Teheran, 1 marzo 2026 – Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha definito l’uccisione della Guida suprema Ali Khamenei come “una dichiarazione di guerra a tutti i musulmani” e ha promesso che la Repubblica islamica dell’Iran si farà carico di vendicare la morte del leader. Le sue parole, arrivate in diretta sulle reti della Tv di Stato nelle prime ore del mattino, hanno subito scatenato reazioni sia in patria che nelle capitali di tutto il mondo.
Pezeshkian: “Vendetta è un dovere sacro”
Con il volto teso e la voce decisa, Pezeshkian ha spiegato davanti alle telecamere che “l’assassinio della più alta autorità politica della Repubblica islamica e di un punto di riferimento per lo sciismo mondiale è percepito come una chiara dichiarazione di guerra contro tutti i musulmani, e in particolare gli sciiti”. In pochi minuti, la sua frase ha fatto il giro delle agenzie internazionali. “Vendicare la sua morte – ha aggiunto – è un diritto, ma anche un dovere”. Il presidente ha poi sottolineato che l’Iran farà “tutto quello che serve per portare a termine questa responsabilità”.
A Teheran e nel mondo sciita cresce il fermento
In strada a Teheran, la notizia della morte di Khamenei si è diffusa rapidamente. Davanti alla moschea di Imam Khomeini, gruppi di fedeli si sono raccolti già dalle 7 del mattino: alcuni in silenzio, altri in preghiera. Qualcuno ha deposto fiori bianchi sui gradini, altri hanno sussurrato parole di rabbia e dolore. “Non ci fermeremo finché non otterremo giustizia”, ha detto un giovane studente dell’università di Sharif, non lontano dal centro. Nel cuore spirituale dello sciismo iraniano, il quartiere di Qom, le scuole religiose hanno sospeso le lezioni. I mullah hanno chiesto calma, ma l’atmosfera resta elettrica.
Una ferita che rischia di coinvolgere tutta la regione
L’attentato alla Guida suprema potrebbe scatenare ripercussioni in tutta l’area. Fonti diplomatiche europee riferiscono di controlli più serrati alle frontiere tra Iran e Iraq. A Beirut e Damasco, le ambasciate occidentali hanno rafforzato la sicurezza. “Siamo molto preoccupati per un possibile aumento delle tensioni”, ha detto un funzionario del Ministero degli Esteri francese. Anche a Baghdad il governo ha convocato una riunione d’emergenza. “La stabilità dell’intera regione è in pericolo”, ha ammesso il portavoce del primo ministro iracheno.
Khamenei, un punto di riferimento che lascia un vuoto
Ali Khamenei, al potere dal 1989 dopo la morte di Khomeini, era una figura chiave non solo per l’Iran, ma per tutto il mondo sciita. Nei suoi ultimi discorsi pubblici, aveva spesso parlato della necessità di “resistere alle pressioni esterne” e di “mantenere l’unità islamica”. Ora che non c’è più, si apre un periodo incerto. “Non sarà facile trovare un successore con lo stesso peso e carisma”, ha commentato un analista politico iraniano alla radio nazionale.
La promessa di Pezeshkian: “Risponderemo con forza”
Nel suo discorso tv, Pezeshkian ha ribadito che la risposta dell’Iran sarà “decisa e proporzionata”. Ha aggiunto: “La Repubblica Islamica ritiene un dovere e un diritto vendicare chi ha commesso o ordinato un crimine così grave”. Nessun dettaglio operativo è stato fornito, ma secondo le prime ricostruzioni i servizi di sicurezza iraniani hanno già avviato indagini interne e contatti con alleati regionali.
Aspettando le prossime mosse
Nelle prossime ore sono attesi nuovi sviluppi. Il Consiglio dei Guardiani si riunirà a porte chiuse nel pomeriggio, mentre il Parlamento ha convocato una sessione straordinaria per discutere la crisi. Nel frattempo, nelle principali città iraniane è aumentata la presenza delle forze dell’ordine. La gente resta in attesa, tra paura e rabbia. “Siamo pronti a difendere il nostro Paese”, ha detto un ufficiale di polizia davanti al Ministero degli Interni. Ma dietro le quinte dei palazzi del potere si respira una tensione palpabile: sarà lì che si deciderà quale strada prenderà l’Iran dopo la scomparsa della sua Guida suprema.
