Washington, 1 marzo 2026 – Nelle prime ore di oggi, gli Stati Uniti hanno affondato una nave da guerra iraniana nel Golfo dell’Oman durante un’azione militare chiamata “Epic Fury”. La notizia è stata confermata dal Central Command statunitense (Centcom), che ha diffuso una nota ufficiale poco dopo le 7 del mattino, ora italiana. I vertici militari americani hanno spiegato che il colpo è stato inflitto “nel rispetto delle regole d’ingaggio”, in un’area già segnata da forti tensioni tra Washington e Teheran.
Epic Fury: come è andata l’azione militare
Nel comunicato del Centcom si parla di un’azione “mirata”, condotta da unità navali e aeree contro la nave iraniana “Alvand”, accusata da fonti militari di compiere “attività ostili” contro convogli commerciali internazionali. L’attacco è avvenuto intorno alle 3.40 ora locale, a circa 60 miglia nautiche dalla costa di Muscat, in acque internazionali. “Abbiamo risposto a una minaccia diretta alla sicurezza della navigazione”, ha detto il portavoce del comando, colonnello Mark Evans, in un breve punto stampa. Al momento non ci sono notizie sulle condizioni dell’equipaggio iraniano: “Stiamo raccogliendo dati – ha aggiunto Evans – e teniamo la situazione sotto controllo”.
Golfo dell’Oman: il clima di tensione
L’episodio arriva in un momento già segnato da forti tensioni tra Stati Uniti e Iran nella zona del Golfo. Negli ultimi mesi, diverse navi mercantili sono state attaccate o sequestrate da milizie vicine a Teheran. Solo la scorsa settimana, una petroliera con bandiera liberiana era stata fermata per alcune ore da unità iraniane, poi rilasciata dopo trattative diplomatiche. “La sicurezza delle rotte commerciali resta una priorità”, ha ribadito ieri il segretario alla Difesa Lloyd Austin, sottolineando che “ogni minaccia sarà affrontata con fermezza”.
Reazioni nel mondo e le prime risposte da Teheran
L’affondamento ha subito acceso le reazioni nelle capitali occidentali. A Londra, il Foreign Office ha chiesto “moderazione da tutte le parti”, mentre Parigi ha convocato d’urgenza l’ambasciatore iraniano per chiarimenti. Da Teheran, le prime parole sono arrivate tramite l’agenzia Mehr: “È un atto di aggressione che non resterà senza risposta”, ha detto un portavoce del ministero degli Esteri iraniano. Fonti vicine al governo riferiscono che il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale si è riunito in mattinata per decidere le prossime mosse.
Le conseguenze per la sicurezza regionale
L’affondamento rischia di far saltare una stabilità già fragile nella regione. Il Golfo dell’Oman è un punto chiave per il traffico energetico mondiale: ogni giorno vi passano oltre 20 milioni di barili di petrolio, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia. Gli esperti temono ora una possibile escalation militare o nuovi attacchi contro navi occidentali. “Il rischio di incidenti è reale”, spiega Michael Stephens, ricercatore dello IISS di Londra. “Basta poco perché la situazione sfugga di mano”.
Cosa succede ora: diplomazia e sicurezza ai porti
La Casa Bianca mantiene il riserbo sulle mosse future. “Valuteremo ogni passo con attenzione”, ha detto una fonte della sicurezza nazionale. Intanto, nei principali porti del Golfo sono scattate misure straordinarie: a Dubai, i controlli sulle navi in arrivo sono stati rafforzati fin dalle prime ore del mattino. Anche l’Italia segue da vicino gli sviluppi: la Farnesina ha invitato i connazionali in zona a “mantenere alta la prudenza” e a registrarsi sul sito Viaggiare Sicuri.
Solo nelle prossime ore si potrà capire se l’operazione Epic Fury segnerà una nuova escalation tra Washington e Teheran o se prevarrà la diplomazia. Per ora, nel Golfo dell’Oman la tensione resta alta e cresce il timore che la crisi possa allargarsi ad altri fronti.
