Milano, 2 marzo 2026 – Il prezzo del gas naturale è schizzato alle stelle nelle prime ore di oggi. L’indice Ttf di Amsterdam ha segnato un balzo del 25%, toccando quota 39,85 euro al megawattora. Un rialzo così marcato non si vedeva da febbraio 2025. Dietro questa impennata c’è la crisi in Medio Oriente, dove l’attacco all’Iran e la chiusura dello stretto di Hormuz hanno riacceso i timori sui mercati energetici europei.
Medio Oriente in subbuglio: chiuso lo stretto di Hormuz
Tra sabato e domenica scorsi, secondo fonti diplomatiche occidentali, un attacco aereo ha colpito infrastrutture strategiche in Iran. Nessuno ha ancora rivendicato l’azione, ma Teheran ha deciso di chiudere temporaneamente lo stretto di Hormuz. È una via fondamentale per circa il 20% del traffico mondiale di gas naturale liquefatto e petrolio. “La situazione è molto delicata”, ha detto un funzionario del Ministero degli Esteri italiano. “Ogni ora di blocco rischia di riflettersi subito sui prezzi dell’energia in Europa”.
Mercati europei sotto pressione
Alle 9 del mattino, le piattaforme di trading mostravano chiaramente il trend: il TTF, punto di riferimento per il gas in Europa, è salito velocemente ai massimi degli ultimi tredici mesi. Gli operatori si aspettavano volatilità, ma non un rialzo così forte. Lo ha raccontato un trader dalla City di Londra: “La sorpresa è stata nell’entità del balzo”. In Borsa, le azioni delle società energetiche hanno aperto in rialzo, mentre le utility italiane hanno visto un aumento degli scambi già nei primi minuti.
Italia: forniture a rischio, ma nessuna interruzione
L’Italia ha diversificato le fonti di approvvigionamento negli ultimi anni, ma resta comunque vulnerabile alle oscillazioni internazionali. Nel 2025, secondo il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, circa il 12% del gas importato è passato da rotte legate al Medio Oriente. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha rassicurato: “Siamo in contatto continuo con i partner europei e le aziende del settore. Per ora non si registrano interruzioni fisiche nelle forniture”.
Cosa aspettarsi nelle prossime ore
Gli esperti invitano alla calma. “Tutto dipende da quanto durerà la chiusura dello stretto di Hormuz”, ha spiegato una fonte di S&P Global Commodity Insights. Se la situazione si sbloccherà presto, i prezzi potrebbero tornare a scendere. Ma una crisi prolungata potrebbe far superare la soglia dei 40 euro al megawattora, con effetti pesanti su bollette e inflazione. “Il mercato è nervoso”, ha ammesso un operatore italiano. “Ogni notizia viene amplificata”.
L’Europa corre ai ripari
A Bruxelles la Commissione europea sta seguendo la situazione passo dopo passo. Stamattina è stato convocato un tavolo tecnico d’emergenza con i rappresentanti degli Stati membri e i vertici dell’Agenzia per la cooperazione dei regolatori dell’energia (Acer). “La sicurezza degli approvvigionamenti resta una priorità”, si legge in una nota diffusa poco dopo le 11. Fonti interne parlano di misure in arrivo per aumentare le scorte strategiche e accelerare l’uso dei terminali di rigassificazione.
Bollette e imprese: cresce la preoccupazione
Sul fronte interno, le associazioni dei consumatori chiedono al governo di tenere d’occhio l’andamento dei prezzi. “Non possiamo permetterci un altro salto delle bollette”, ha detto Massimiliano Dona dell’Unione Nazionale Consumatori. Le imprese energivore temono un aumento dei costi di produzione. “Ogni euro in più pesa sulla competitività”, ha spiegato il presidente di Confindustria Energia.
La giornata si è aperta quindi tra incertezze e tensioni. Solo nelle prossime ore si capirà se questo picco dei prezzi sarà un episodio isolato o l’inizio di una nuova fase difficile per i mercati energetici europei.
