Lecco, 1 marzo 2026 – Un anestesista condannato per omicidio volontario ha lavorato fino a ieri al pronto soccorso dell’ospedale di Merate, nel Lecchese. Parliamo di Vincenzo Campanile, già riconosciuto colpevole in primo e secondo grado per la morte di sette pazienti a Trieste tra il 2014 e il 2018. La Regione Lombardia ha subito disposto la sua sospensione, dopo che alcuni colleghi hanno segnalato la sua presenza in corsia.
Sospeso dopo la segnalazione dei colleghi
Campanile, 53 anni, era stato preso tramite una cooperativa privata e aveva già lavorato due turni al pronto soccorso di Merate. La sua condanna è venuta fuori solo grazie a una ricerca online fatta da un collega, che ha riconosciuto il nome e ha approfondito. L’Asst di Lecco è stata subito informata e ha avviato le verifiche. “Appena abbiamo saputo della condanna, abbiamo disposto la sospensione immediata dai turni, per tutelare pazienti e personale sanitario”, ha detto l’assessore al Welfare, Guido Bertolaso.
Le condanne per le morti a Trieste
Il caso riguarda fatti avvenuti tra il 2014 e il 2018 all’ospedale di Trieste. Secondo l’accusa, Campanile avrebbe somministrato anestetici a pazienti anziani, accelerandone la morte. I giudici hanno stabilito che si è trattato di una forma di eutanasia non autorizzata, che ha causato la morte di sette persone tra i 75 e i 90 anni, tutte con gravi malattie. Tutto era iniziato con la morte di Mirella Michelazzi, 81 anni, che era deceduta dopo aver ricevuto Propofol durante un intervento in una casa di cura.
Il cammino della giustizia e le attenuanti
Nel 2021, il tribunale aveva condannato Campanile a 15 anni e 7 mesi per omicidio volontario. In appello, la sentenza è stata confermata per sette dei nove casi. La Corte ha però riconosciuto alcune attenuanti previste dal Codice penale – per aver agito con motivazioni di valore morale o sociale – anche se in primo grado queste erano state escluse. La condanna non è definitiva: si attende la decisione della Cassazione.
I problemi nel reclutamento del personale sanitario
La scoperta che Campanile fosse in servizio ha riaperto il dibattito su come si assumono medici attraverso cooperative esterne. “Questa vicenda mette in luce i problemi legati all’uso delle cooperative per il reclutamento del personale sanitario”, ha detto Bertolaso. “Non è accettabile che le cooperative mettano in campo medici senza condividere informazioni con le strutture ospedaliere”. Un punto che fa emergere come la mancanza di controlli possa portare a situazioni assurde: un medico sotto processo per fatti gravissimi che continua a lavorare in pronto soccorso.
Presunzione d’innocenza e responsabilità
Dal punto di vista legale, Campanile è ancora innocente fino all’ultimo grado di giudizio. Ma, come ha sottolineato l’assessore, “bisogna distinguere tra la presunzione di innocenza e l’etica della responsabilità, fondamentale in ambienti delicati come il pronto soccorso”. Una riflessione che pesa soprattutto in un settore dove la fiducia tra pazienti e medici è tutto.
Reazioni e cosa succederà
Negli ultimi giorni, nell’ospedale di Merate l’atmosfera è tesa. Alcuni infermieri si dicono “sorpresi e preoccupati” dalla notizia. La direzione sanitaria sta controllando se ci sono state altre assunzioni simili tramite cooperative. Intanto, la Regione ha chiesto a tutte le aziende sanitarie lombarde una verifica urgente sulle procedure di controllo dei curricula dei medici esterni.
Solo così si potrà evitare che episodi del genere si ripetano. Per ora, la vicenda di Vincenzo Campanile resta un forte campanello d’allarme per tutto il sistema sanitario lombardo.
