Trump accetta il dialogo: la leadership iraniana è pronta a parlare

Trump accetta il dialogo: la leadership iraniana è pronta a parlare

Trump accetta il dialogo: la leadership iraniana è pronta a parlare

Matteo Rigamonti

Marzo 1, 2026

Washington, 1 marzo 2026 – Donald Trump si dice pronto a un confronto diretto con la nuova leadership iraniana, sottolineando che un’apertura simile sarebbe potuta arrivare molto prima, se solo Teheran avesse deciso di muoversi. “Parlerò con loro. Avrebbero dovuto farlo prima, era facile e pratico. Hanno aspettato troppo”, ha detto l’ex presidente in un’intervista a The Atlantic.

Trump: «Sono pronto a parlare con l’Iran»

Durante l’intervista, Trump ha raccontato di aver ricevuto segnali dalla nuova dirigenza iraniana e di aver accettato di dialogare. “Ho detto sì, quindi parlerò con loro”, ha ribadito, lasciando capire che i contatti preliminari sono già in corso. Ma la situazione resta incerta. Alla domanda se sarebbe pronto a sostenere una possibile rivolta popolare in Iran, ha risposto: “Vediamo come si evolve. Non posso rispondere ora”.

Reazioni contrastanti negli Stati Uniti e a Teheran

Le dichiarazioni di Trump arrivano in un momento delicato per il Medio Oriente. L’Iran sta vivendo una fase di cambiamento dopo la morte del leader supremo Ali Khamenei e l’ascesa del nuovo vertice religioso e politico. A Washington, la notizia di un’apertura al dialogo ha diviso. Alcuni repubblicani si sono mostrati cauti, mentre fonti vicine all’amministrazione Biden hanno preferito non commentare.

In Iran, i media hanno dato risalto alle parole di Trump. Secondo l’agenzia Mehr, la nuova leadership è pronta a valutare ogni strada per ridurre le tensioni con gli Stati Uniti, senza però cedere sulle questioni del nucleare e della politica regionale.

Tra proteste e controllo: l’Iran sotto pressione

Trump ha parlato anche delle recenti proteste nelle principali città iraniane. “So che è pericoloso, ma la gente ha urlato per strada dalla gioia”, ha raccontato, riferendosi alle immagini diffuse sui social. Le manifestazioni sono esplose dopo la nomina del nuovo leader supremo e coinvolgono soprattutto giovani e donne nelle grandi città.

La tensione resta alta. Le forze di sicurezza hanno rafforzato la presenza in punti chiave di Teheran, Isfahan e Shiraz. Ci sono stati scontri isolati tra manifestanti e polizia, ma finora non si registrano vittime confermate. “La reazione del popolo iraniano mi soddisfa”, ha detto Trump, lodando il coraggio dei cittadini nonostante i rischi.

Diplomazia in bilico: cosa aspettarsi

La disponibilità di Trump a dialogare è un segnale importante per la regione. Ma restano molte incognite sul futuro dei rapporti tra Washington e Teheran. L’ex presidente non si è sbilanciato sul sostegno a eventuali rivolte: “Non posso rispondere”, ha ripetuto più volte.

Gli esperti vedono una posizione prudente. Da un lato, la volontà di riaprire un canale diretto con la nuova leadership iraniana; dall’altro, il timore che un coinvolgimento diretto possa scatenare nuove tensioni. “Serve cautela”, spiega un diplomatico americano che ha preferito restare anonimo, “ma il fatto che si torni a parlare è già un passo avanti”.

Gli Stati Uniti e la crisi iraniana: un passato difficile

Negli ultimi anni, i rapporti tra Stati Uniti e Iran sono stati segnati da continue tensioni. Dal ritiro unilaterale di Washington dall’accordo sul nucleare nel 2018 alle pesanti sanzioni che hanno colpito duramente l’economia iraniana. La nuova fase politica, dopo la successione al vertice della Repubblica islamica, potrebbe aprire uno spiraglio per riprendere il dialogo.

Resta da vedere se le aperture annunciate da Trump si tradurranno in fatti concreti nei prossimi mesi. Per ora, la diplomazia internazionale osserva con attenzione ogni mossa delle due capitali. E il popolo iraniano, tra speranze e timori, aspetta segnali chiari sul proprio destino.