Vienna, 2 marzo 2026 – Il direttore generale dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica (AIEA), Rafael Grossi, ha lanciato un allarme sulle possibili conseguenze di una fuoriuscita radiologica dopo gli attacchi condotti da Stati Uniti e Israele contro siti nucleari iraniani. L’avvertimento è arrivato ieri sera, durante una conferenza stampa nella sede viennese dell’agenzia, mentre la tensione internazionale resta alta dopo i raid che hanno colpito, tra gli altri, il sito di Natanz, nella provincia centrale di Isfahan.
Raid sui siti nucleari iraniani: l’allarme dell’AIEA
Grossi ha spiegato che, per ora, non sono stati rilevati aumenti nei livelli di radiazione nei paesi vicini all’Iran. “Finora – ha detto il capo dell’AIEA – non abbiamo visto alcun aumento rispetto ai normali livelli di fondo”. Ma la preoccupazione resta alta. “Una fuga radioattiva potrebbe avere conseguenze gravi”, ha aggiunto, sottolineando l’importanza di tenere sotto controllo la situazione.
L’ambasciatore iraniano all’AIEA ha confermato che gli attacchi di Stati Uniti e Israele hanno colpito direttamente infrastrutture nucleari. In particolare, il sito di Natanz – già danneggiato in passato – sarebbe stato preso di mira nei giorni scorsi. “Gli impianti nucleari sono stati obiettivi precisi”, ha detto il diplomatico iraniano durante una riunione straordinaria dell’agenzia.
Natanz ancora sotto tiro: cosa c’è da sapere
Il complesso di Natanz non è nuovo a questo tipo di attacchi. Già a giugno scorso, era stato colpito da raid attribuiti a Stati Uniti e Israele. La struttura, a circa 250 chilometri a sud di Teheran, è uno dei punti chiave del programma nucleare iraniano. Secondo fonti locali, l’ultimo attacco ha danneggiato alcune infrastrutture di superficie, ma finora non ci sono state dispersioni radioattive.
Le autorità iraniane hanno aumentato i controlli e la sicurezza intorno agli impianti sensibili. “Stiamo lavorando per garantire la massima sicurezza delle nostre strutture”, ha detto un funzionario del ministero dell’Energia di Teheran, senza però entrare nei dettagli sulle condizioni interne al sito.
Paesi vicini in allerta, ma nessuna anomalia
La notizia degli attacchi ha messo in allerta anche i paesi confinanti. In Iraq e Turchia, le autorità sanitarie hanno avviato controlli extra sui livelli di radiazione nelle zone di confine. “Non abbiamo riscontrato nulla di anomalo”, ha assicurato un portavoce del ministero della Salute iracheno. Anche in Armenia e Azerbaigian sono stati intensificati i monitoraggi ambientali.
L’AIEA mantiene contatti diretti con le autorità iraniane e con le missioni diplomatiche dei paesi coinvolti. “La trasparenza è fondamentale in questi casi”, ha ribadito Grossi, invitando tutte le parti a non mettere a rischio la sicurezza nucleare della regione.
Tensioni geopolitiche e possibili sviluppi
Questi attacchi arrivano in un momento di forte tensione tra Teheran, Washington e Tel Aviv. Negli ultimi mesi, il programma nucleare iraniano è tornato al centro delle discussioni internazionali, con accuse reciproche e negoziati bloccati sul rilancio dell’accordo sul nucleare (JCPOA).
Secondo alcuni esperti vicini all’AIEA, il vero pericolo è che nuovi attacchi possano mettere a rischio la sicurezza degli impianti e causare incidenti radiologici difficili da gestire. “Ogni azione militare vicino a strutture nucleari è un rischio alto”, ha spiegato un tecnico del settore energetico a Vienna.
Reazioni tra prudenza e tensione
A Teheran, la gente segue con ansia gli sviluppi. Nelle ultime ore, alcuni abitanti della provincia di Isfahan hanno detto di aver visto colonne di fumo in lontananza, ma le autorità locali hanno chiesto di mantenere la calma. “Non ci sono pericoli immediati per la salute pubblica”, ha rassicurato il governatore della regione.
Intanto, nelle capitali occidentali si moltiplicano gli appelli alla moderazione. “Serve responsabilità da tutte le parti”, ha detto un portavoce dell’Unione Europea. Solo così – spiegano fonti diplomatiche – si potrà evitare una nuova escalation in una delle aree più delicate del mondo.
La situazione resta in evoluzione. L’AIEA continuerà a tenere d’occhio i livelli di radiazione e a informare la comunità internazionale. Per ora, nessun allarme concreto. Ma la tensione si sente.
