Washington, 1 marzo 2026 – Tre militari americani hanno perso la vita e altri cinque sono rimasti feriti durante l’operazione Epic Fury, condotta nella notte tra venerdì e sabato in una zona del Medio Oriente non specificata. La notizia è stata diffusa dal Comando Centrale degli Stati Uniti (Us Central Command) che, nelle prime ore di questa mattina, ha confermato il bilancio delle vittime. Solo poche settimane fa, l’ex presidente Donald Trump aveva lanciato un avvertimento pubblico sul rischio di perdite tra le truppe statunitensi.
Operazione Epic Fury: la missione e l’attacco
Secondo il Us Central Command, l’operazione, partita alle 2.30 locali, mirava a colpire una cellula ritenuta responsabile di recenti attacchi contro interessi occidentali nella regione. I dettagli precisi sulla posizione e sui gruppi coinvolti restano segreti, almeno per ora. “Abbiamo subito una perdita pesante”, ha ammesso il portavoce del comando, il colonnello Mark Evans, durante un breve punto stampa a Tampa, in Florida. “I nostri pensieri sono con le famiglie dei caduti”.
Tre morti e cinque feriti: il bilancio
Le vittime, tutte appartenenti alle forze speciali, sono state identificate solo in parte; i nomi saranno resi noti dopo che i familiari saranno stati informati. I cinque feriti sono stati evacuati d’urgenza in una base militare statunitense nella zona, dove sono tuttora ricoverati. Due di loro sono in condizioni gravi ma stabili. “Stiamo facendo tutto il possibile per assicurarci che ricevano le migliori cure”, ha detto Evans. Sul posto, la tensione resta alta: fonti locali parlano di un’area ancora sorvegliata da mezzi blindati e droni.
Reazioni a Washington: Biden e il Congresso
La notizia è arrivata a Washington poco dopo le 7 del mattino, ora della costa Est. Il presidente in carica, Joe Biden, ha espresso “profondo cordoglio” e ha chiesto un rapporto dettagliato sull’operazione. “Non tollereremo attacchi contro i nostri uomini”, ha dichiarato in una nota diffusa dalla Casa Bianca. Intanto, il Congresso si prepara a discutere nuove misure per aumentare la sicurezza delle truppe all’estero.
Trump aveva già lanciato l’allarme
Solo due settimane fa, durante un comizio in Ohio, Donald Trump aveva messo in guardia sul rischio di “nuove vittime americane” in Medio Oriente. “Le nostre truppe sono esposte”, aveva detto davanti ai suoi sostenitori. Oggi quelle parole risuonano con un tono amaro tra i repubblicani, che chiedono chiarezza sulle regole d’ingaggio e sulle strategie del Pentagono.
Un quadro regionale già teso
L’operazione Epic Fury si inserisce in un contesto già segnato da crescenti tensioni. Negli ultimi mesi, diversi attacchi contro basi occidentali hanno spinto gli Stati Uniti a rafforzare la loro presenza militare nella zona. Fonti del Dipartimento della Difesa spiegano che l’azione della scorsa notte era stata pianificata da settimane, ma il via libera definitivo è arrivato solo all’ultimo momento. “Non possiamo permetterci zone d’ombra”, ha confidato un funzionario anonimo.
Indagini e sicurezza: cosa succede adesso
Il Pentagono ha avviato un’inchiesta interna per capire cosa sia andato storto e valutare eventuali problemi operativi. Non è escluso che nei prossimi giorni vengano prese nuove misure per proteggere il personale impegnato nelle missioni all’estero. “La priorità è mettere al sicuro i nostri uomini”, ha ribadito Evans davanti ai giornalisti.
Tra le famiglie e la comunità militare
Nelle basi coinvolte, l’atmosfera è carica di tensione. All’alba, davanti ai cancelli di Fort Bragg, in North Carolina, alcuni parenti dei soldati hanno aspettato notizie per ore. “Non sappiamo nulla, solo che ci sono feriti”, ha raccontato una donna che ha preferito rimanere anonima. Scene simili si sono viste anche a San Diego e Norfolk, dove la comunità militare si è stretta attorno alle famiglie colpite.
Una ferita aperta che riaccende il dibattito
La morte dei tre militari nell’operazione Epic Fury riporta al centro del dibattito la presenza americana in Medio Oriente e la sicurezza delle truppe. Mentre il governo promette trasparenza e supporto alle famiglie, resta senza risposta una domanda cruciale: qual è il prezzo da pagare per mantenere la stabilità nella regione?
