Ex presidente Ahmadinejad assassinato: il primo attacco che scuote l’Iran

Ex presidente Ahmadinejad assassinato: il primo attacco che scuote l'Iran

Ex presidente Ahmadinejad assassinato: il primo attacco che scuote l'Iran

Matteo Rigamonti

Marzo 1, 2026

Teheran, 1 marzo 2026 – Mahmoud Ahmadinejad, ex presidente dell’Iran, sarebbe stato ucciso insieme alle sue guardie del corpo nel primo attacco israeliano sul suolo iraniano, avvenuto ieri. La notizia, rilanciata da alcuni media israeliani che citano fonti locali e regionali, non ha ancora ricevuto conferme ufficiali da Teheran. Nel frattempo, la capitale si è trasformata in una città blindata: posti di blocco lungo le strade principali, sirene che risuonano a intermittenza nella zona nord, mentre le agenzie internazionali cercano conferme sul campo.

Ahmadinejad, dal sindaco di Teheran al presidente controverso

Nato a Garmsar nel 1956, Ahmadinejad è stato sindaco di Teheran prima di diventare presidente il 24 giugno 2005. Quella elezione fu segnata da tensioni forti: il Consiglio dei Guardiani aveva escluso quasi mille candidati, lasciando in gara solo sette. Ahmadinejad superò al secondo turno l’ex presidente Akbar Hashemi Rafsanjani, con il 61,69% dei voti. Molti riformisti, però, denunciarono brogli e sostennero che quel risultato non rispecchiasse la volontà popolare. Nonostante le proteste, Ahmadinejad prese possesso del suo incarico.

Una presidenza all’insegna della durezza

Tra il 2005 e il 2013, Ahmadinejad si fece notare per una linea dura, dentro e fuori i confini nazionali. Difese il programma nucleare iraniano con fermezza, definendo le pressioni occidentali “arroganti”. Rafforzò i legami con la Russia di Vladimir Putin. “Non ci piegheremo mai alle minacce”, ripeteva spesso, soprattutto nei momenti di maggiore tensione con Stati Uniti e Unione Europea. La sua retorica, spesso dura contro Israele, lo rese una figura molto divisiva anche all’interno della Repubblica Islamica.

Il 2009 e l’Onda Verde che scosse l’Iran

Il secondo mandato di Ahmadinejad, vinto nel 2009, fu segnato da una delle più grandi ondate di protesta degli ultimi decenni in Iran. Migliaia di persone scesero in piazza a Teheran e in altre città per contestare un voto giudicato truccato. Nacque così il movimento dell’Onda Verde, che fu però repressa con forza dalle forze di sicurezza. “Vogliamo solo che il nostro voto venga contato”, gridavano i manifestanti davanti all’università di Teheran. Le immagini di quelle proteste fecero il giro del mondo, mentre Ahmadinejad difendeva a spada tratta la legittimità del suo governo.

Il tentativo di rientro dopo la morte di Raisi

Dopo la morte del presidente Ebrahim Raisi nel 2024, Ahmadinejad ha cercato di tornare in politica. Ha presentato la sua candidatura alle elezioni successive, ma il Consiglio dei Guardiani l’ha nuovamente escluso. “Non mi arrendo”, aveva detto ai suoi sostenitori durante un incontro privato a Karaj nel maggio 2025. La sua figura resta però controversa: ammirata da chi apprezza la sua fermezza contro l’Occidente, criticata da chi ricorda la repressione delle proteste e le difficoltà economiche del Paese sotto la sua guida.

Reazioni internazionali e tensione a Teheran

Mentre si attendono conferme ufficiali sulla sorte di Ahmadinejad, le cancellerie occidentali seguono con attenzione gli sviluppi. A Tel Aviv, fonti governative hanno evitato commenti diretti sulla sua presunta morte. A Teheran, invece, si percepisce un clima di forte tensione: negozi chiusi nel quartiere di Tajrish, traffico rallentato lungo Vali-e-Asr Avenue e gruppi di persone raccolte davanti alle televisioni in attesa di notizie.

Secondo le prime ricostruzioni emerse dai media regionali, l’attacco ha colpito un convoglio vicino a Qom intorno alle 17:30 ora locale. Israele non ha ancora rivendicato l’azione. Nel frattempo, il governo iraniano ha convocato una riunione urgente del Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale.

Un’eredità che lascia il segno

La figura di Mahmoud Ahmadinejad segna profondamente la storia recente dell’Iran. Un uomo capace di dividere come pochi altri: per alcuni è stato un simbolo di resistenza contro le pressioni straniere; per altri, un responsabile di repressione e isolamento internazionale. Solo nelle prossime ore si potrà capire meglio cosa è successo e quali ripercussioni avrà questo episodio sugli equilibri già fragili della regione.