preoccupati per possibili aumenti alla pompa già nei prossimi giorni. “Ci aspettiamo che i prezzi dei carburanti salgano anche nelle stazioni di servizio”, ha ammesso un responsabile di una società di distribuzione lombarda.
Le prime stime dicono che se il Brent resta sopra gli 80 dollari, la benzina in Italia potrebbe salire di almeno 5-7 centesimi al litro in una settimana. Un colpo che si farà sentire soprattutto sulle famiglie e le imprese più esposte ai costi dell’energia.
Quota 100 dollari: un traguardo possibile
Tutti gli occhi sono puntati sull’apertura dei mercati ufficiali domani mattina. “Tutto dipenderà da come si evolverà la crisi in Iran e se i grandi produttori riusciranno a mantenere le forniture”, ha spiegato ancora Parmar. Se la tensione cresce o se lo Stretto di Hormuz viene bloccato, il Brent potrebbe correre verso la soglia psicologica dei 100 dollari al barile.
Barclays, in un comunicato di ieri sera, ha ribadito che “la volatilità resterà alta finché non arriveranno segnali chiari di distensione”. Anche altre banche internazionali hanno alzato le loro previsioni per il secondo trimestre.
L’Italia e l’Europa guardano con preoccupazione
L’Italia, che importa oltre l’80% dell’energia che consuma, segue con attenzione gli sviluppi. Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha fatto sapere stamattina che “per ora non ci sono problemi nelle forniture”, ma ha invitato le aziende a tenere d’occhio i prezzi.
A Bruxelles, la Commissione Ue ha convocato per lunedì una riunione urgente dei ministri dell’Energia. Sul tavolo ci sono possibili misure per limitare gli effetti degli aumenti sul costo della vita e sulla competitività delle imprese. “Siamo pronti a intervenire se serve”, ha detto una portavoce della Commissione.
Mercati in attesa, tensione alta
Mentre si aspetta la riapertura ufficiale delle contrattazioni domani mattina, gli operatori restano prudenti. Le prossime ore saranno decisive per capire se questo balzo diventerà una tendenza stabile o se la calma tornerà. Intanto, nelle sale operative di Londra e Milano si respira un’aria tesa. “Tutto può cambiare in un attimo”, ha detto un trader all’alba. Solo allora si capirà davvero quanto peserà questa nuova crisi sul mercato globale del petrolio.
