Idf: strategie per favorire il cambiamento del regime in Iran

Idf: strategie per favorire il cambiamento del regime in Iran

Idf: strategie per favorire il cambiamento del regime in Iran

Matteo Rigamonti

Marzo 1, 2026

Tel Aviv, 1 marzo 2026 – “Agiamo per eliminare minacce concrete e reali contro lo Stato d’Israele. Vogliamo creare le condizioni per la caduta del regime”. Così ha parlato ieri pomeriggio Effie Defrin, portavoce delle Forze di Difesa israeliane (IDF), durante una conferenza stampa a Tel Aviv. Una risposta netta, arrivata a una domanda precisa: tra gli obiettivi militari c’è davvero la caduta del regime iraniano?

Israele e Iran: tensione alle stelle

La conferenza si è tenuta nel cuore del Ministero della Difesa, poco dopo le 16.30 ora locale. Defrin, volto noto della comunicazione militare israeliana, ha risposto con decisione, senza lasciare spazio a dubbi. “Non possiamo restare a guardare di fronte a minacce così gravi”, ha detto, riferendosi agli attacchi missilistici che nelle ultime ore sono stati attribuiti a milizie filo-iraniane. Fonti militari parlano di almeno sei razzi intercettati in 48 ore, diretti verso il nord di Israele, soprattutto nella zona di Kiryat Shmona.

Obiettivi chiari e strategia in atto

Quando gli è stato chiesto se l’operazione punta alla caduta del regime iraniano, Defrin non ha battuto ciglio: “Stiamo creando le condizioni operative necessarie”. Una risposta che, secondo molti esperti, suggerisce una strategia a lungo termine. Non solo difendersi subito, ma anche indebolire il potere di Teheran sul lungo periodo. Intanto, fonti vicine al governo parlano di una “pressione multilivello”, con azioni che vanno dal campo militare a quello diplomatico.

Reazioni nel mondo e atmosfera a Tel Aviv

Nel frattempo, la comunità internazionale segue tutto con crescente preoccupazione. A New York, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si è riunito in fretta alle 21 ora italiana. Gli Stati Uniti hanno chiesto “massima cautela”, mentre la Russia ha chiesto un immediato cessate il fuoco. A Tel Aviv, invece, si respira un mix di ansia e rassegnazione. Ieri sera, nel quartiere Florentin, gruppi di giovani si sono fermati davanti ai bar aperti a parlare animatamente. “Non sappiamo cosa succederà domani”, ha detto Amir, 27 anni, studente.

Le parole di Defrin e il contesto regionale

Le parole di Defrin arrivano in un momento delicato. Solo due giorni fa, il premier Benjamin Netanyahu aveva ribadito che “la sicurezza di Israele non è negoziabile”. Un chiaro riferimento alle tensioni sempre più forti con l’Iran e ai timori sul programma nucleare di Teheran. L’ultimo rapporto dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA) segnala che l’Iran ha arricchito uranio oltre i limiti stabiliti dagli accordi internazionali. Un dato che preoccupa Gerusalemme e le capitali occidentali.

Cosa potrebbe succedere

Per ora, non ci sono conferme su grandi operazioni terrestri oltre confine. Però, nelle ultime ore, sono aumentati i voli militari sopra il Golan e vicino al confine con il Libano. Fonti della sicurezza israeliana dicono che “tutte le opzioni sono sul tavolo”. Una frase che lascia capire come la situazione possa cambiare in fretta. In serata, Defrin ha ribadito: “Il nostro obiettivo resta la sicurezza dei cittadini israeliani”.

Un equilibrio fragile

La crisi tra Israele e Iran si inserisce in un quadro regionale già complicato, segnato da instabilità e tensioni nascoste. Gli osservatori sottolineano che ogni parola ufficiale – soprattutto se arriva da figure come Defrin – pesa molto sulle prossime mosse dei protagonisti. Per ora, la parola d’ordine è vigilanza. Ma la tensione si sente forte, sia nei palazzi del potere sia nelle strade di Tel Aviv.