Trump e il prezzo del petrolio: la sua sorprendente tranquillità di fronte alle sfide globali

Trump e il prezzo del petrolio: la sua sorprendente tranquillità di fronte alle sfide globali

Trump e il prezzo del petrolio: la sua sorprendente tranquillità di fronte alle sfide globali

Matteo Rigamonti

Marzo 1, 2026

New York, 1 marzo 2026 – Donald Trump, ex presidente degli Stati Uniti e candidato repubblicano alle elezioni di novembre, non sembra affatto preoccupato per le conseguenze dell’attacco nello Stretto di Hormuz sul prezzo del petrolio. Ieri sera, durante un’intervista a Fox News, ha detto: “Non sono preoccupato per niente. Faccio solo quello che è giusto. Alla fine, funziona”. Parole pronunciate con quel suo solito tono, quasi a sminuire la gravità delle tensioni internazionali che in queste ore hanno riportato al centro del dibattito mondiale uno dei punti più delicati del traffico energetico.

Attacco nello Stretto di Hormuz, il petrolio vola: cosa sta succedendo

L’attacco nello Stretto di Hormuz, avvenuto tra il 28 e il 29 febbraio, ha subito messo in allarme i mercati. Nella mattinata di oggi, il prezzo del petrolio Brent ha superato gli 89 dollari al barile, con un aumento del 3% rispetto alla chiusura di ieri. Gli operatori temono che un’escalation possa bloccare il passaggio di quasi il 20% del petrolio mondiale. Un rischio che, secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia, potrebbe tradursi in aumenti alla pompa già nei prossimi giorni.

A Washington, la Casa Bianca ha scelto la prudenza. “Stiamo seguendo la situazione da vicino”, ha detto un portavoce del Dipartimento di Stato. Nessun commento ufficiale dal presidente Joe Biden, che nelle ultime settimane ha adottato un atteggiamento cauto sui dossier mediorientali. Solo Jennifer Granholm, Segretario all’Energia, ha ammesso: “Siamo pronti a intervenire per mantenere stabili i mercati”.

Trump minimizza: “Così va il gioco”

Trump, invece, ha voluto trasmettere tranquillità. Durante l’intervista negli studi Fox di Manhattan, poco dopo le 21 locali, ha risposto con una scrollata di spalle alle domande sulla volatilità del petrolio. “Faccio solo quello che è giusto”, ha ripetuto. E ha aggiunto: “Alla fine funziona”. Nessuna spiegazione sulle mosse future o sulle possibili contromisure diplomatiche.

Fonti vicine alla sua campagna elettorale spiegano che questa posizione serve a rassicurare l’elettorato preoccupato per i rincari energetici. “Non vuole far vedere che la situazione gli sfugge di mano”, ha confidato un collaboratore anonimo. Ma tra gli analisti di Wall Street l’atmosfera resta tesa. “Ogni crisi nello Stretto di Hormuz può avere effetti a catena”, ha detto ieri Mark Zandi, capo economista di Moody’s Analytics.

Lo Stretto di Hormuz: un nodo cruciale e le mosse di Washington

Lo Stretto di Hormuz è da sempre un punto chiave per il commercio mondiale del petrolio. Ogni giorno passano circa 21 milioni di barili, dicono i dati dell’Energy Information Administration americana. Un blocco o rallentamento metterebbe in difficoltà non solo l’Occidente, ma anche i grandi paesi asiatici importatori.

Intanto, l’Iran ha negato ogni coinvolgimento diretto nell’attacco, ma le tensioni non si calmano. Il Pentagono ha rafforzato la sua presenza navale: due cacciatorpediniere americani sono stati avvistati al largo delle coste dell’Oman questa mattina, secondo la CNN.

L’Unione Europea ha lanciato un appello alla “moderazione e al dialogo”. Il ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, ha detto: “Seguiamo con attenzione gli sviluppi. L’Italia sostiene ogni sforzo diplomatico per evitare un’escalation”.

I prezzi alla pompa e le reazioni dei consumatori

Per chi fa il pieno in Europa e negli Stati Uniti, la domanda è una sola: quanto salirà il prezzo della benzina? Secondo le prime stime dell’Unione Petrolifera Italiana, se la crisi dovesse durare più di una settimana, gli aumenti potrebbero superare i 10 centesimi al litro già a metà marzo.

Nel frattempo, tra Milano e Roma si sono viste code insolite alle pompe nelle prime ore del mattino. “Meglio fare il pieno ora”, ha detto una signora in fila sulla via Salaria. Un chiaro segno che le tensioni internazionali si riflettono subito nella vita di tutti i giorni.

Trump, dal canto suo, non sembra intenzionato a cambiare atteggiamento: “Così va il gioco”, ha ribadito davanti alle telecamere. Sarà solo il tempo a dire se questa strategia di calma pagherà davvero o se la crisi nello Stretto di Hormuz finirà per pesare anche sulla sua campagna elettorale.