Teheran, 1 marzo 2026 – Il generale Gholamreza Rezaian, capo dell’intelligence della polizia iraniana, è stato ucciso ieri sera durante una serie di attacchi lanciati da Stati Uniti e Israele contro obiettivi nella Repubblica islamica. La notizia, diffusa stamattina dai principali media iraniani come l’agenzia Fars, è stata confermata anche da fonti governative locali. Secondo quanto si apprende, Rezaian è rimasto vittima di un bombardamento mirato nella tarda serata, in un’operazione che ha colpito diversi centri strategici intorno a Teheran.
Raid notturni: cosa sappiamo finora
Le prime notizie, ancora incomplete, parlano di attacchi aerei multipli tra le 22 e le 23 ora locale. Fonti del ministero della Difesa iraniano hanno detto che “gli strike hanno colpito almeno tre siti sensibili”, tra cui una struttura usata dai servizi di sicurezza. Proprio lì, secondo l’agenzia Fars, si trovava il generale Rezaian con alcuni collaboratori. Al momento non ci sono dati ufficiali sul numero totale delle vittime, ma alcune testate locali parlano di “diversi morti e feriti tra il personale di sicurezza”.
Chi era Gholamreza Rezaian
Gholamreza Rezaian, 57 anni, era una figura di spicco nell’apparato di sicurezza iraniano. Da più di due anni guidava l’intelligence della polizia nazionale, ruolo che lo metteva spesso al centro di tensioni sia interne che internazionali. “Era un uomo riservato, ma molto ascoltato ai piani alti”, ha detto un funzionario del ministero dell’Interno, raggiunto da alanews.it. Il suo nome era spesso citato nei rapporti tra Teheran e le potenze occidentali, soprattutto per il suo ruolo nel contrasto all’opposizione interna e nella gestione delle proteste recenti.
Teheran sotto choc: sicurezza al massimo
Questa mattina la capitale si è svegliata in un clima di forte tensione. Pattuglie della polizia sono state schierate vicino ai principali edifici governativi e nelle zone sensibili. “Ci è stato ordinato di rafforzare la sicurezza in tutti i quartieri”, ha raccontato un agente di pattuglia in zona Azadi Square. Alcuni residenti parlano di “forti esplosioni” sentite nella notte e di colonne di fumo che si alzavano nel cielo. In una nota diffusa poco dopo le 7, il governo iraniano ha definito l’attacco “un atto ostile che non resterà senza risposta”.
Tensione internazionale alle stelle
L’uccisione di Rezaian arriva in un momento di alta tensione tra Iran, Stati Uniti e Israele. Negli ultimi mesi si sono moltiplicati gli scontri indiretti, con attacchi mirati a infrastrutture militari e attacchi informatici reciproci. Fonti diplomatiche occidentali dicono che l’operazione di stanotte era pensata per colpire la catena di comando dei servizi segreti iraniani. “Non commentiamo operazioni in corso”, ha detto un portavoce del Pentagono alla stampa internazionale. Da Tel Aviv, invece, nessuna dichiarazione ufficiale.
Cosa succederà ora?
Gli esperti temono che la morte di un alto ufficiale come Rezaian possa far salire ulteriormente la tensione. “Questo potrebbe spingere Teheran a rispondere con forza”, spiega Farhad Khosravi, esperto di geopolitica all’Università di Teheran. In città si avverte un’atmosfera sospesa: negozi aperti a singhiozzo, traffico ridotto, telefoni che non smettono di squillare nei palazzi del potere. Solo nelle prossime ore si capirà se l’Iran reagirà subito o se prevarrà la linea della cautela.
Intanto, la comunità internazionale osserva con attenzione. L’Unione Europea ha chiesto a tutte le parti di mantenere la calma, mentre a New York il Consiglio di Sicurezza dell’ONU si prepara a una riunione d’emergenza domani mattina. Sullo sfondo resta l’incognita delle mosse di Teheran: la morte di Rezaian potrebbe segnare un punto di svolta in una regione già fragile.
