Abu Dhabi, 1 marzo 2026 – Nel secondo giorno di tensioni che si fanno sempre più forti nel Golfo Persico, un alto rappresentante degli Emirati Arabi Uniti ha rivolto un appello diretto all’Iran. Invitando Teheran a rivedere la sua strategia militare nella zona. “La vostra guerra non è contro i vostri vicini”, ha detto stamattina Anwar Gargash, consigliere del presidente emiratino, durante una conferenza stampa ad Abu Dhabi. Le sue parole arrivano nel pieno della risposta iraniana agli attacchi condotti da Israele e Stati Uniti, che hanno scatenato una nuova ondata di instabilità tra le due sponde del Golfo.
Golfo Persico in tensione: la posizione netta degli Emirati
Fonti diplomatiche locali riferiscono che la preoccupazione principale degli Emirati Arabi Uniti riguarda il rischio di un’escalation che coinvolga direttamente gli Stati del Consiglio di Cooperazione del Golfo. “L’aggressione iraniana contro gli Stati del Golfo è stata un grave errore e ha isolato l’Iran proprio in un momento delicato”, ha spiegato Gargash, sottolineando come le mosse militari di Teheran abbiano allarmato i partner regionali. Parole che si riferiscono agli attacchi missilistici delle ultime 48 ore, che hanno colpito obiettivi strategici vicino allo Stretto di Hormuz e nelle acque di Oman e Bahrein.
L’appello alla ragione e il rischio di isolamento
“Fermatevi e trattate i vostri vicini con senso di responsabilità”, ha aggiunto Gargash, rivolgendosi senza mezzi termini ai vertici iraniani. Un richiamo che riflette il timore, condiviso anche da Arabia Saudita e Qatar, di una possibile escalation verso un conflitto più ampio. Secondo esperti della regione, la posizione degli Emirati punta a evitare che la tensione si trasformi in danni economici o in una rottura degli equilibri diplomatici, già fragili, costruiti negli ultimi anni. “Se l’Iran non cambia rotta, il suo isolamento potrebbe diventare definitivo”, ha confidato un diplomatico del Ministero degli Esteri emiratino.
Il mondo osserva: il ruolo degli Stati Uniti e dell’Europa
Nel frattempo, la comunità internazionale segue con attenzione l’evolversi della crisi. Gli Stati Uniti, che mantengono basi militari ad Al Dhafra e in Bahrain, hanno ribadito il loro sostegno ai Paesi del Golfo. “Siamo pronti a difendere la sicurezza della regione”, ha detto ieri sera il portavoce del Pentagono, senza però entrare nei dettagli su possibili nuove azioni militari. Anche l’Unione Europea ha espresso “profonda preoccupazione” per l’escalation, invitando tutte le parti a sedersi intorno a un tavolo e dialogare.
Economia e navigazione: i primi effetti concreti
Gli scontri si fanno sentire anche sul fronte economico. Stamattina il prezzo del greggio Brent ha superato i 92 dollari al barile, segnando un rialzo del 4% rispetto alla chiusura di ieri. Le compagnie di navigazione segnalano ritardi nelle rotte attraverso lo Stretto di Hormuz, passaggio chiave per il traffico petrolifero mondiale. “Ogni nuova tensione rischia di mettere in crisi i mercati”, ha spiegato un analista della Borsa di Dubai.
L’Iran non molla: le sue ragioni e le possibili mosse
Dal canto suo, l’Iran continua a difendere le proprie azioni, definendole una risposta “necessaria” agli attacchi subiti. Ma secondo osservatori indipendenti, la pressione diplomatica degli Emirati e degli altri Paesi del Golfo potrebbe spingere Teheran a rivedere almeno in parte la sua strategia. “Non possiamo permetterci un isolamento totale”, avrebbe ammesso – secondo fonti riservate – un funzionario del Ministero degli Esteri iraniano.
Un equilibrio fragile tra diplomazia e rischio di crisi
In questo clima teso, il futuro dei rapporti tra Iran e Stati del Golfo resta incerto. L’appello degli Emirati a un comportamento più “razionale e responsabile” sembra un tentativo di evitare nuove tensioni. Solo nelle prossime settimane si capirà se Teheran ascolterà Abu Dhabi o se prevarranno le logiche dello scontro. Intanto, la regione resta sospesa tra la speranza di un dialogo e il rischio di nuove crisi.
