Israele lancia un attacco massiccio: 1200 bombe sui target iraniani

Israele lancia un attacco massiccio: 1200 bombe sui target iraniani

Israele lancia un attacco massiccio: 1200 bombe sui target iraniani

Matteo Rigamonti

Marzo 1, 2026

Tel Aviv, 1 marzo 2026 – L’esercito israeliano ha annunciato di aver lanciato più di 1.200 bombe su obiettivi iraniani dall’inizio della guerra. Un numero che racconta la vastità delle operazioni in corso tra Israele e Iran. La notizia è arrivata ieri sera, attraverso una comunicazione ufficiale delle Forze di Difesa Israeliane (Idf), con quel tono asciutto che accompagna sempre i messaggi nei momenti di alta tensione.

Raid aerei senza precedenti

Secondo l’Idf, i primi attacchi sono partiti nella notte tra il 14 e il 15 gennaio, quando lo scontro tra Israele e Iran è passato a un livello più diretto. Da quel momento i jet israeliani hanno colpito basi militari, depositi di armi e centri comando sparsi in diverse province iraniane, con un occhio di riguardo a Isfahan, Shiraz e Teheran. “Abbiamo agito per bloccare minacce reali alla sicurezza di Israele”, ha spiegato il portavoce militare Daniel Hagari durante un briefing con la stampa internazionale, ieri sera alle 19.30 nella base di Kirya, nel cuore di Tel Aviv.

La risposta iraniana e il clima internazionale

L’Iran ha risposto lanciando missili balistici contro Israele e attaccando postazioni militari nel nord del paese. Fonti governative di Teheran hanno parlato di “aggressione senza precedenti”, accusando Gerusalemme di voler destabilizzare tutto il Medio Oriente. La tensione resta altissima: secondo la Mezzaluna Rossa iraniana, nelle ultime 48 ore almeno 37 civili sono rimasti feriti nei sobborghi di Qom e Mashhad, colpiti da schegge di ordigni durante i raid notturni.

Sul fronte diplomatico, Stati Uniti e Unione Europea hanno chiesto una “de-escalation immediata”. Intanto, il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si è riunito d’urgenza nel pomeriggio (ore 16 italiane). “La situazione rischia di sfuggire di mano”, ha ammesso l’ambasciatore francese Nicolas de Rivière, uscendo dopo due ore di colloqui serrati.

Distruzione e impatto sui civili

Le immagini trasmesse dalle tv locali mostrano palazzi distrutti, colonne di fumo e strade vuote nelle zone colpite. Secondo l’agenzia semi-ufficiale Fars News, almeno 19 infrastrutture strategiche sono state gravemente danneggiate. In città come Yazd e Kermanshah le autorità hanno deciso di chiudere temporaneamente le scuole e limitare il traffico privato. “Non abbiamo mai visto nulla del genere”, ha detto a bassa voce un abitante di Isfahan, raggiunto al telefono all’alba.

Strategia militare e obiettivi

L’Idf ha ribadito che gli attacchi colpiscono solo obiettivi militari, cercando di ridurre al minimo i rischi per i civili. “La sicurezza dei cittadini israeliani è la nostra priorità”, ha detto ancora Hagari, sottolineando che ogni missione viene decisa sulla base delle informazioni raccolte poco prima dell’azione. Ma organizzazioni come Human Rights Watch hanno espresso preoccupazione per l’uso massiccio di bombe potenti in aree densamente abitate.

Cosa ci aspetta

Al momento non si vede una tregua all’orizzonte. Il premier israeliano Ya’ir Lapid ha detto che “le operazioni andranno avanti finché l’Iran sarà una minaccia diretta”. Dall’altra parte, il presidente iraniano Ebrahim Raisi ha promesso una risposta “all’altezza dell’offesa subita”. Gli esperti militari temono un’escalation ancora più grave. Michael Herzog, ex consigliere per la sicurezza nazionale israeliana, avverte: “Ogni nuovo attacco può far scattare una spirale difficile da fermare”.

Nel frattempo, civili da entrambe le parti vivono nell’incertezza. Le sirene antiaeree suonano a intermittenza nelle città israeliane vicino al confine nord-est. A Teheran, invece, si allungano le file davanti a supermercati e farmacie. Solo allora si capirà davvero quanto profonda sia la frattura aperta da questa nuova fase del conflitto tra Israele e Iran.