Commercialisti sotto accusa: le sentenze interpretate in modo discutibile dai vertici del settore

Commercialisti sotto accusa: le sentenze interpretate in modo discutibile dai vertici del settore

Commercialisti sotto accusa: le sentenze interpretate in modo discutibile dai vertici del settore

Matteo Rigamonti

Marzo 1, 2026

Roma, 1 marzo 2026 – L’Istituto nazionale tributaristi (Int) è intervenuto ieri sulla questione delicata della riforma della professione di commercialista e sulla difesa delle attività svolte dai professionisti associativi. Il dibattito parlamentare rischia di stringere troppo le maglie della concorrenza. La presa di posizione arriva mentre in Commissione Giustizia alla Camera si discutono emendamenti che, secondo l’Int, potrebbero cancellare le tutele previste dalla Legge 4/2013 per le professioni non iscritte a ordini o collegi. Intanto, sullo sfondo, si è chiusa il 27 febbraio la consultazione pubblica lanciata dalla Commissione Europea sulla trasferibilità delle competenze professionali.

Professioni e concorrenza: la battaglia sugli emendamenti

L’Int denuncia che alcuni emendamenti in discussione alla Commissione Giustizia hanno un carattere “corporativo” e rischiano di limitare la concorrenza. In particolare, potrebbero togliere protezioni ai tributaristi, consulenti e altre figure non iscritte ai tradizionali albi professionali, tutelati dalla Legge 4/2013. Nel comunicato si legge un duro attacco ai commercialisti: “Interpretano sentenze di Cassazione e Corte Costituzionale a loro favore, ignorando invece la vera sentenza storica della Corte Costituzionale n. 418/96, che ha chiarito il concetto di libertà di esercizio del lavoro autonomo professionale”.

Lo scontro tra categorie resta acceso. Da un lato chi vuole regole più rigide per entrare e lavorare nel settore, dall’altro chi chiede più spazio per la concorrenza e una maggiore libertà di movimento professionale, anche guardando all’Europa.

La consultazione europea sulla mobilità professionale

Proprio ieri si è chiusa la consultazione pubblica della Commissione Europea sulla trasferibilità delle competenze professionali. L’iniziativa, partita a dicembre e segnalata come strategica dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit), punta a rendere più chiaro e trasparente il riconoscimento delle competenze, soprattutto per le professioni non regolamentate, e a favorire la mobilità dei lavoratori dentro l’Unione.

L’Istituto nazionale tributaristi ha risposto attivamente, sia compilando il questionario di Bruxelles sia con un intervento specifico sulle professioni tutelate dalla Legge 4/2013. Il presidente dell’Int, Riccardo Alemanno, ha sottolineato che “in Europa ci sono professioni regolamentate e non regolamentate, anche nello stesso settore” e ha ricordato che “troppa burocrazia rappresenta un ostacolo evidente per chi vuole lavorare in un altro Paese Ue”, citando la Corte dei Conti europea.

Certificazioni, il nodo del riconoscimento

Alemanno ha messo in luce la necessità di “nuovi strumenti per certificare le competenze e le qualifiche”, per aggiornare e rendere più efficiente il sistema di riconoscimento tra i vari Paesi. In Italia, la Legge 4/2013 ha previsto due tipi di certificazioni: l’attestato di qualità e qualificazione professionale, rilasciato dalle associazioni di categoria, e la certificazione secondo le norme Uni, come la Uni 11511/2020 per i tributaristi.

“Entrambe le certificazioni”, ha spiegato Alemanno, “vengono rilasciate solo dopo il via libera dei Ministeri competenti e dovrebbero essere utilizzate per riconoscere le competenze professionali a livello europeo”. Se adottate in modo uniforme, secondo l’Int, queste certificazioni potrebbero snellire i controlli sulle qualifiche e facilitare l’ingresso dei professionisti negli altri Stati membri.

Professionisti in movimento: cosa ci aspetta

La partita è ancora aperta. Mentre il Parlamento italiano discute una riforma che potrebbe limitare gli spazi per le professioni associative, l’Europa spinge per più trasparenza e mobilità. “Ci vuole chiarezza nelle regole”, ha ribadito Alemanno, “ma anche strumenti moderni per riconoscere le competenze”. Il confronto tra commercialisti, tributaristi e altre categorie continuerà nelle prossime settimane. Sullo sfondo resta la sfida di bilanciare la qualità del servizio con l’apertura del mercato del lavoro.