Caridi: l’AI come opportunità per l’Italia, ma serve una strategia europea condivisa

Caridi: l'AI come opportunità per l'Italia, ma serve una strategia europea condivisa

Caridi: l'AI come opportunità per l'Italia, ma serve una strategia europea condivisa

Matteo Rigamonti

Marzo 1, 2026

Roma, 1 marzo 2026 – La gestione pubblica dell’intelligenza artificiale non è un tema che riguarda solo pochi addetti ai lavori, ma interessa davvero tutti. A ribadirlo ieri mattina è stato Vincenzo Caridi, capo del Dipartimento per le politiche del lavoro, previdenziali, assicurative e per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro del ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. L’occasione è stata l’evento “Ia e lavoro: governare la trasformazione, moltiplicare le opportunità strategie, fiducia, regole, competenze”, tenutosi a Roma. Un momento di confronto promosso dal ministero, in un clima in cui il dibattito sull’intelligenza artificiale e il suo impatto sul lavoro italiano si fa sempre più acceso.

Gestione pubblica: una sfida che ci riguarda tutti

Questa trasformazione coinvolge persone e organizzazioni, nessuno può tirarsi indietro”, ha detto Caridi davanti a un pubblico formato da rappresentanti istituzionali, sindacati e imprenditori. Il dirigente ha sottolineato quanto sia importante “chiedere una gestione pubblica dell’intelligenza artificiale”, perché solo così si può “lavorare bene e insieme”. La strada, secondo lui, è dotarsi di “politiche e strumenti comuni”, soprattutto a livello europeo. È un richiamo alle recenti discussioni di Bruxelles sull’AI Act, la legge comunitaria che vuole mettere regole chiare sull’uso dell’IA nei vari settori produttivi.

Il lavoro e l’IA: serve una direzione chiara

Per il ministero del Lavoro, gestire l’intelligenza artificiale nel mercato del lavoro vuol dire soprattutto “trovare una direzione comune e trasformarla in azioni concrete”. Non basta parlare di linee guida, servono strumenti reali per accompagnare la trasformazione digitale senza lasciare indietro nessuno. Caridi ha spiegato che non si tratta di un tema astratto: “Per noi è una questione molto concreta”. Ma il rischio di una gestione a pezzi è sempre in agguato. Da qui l’appello a un lavoro coordinato tra istituzioni nazionali ed europee.

Le sfide dell’Italia: demografia e competenze

L’Italia, ha continuato Caridi, deve affrontare una doppia sfida. Da una parte, sfruttare le potenzialità dell’IA in un Paese dove “non tutto funziona come dovrebbe”. Dall’altra, fare i conti con la crisi demografica: meno giovani, meno lavoratori disponibili. “L’IA può aiutare a potenziare le competenze di chi lavora, non a sostituirli”, ha precisato il capo dipartimento. Parole che hanno acceso la discussione tra i presenti, con alcuni sindacalisti che hanno chiesto garanzie su posti di lavoro e formazione continua.

Europa e istituzioni: una strategia condivisa

Il messaggio del ministero è chiaro: serve una strategia europea per gestire questa trasformazione. Solo così, ha detto Caridi, si potrà “governare la sfida” dell’IA e non subirla passivamente, lasciandosi travolgere dai cambiamenti del mercato globale. Il riferimento è alle iniziative della Commissione europea, che punta a una normativa uguale per tutti gli Stati membri. “Dobbiamo lavorare fianco a fianco”, ha rimarcato Caridi, lasciando intendere che il dialogo con Bruxelles sarà lungo.

Formazione e regole: le prossime tappe

Durante l’incontro sono emersi spunti concreti. Prima di tutto, la necessità di investire nella formazione digitale, soprattutto per i lavoratori più anziani o con meno competenze. Il ministero sta studiando nuovi aiuti, anche con fondi europei. Allo stesso tempo, si discute di aggiornare le norme sulla sicurezza sul lavoro, per tenere il passo con le nuove tecnologie. “Non possiamo permetterci di restare indietro”, ha ammesso un funzionario presente.

Il dibattito continua

La discussione sull’intelligenza artificiale e lavoro è tutt’altro che chiusa. Nei prossimi mesi sono previsti nuovi tavoli tecnici tra governo, sindacati e imprese. L’obiettivo è trovare un equilibrio tra innovazione e tutela dei lavoratori. Per ora la parola d’ordine resta una sola: gestione pubblica, con lo sguardo fisso sull’Europa e i cambiamenti che stanno arrivando.