Aepi: il terzo settore supera i 100 miliardi di valore

Aepi: il terzo settore supera i 100 miliardi di valore

Aepi: il terzo settore supera i 100 miliardi di valore

Giada Liguori

Marzo 2, 2026

Roma, 2 marzo 2026 – Nel 2025 il Terzo Settore in Italia ha superato la soglia dei 100 miliardi di euro di valore economico, arrivando a pesare tra il 4,5% e il 5% del Pil nazionale. A rivelarlo sono i dati della Confederazione Aepi, il sindacato datoriale che raccoglie 40 organizzazioni e circa 160mila imprese, che ha analizzato l’andamento del settore negli ultimi anni. Un risultato che, secondo gli esperti, conferma la crescita costante e il ruolo sempre più centrale delle realtà non profit nell’economia e nella società del Paese.

Terzo Settore, numeri in forte crescita

La nota di Aepi parla chiaro: nell’ultimo anno il valore economico del Terzo Settore è aumentato del 42% rispetto ai dati Istat del 2015, quando si fermava a 70,4 miliardi di euro. Oggi si supera quota 100 miliardi, segno che il settore non solo cresce in numero di enti, ma anche in impatto occupazionale. Nel 2025, le organizzazioni non profit attive in Italia sono circa 400mila, con un aumento del 19% negli ultimi anni. Un vero e proprio tessuto diffuso su tutto il territorio nazionale.

Lavoro e attività: dove si concentra il Terzo Settore

Il Terzo Settore dà lavoro a quasi un milione di persone. Secondo Aepi, è importante capire come si distribuiscono queste attività: un ente su tre opera nello sport, mentre il 17% si dedica a iniziative ricreative e sociali. Il 15% si occupa di cultura e arte, quasi il 10% di assistenza sociale e protezione civile. Quest’ultimo settore, pur contando meno enti, assorbe quasi metà dei dipendenti del comparto.

“Il Terzo Settore è un pilastro per l’occupazione e la coesione sociale”, spiega il presidente di Aepi, Mino Dinoi. “Non solo per i numeri, ma per la capacità di rispondere ai bisogni delle comunità e di rinnovare i servizi”.

Chi lavora nel Terzo Settore: assistenza e istruzione in primo piano

Guardando più da vicino, quasi la metà dei lavoratori del settore è impiegata in assistenza sociale e protezione civile. Seguono istruzione e ricerca con il 14,5%, sviluppo economico e coesione sociale all’11%, e infine la sanità con il 10%. Un quadro che mostra la varietà delle attività portate avanti dalle organizzazioni non profit, spesso insieme a enti pubblici o privati.

Dinoi sottolinea: “La crescita degli ultimi anni è stata spinta anche dalla capacità delle associazioni di adattarsi ai cambiamenti sociali ed economici, offrendo risposte rapide in settori come l’assistenza agli anziani, l’inclusione dei giovani e la gestione delle emergenze”.

Sfide e opportunità per un settore in fermento

Il cammino del Terzo Settore non è privo di ostacoli. Gli operatori chiedono più semplicità nelle regole e strumenti finanziari più adatti per sostenere l’innovazione. “Serve un quadro stabile che valorizzi le competenze e favorisca la collaborazione tra pubblico e privato”, ha detto Dinoi in un incontro a Roma.

Nonostante la burocrazia e i limiti di bilancio, il comparto continua a crescere. Solo così si capisce quanto sia ormai fondamentale per il welfare italiano, dai servizi alla persona alle attività culturali, fino allo sport di base.

Il futuro del Terzo Settore: un ruolo sempre più centrale

Gli addetti ai lavori sono d’accordo: il Terzo Settore giocherà un ruolo sempre più importante nei prossimi anni. La sua capacità di creare valore economico e sociale, unita alla presenza capillare sul territorio, lo rende un protagonista chiave per affrontare le sfide della coesione sociale e dello sviluppo locale.

“Il nostro obiettivo – conclude Dinoi – è continuare a crescere insieme alle comunità che rappresentiamo”. Una promessa che, dati alla mano, trova conferma nella realtà quotidiana di migliaia di enti e lavoratori in tutta Italia.