Dubai, 1 marzo 2026 – Sono almeno 150 le petroliere, cariche di greggio e gas naturale liquefatto, bloccate da giorni nelle acque aperte del Golfo Persico, poco oltre lo Stretto di Hormuz. La notizia arriva da Al Jazeera, basandosi su stime Reuters e dati della piattaforma Marine Traffic, e segue una settimana segnata da nuovi attacchi aerei degli Stati Uniti e di Israele contro obiettivi in Iran. Una situazione che, secondo fonti del settore, sta mettendo in allarme operatori e governi della regione.
Petroliere ferme, cresce la tensione sul Golfo Persico
Le ultime rilevazioni mostrano che le petroliere si sono ammassate in acque internazionali, davanti alle coste di Iraq, Arabia Saudita e Qatar. Decine di navi sono bloccate anche sul lato opposto dello stretto, in attesa di ordini. “La priorità è la sicurezza degli equipaggi e del carico”, spiega un funzionario portuale di Dammam che preferisce restare anonimo. Nel frattempo, le compagnie di navigazione tengono sotto controllo la situazione con sistemi satellitari e aggiornamenti dalle autorità marittime.
Il traffico nello Stretto di Hormuz – passaggio obbligato per circa il 20% del petrolio mondiale – resta rallentato da giorni. Le immagini satellitari mostrano lunghe file di navi in attesa, alcune ferme da più di 48 ore. “Non ci sono ordini ufficiali di blocco, ma la prudenza è massima”, confida un comandante di una nave con bandiera liberiana.
Mercati in allerta, rotte energetiche sotto stress
Le conseguenze sui mercati si sono fatte sentire subito. Il prezzo del petrolio Brent è salito del 3% nelle ultime 24 ore, raggiungendo i 92 dollari al barile alle 10:30 ora italiana. Gli operatori temono che un blocco prolungato dello stretto possa mettere a rischio le forniture verso Europa e Asia. “Ogni giorno di fermo significa milioni di barili bloccati”, sottolinea un analista della Energy Aspects di Londra.
Le grandi compagnie petrolifere stanno studiando rotte alternative, ma questo comporterebbe costi più alti e tempi di viaggio più lunghi. “Non è solo una questione di prezzo: la logistica globale rischia di saltare”, spiega un dirigente di QatarEnergy. Nel frattempo, diversi porti del Golfo hanno rafforzato la sicurezza e limitato l’accesso alle zone più sensibili.
Equipaggi sotto pressione, porti in stato d’allerta
A bordo delle navi, l’atmosfera è tesa. “Siamo fermi da tre giorni, il morale non è dei migliori”, racconta via radio un marittimo filippino su una petroliera diretta a Singapore. Le autorità portuali di Kuwait City e Manama hanno invitato le compagnie a mantenere i contatti costanti con gli equipaggi e a fornire aggiornamenti rapidi sulle condizioni di sicurezza.
Nei porti del Golfo, intanto, si moltiplicano le misure precauzionali. Pattuglie navali degli Emirati Arabi Uniti sorvegliano le acque territoriali, mentre nei terminal si registrano rallentamenti nelle operazioni di carico e scarico. “La situazione è fluida, ma sotto controllo”, rassicura un funzionario del porto di Ras Tanura.
Lo Stretto di Hormuz, un nodo cruciale per l’energia mondiale
Lo Stretto di Hormuz resta da sempre un punto chiave per il commercio energetico globale. L’Agenzia Internazionale dell’Energia stima che ogni giorno transitino da qui oltre 17 milioni di barili. Gli ultimi eventi rischiano di far salire ancora la tensione tra Iran e Occidente, con possibili ripercussioni anche sulle trattative diplomatiche in corso.
“Ogni escalation militare in questa zona si riflette subito sui flussi energetici globali”, spiega un ricercatore del Middle East Institute di Washington. Finora nessuna nave bloccata nel Golfo ha riportato danni o incidenti, ma la prudenza resta alta. “Basta poco per far precipitare la situazione”, ammette un operatore portuale saudita.
Solo nelle prossime ore – forse nei prossimi giorni – si capirà se questo blocco temporaneo diventerà una crisi più ampia o se prevarrà la via diplomatica. Intanto, il Golfo resta in attesa. E con lui, buona parte dell’economia mondiale.
