Teheran sotto attacco: ucciso il capo di Stato maggiore nei raid aerei

Teheran sotto attacco: ucciso il capo di Stato maggiore nei raid aerei

Teheran sotto attacco: ucciso il capo di Stato maggiore nei raid aerei

Matteo Rigamonti

Marzo 1, 2026

Teheran, 1 marzo 2026 – Nella notte tra venerdì e sabato il capo di Stato maggiore delle forze armate iraniane, generale Mohammad Bagheri, è stato ucciso durante una serie di raid aerei lanciati da Stati Uniti e Israele contro obiettivi strategici vicino a Teheran. La notizia è arrivata all’alba dalla Tv di Stato iraniana ed è stata confermata da fonti governative locali. L’attacco, avvenuto poco dopo le 23 ora locale, segna un nuovo salto di tensione in una regione già sull’orlo della crisi.

Raid notturni a Teheran: nel mirino obiettivi militari

I media ufficiali parlano di bombardamenti che hanno colpito diverse installazioni militari nella periferia sud della capitale. Chi abita nel quartiere di Eslamshahr racconta di aver sentito “almeno tre forti esplosioni” intorno alle 23.15, seguite dal suono delle sirene e dall’arrivo di ambulanze. “Abbiamo visto colonne di fumo salire dal complesso militare”, ha detto un residente contattato telefonicamente.

Le autorità iraniane hanno subito chiuso le principali vie di accesso e uscita dalla zona colpita. Stamattina la Tv di Stato ha mostrato immagini di mezzi militari e squadre di soccorso al lavoro tra le macerie.

Il generale Bagheri è morto: la conferma ufficiale

A dare la notizia della morte di Mohammad Bagheri è stato il portavoce delle forze armate, colonnello Reza Naghdi, con una breve dichiarazione in diretta. “Il nostro comandante supremo è caduto difendendo la patria”, ha detto, aggiungendo che “l’Iran risponderà in modo deciso e proporzionato”.

Bagheri, 64 anni, era una figura chiave nell’esercito iraniano. Capo di Stato maggiore dal 2016, aveva guidato la riorganizzazione delle forze armate e mantenuto contatti stretti con la Guida Suprema Ali Khamenei. Era stato più volte segnalato nelle zone di crisi della regione, dalla Siria all’Iraq.

Tensione alle stelle: le prime reazioni

La notizia della morte del generale ha scatenato reazioni immediate dentro e fuori l’Iran. Nella notte centinaia di persone si sono radunate davanti al quartier generale delle forze armate a Teheran, gridando slogan contro Stati Uniti e Israele. “Non ci staremo a guardare”, ha detto un giovane manifestante intervistato dalla Tv pubblica.

Il presidente Ebrahim Raisi ha convocato d’urgenza il Consiglio Supremo per la Sicurezza Nazionale alle due di notte. In una nota diffusa all’alba, il governo ha accusato Washington e Tel Aviv di “atto di guerra” e promesso “una risposta che sarà ricordata”.

Escalation senza precedenti nella regione

L’attacco arriva dopo settimane di tensione crescente tra Iran, Stati Uniti e Israele. Solo pochi giorni fa il Pentagono aveva denunciato il lancio di droni iraniani contro basi americane in Iraq e Siria. Secondo fonti europee, colpire direttamente il capo militare iraniano rappresenta “un salto di qualità” nella strategia occidentale.

Non è la prima volta che figure di spicco del potere iraniano vengono prese di mira. Nel gennaio 2020 l’uccisione del generale Qassem Soleimani aveva già scatenato una crisi internazionale. Ma la morte del capo di Stato maggiore segna un livello nuovo di scontro diretto.

La comunità internazionale lancia l’allarme

Nelle prime ore del mattino, il segretario generale dell’Onu António Guterres ha lanciato un appello alla calma: “Serve moderazione da tutte le parti per evitare un conflitto più ampio”, ha detto in una nota ufficiale. Anche l’Unione Europea ha espresso “profonda preoccupazione” per le possibili conseguenze sulla stabilità della regione.

Al momento Stati Uniti e Israele non hanno rivendicato l’attacco. Fonti della Casa Bianca, riportate dalla CNN, parlano di un’operazione pensata “per neutralizzare minacce imminenti contro personale americano nella zona”.

Teheran in attesa: cresce la paura di nuove ritorsioni

In città si respira un clima di forte tensione. Le scuole sono rimaste chiuse per precauzione e le autorità hanno rafforzato i controlli nei punti chiave della capitale. “La gente ha paura di nuovi attacchi”, racconta un insegnante del sud di Teheran.

Nelle prossime ore è attesa una presa di posizione ufficiale della Guida Suprema Khamenei. Gli esperti temono che la morte del generale Bagheri possa scatenare una spirale di ritorsioni difficili da fermare. Per ora la capitale resta sotto stretta sorveglianza, mentre il mondo osserva con crescente preoccupazione.