Milano, 2 marzo 2026 – Giornata nera per i mercati azionari europei. Dopo l’apertura di Wall Street e le tensioni nate dall’attacco di Stati Uniti e Israele in Iran, le borse del Vecchio continente hanno chiuso in netto calo. A pagare il prezzo più alto è stata Madrid, che ha perso il 3%. Dietro, Francoforte ha lasciato sul terreno il 2,8%, mentre Milano ha chiuso a -2,2%. Male anche Parigi (-2,1%), mentre Londra e Amsterdam hanno contenuto le perdite rispettivamente all’1,6% e all’1,2%, grazie soprattutto ai titoli energetici.
Energia in fibrillazione, gas e petrolio alle stelle
La giornata è stata dominata dall’impennata dei prezzi di gas e petrolio. Il gas europeo è schizzato del 40%, toccando i 44 euro al Megawattora, mentre il petrolio è salito del 7%, fino a 72 dollari al barile. A spaventare gli operatori è stata soprattutto la chiusura dello stretto di Hormuz, una via cruciale per il traffico petrolifero mondiale. “Il rischio di interruzioni nelle rotte è concreto”, ha spiegato un analista di una grande banca milanese. Così, i titoli legati all’energia hanno fatto da scudo: Eni ha guadagnato il 3%, mentre nel settore difesa si è mossa bene Leonardo, che ha chiuso a 58,6 euro, in rialzo del 3,3%.
Banche in affanno a Piazza Affari
Non è stata una giornata semplice per le banche italiane. A Milano, tra i titoli più colpiti c’è stato Stellantis, che ha perso il 6%, scendendo a 6,5 euro. Male anche i big bancari: Intesa Sanpaolo, Bper e Unicredit hanno lasciato sul campo circa il 4%. “Il clima è incerto, gli investitori stanno alleggerendo le posizioni più rischiose”, ha raccontato un trader nel pomeriggio, mentre i volumi sono rimasti alti per tutta la seduta. Lo spread tra Btp e Bund tedeschi è restato stabile, segno che sul fronte del debito sovrano non si sono viste tensioni particolari.
Euro debole, oro fermo
Sul mercato valutario, l’euro ha perso lo 0,8% contro il dollaro, scendendo a quota 1,17. Dietro a questo movimento c’è la ricerca di sicurezza da parte degli investitori internazionali. “In momenti come questo il dollaro torna a essere un rifugio”, ha spiegato un gestore londinese. I metalli preziosi, invece, non hanno mostrato grandi scossoni: sia l’oro che l’argento sono rimasti stabili.
Asia in rosso, futures americani in calo
Le tensioni mediorientali hanno avuto ripercussioni anche sui mercati asiatici. La Borsa di Tokyo ha chiuso in calo dell’1,35%, mentre lo yen si è indebolito contro il dollaro a 156,80. In rosso anche Hong Kong (-2%), Shenzhen (-0,6%), Seul (-1%) e Mumbai (-1,8%). Solo Shanghai ha fatto eccezione, chiudendo in rialzo dello 0,5%. Sull’altra sponda dell’Atlantico, i future mostrano un avvio difficile: il Nasdaq 100 segna un -2%, mentre l’S&P 500 perde l’1,6%.
Crisi in Medio Oriente: il rischio resta alto
Gli esperti avvertono che la situazione resta molto incerta, legata a come si evolverà la crisi tra Iran e Occidente. “La chiusura dello stretto di Hormuz è un rischio per tutto il commercio mondiale”, ha ricordato un economista della Bocconi. Gli investitori attendono sviluppi diplomatici che possano calmare i mercati. Per ora, la parola d’ordine è prudenza.
