Tel Aviv, 1 marzo 2026 – Ieri a Ramat Gan, nella periferia di Tel Aviv, un uomo di 102 anni è morto dopo essere caduto dalle scale mentre cercava rifugio in un’area protetta durante un allarme missilistico. A confermare la notizia è stato l’ospedale Ichilov, dove l’anziano era stato portato d’urgenza subito dopo l’incidente. Intanto, la tensione resta altissima: secondo la polizia israeliana, undici persone risultano ancora disperse a Beit Shemesh, vicino Gerusalemme, dopo che un missile iraniano ha colpito un edificio residenziale.
Missili e vittime: la conta si aggrava
Dall’inizio dell’escalation militare tra Israele e Iran, sono già dodici le vittime confermate in Israele. Dieci persone sono morte per l’impatto diretto dei missili, mentre altre due – tra cui l’uomo di Ramat Gan – hanno perso la vita in incidenti durante la fuga verso i rifugi, quando le sirene d’allarme hanno cominciato a suonare. Il Ministero della Salute israeliano avverte che il bilancio potrebbe peggiorare nelle prossime ore, con molti feriti ancora in gravi condizioni.
Ramat Gan, la tragedia nascosta nelle scale
L’incidente è avvenuto intorno alle 17.30 in un condominio di via HaRav Kook. Secondo il personale dell’Ichilov Hospital, l’uomo ha perso l’equilibrio scendendo le scale che portano all’area protetta del seminterrato, battendo la testa con violenza. “Abbiamo fatto il possibile, ma le ferite erano troppo gravi”, ha detto un medico del pronto soccorso, visibilmente commosso. I vicini, ancora scossi, raccontano di aver sentito un tonfo e poi urla di aiuto. “Era una persona gentile, sempre con il sorriso”, ricorda una residente del palazzo.
Beit Shemesh: undici dispersi sotto le macerie
La situazione a Beit Shemesh è drammatica. Poco dopo le 19, un missile iraniano ha colpito un palazzo di quattro piani, riducendolo in macerie. I soccorritori della Magen David Adom e i vigili del fuoco scavano senza sosta, cercando gli undici dispersi. “Abbiamo sentito un’esplosione fortissima, poi solo polvere e urla”, racconta un testimone del quartiere. Le operazioni sono complicate dalla presenza di detriti instabili e dal pericolo di nuovi crolli.
Sirene continue e rifugi pieni
Nelle ultime 48 ore, le sirene hanno suonato più volte a Tel Aviv, Gerusalemme e in altre città del centro-sud di Israele. Migliaia di persone si sono rifugiate nei bunker pubblici e privati, spesso stipati oltre ogni limite. La Protezione Civile israeliana segnala che molti anziani e persone con disabilità faticano ad arrivare in tempo nelle aree sicure. “Non tutti riescono a scendere in fretta”, ammette un volontario impegnato nei soccorsi a Ramat Gan.
Bilancio provvisorio e clima di paura
Per ora si contano dodici morti dall’inizio dell’offensiva: dieci per l’impatto diretto dei missili e due per incidenti durante la fuga, come nel caso del centenario. Le autorità invitano tutti a mantenere la calma e a seguire le istruzioni diffuse via radio e app governative. Ma la vita nelle strade è cambiata: negozi chiusi prima del tramonto, autobus quasi vuoti, famiglie che si affrettano a tornare a casa appena cala la sera.
Le istituzioni rispondono: parole e impegni
Il sindaco di Ramat Gan, Carmel Shama-Hacohen, ha espresso il suo cordoglio per la morte dell’anziano: “Una perdita che colpisce tutta la comunità. Dobbiamo fare il possibile per proteggere i più fragili”. Anche il ministro della Sicurezza Nazionale, Itamar Ben-Gvir, ha assicurato un rafforzamento delle misure di aiuto agli anziani durante le emergenze: “Nessuno deve sentirsi abbandonato in questi momenti”.
La situazione resta in divenire. Le autorità israeliane continuano a monitorare la zona e a coordinare i soccorsi nelle aree colpite dai missili iraniani. Nel frattempo, la gente vive tra paura e speranza, con lo sguardo rivolto al cielo e l’orecchio teso alle sirene che da giorni segnano il ritmo delle loro giornate.
