Golfo Persico in allerta: i paesi arabi rispondono agli attacchi dell’Iran

Golfo Persico in allerta: i paesi arabi rispondono agli attacchi dell'Iran

Golfo Persico in allerta: i paesi arabi rispondono agli attacchi dell'Iran

Matteo Rigamonti

Marzo 2, 2026

Riyadh, 2 marzo 2026 – I Paesi arabi del Golfo, da sempre stretti alleati degli Stati Uniti, hanno annunciato oggi la loro compattezza di fronte a una possibile risposta militare all’Iran, dopo gli attacchi subiti nei loro territori. La notizia, rilanciata dalla tv panaraba Al Jazeera, arriva in un momento di forte tensione nella regione. Le dichiarazioni ufficiali sottolineano il diritto all’autodifesa e la ferma volontà di proteggere la sicurezza dei cittadini.

Golfo unito dopo gli attacchi iraniani

Fonti diplomatiche rivelano che i governi di Arabia Saudita, Bahrain, Giordania, Kuwait, Qatar ed Emirati Arabi Uniti si sono incontrati nelle ultime ore per trovare una posizione comune. Al tavolo c’erano anche rappresentanti statunitensi, in un vertice che, secondo fonti vicine al dossier, si è svolto tra Riyadh e Doha tra la notte di sabato e le prime ore di domenica. “Gli attacchi iraniani non possono restare senza risposta”, ha detto il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, citato da Al Jazeera. Parole che riflettono la tensione e la determinazione a non lasciare spazio a nuove aggressioni.

Documento congiunto: autodifesa e alleanza con Washington

Nel comunicato diffuso in tarda mattinata, i sette Paesi arabi e gli Stati Uniti hanno ribadito il loro “diritto di difendersi contro questi attacchi per proteggere i nostri cittadini”. Il testo, firmato dai ministri degli Esteri, non entra nei dettagli operativi, ma lascia intendere che tutte le opzioni sono sul tavolo. “Stiamo considerando ogni possibilità, nessuna ipotesi è esclusa”, ha confidato un funzionario saudita al termine dell’incontro. La presenza americana, sottolineano gli esperti, manda un messaggio chiaro a Teheran e ai suoi alleati.

Teheran tace ma avverte: rischio escalation

Il governo iraniano non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali nelle ultime ore. Tuttavia, la stampa locale parla di operazioni militari viste da Teheran come risposta a presunte minacce provenienti dai Paesi del Golfo. Un’escalation che potrebbe coinvolgere altri attori regionali: “Il rischio di un conflitto più ampio è reale”, ha spiegato alla Reuters un analista del Middle East Institute di Washington. Le cancellerie europee stanno seguendo da vicino gli sviluppi, mentre a Bruxelles si discute la possibilità di una missione diplomatica urgente.

Reazioni globali e timori per l’energia

Gli attacchi iraniani e le possibili contromisure militari preoccupano anche i mercati internazionali. Il prezzo del petrolio, già in crescita nelle ultime settimane, ha fatto un salto nelle contrattazioni asiatiche della notte. “Ogni instabilità nel Golfo si riflette subito sui mercati energetici”, ha ricordato un portavoce dell’OPEC da Vienna. Nel frattempo, le ambasciate occidentali nella regione hanno rafforzato le misure di sicurezza: a Dubai e Manama si segnalano controlli più rigidi agli ingressi delle sedi diplomatiche.

Popolazione in allerta, appelli alla calma

Nelle principali città del Golfo – da Riyadh a Kuwait City, fino a Doha – le autorità invitano alla prudenza. In alcune zone sono stati sospesi manifestazioni e raduni non autorizzati. “Siamo pronti a difendere il nostro territorio”, ha detto un ufficiale della Guardia Nazionale saudita intervistato dalla tv di Stato. Ma tra la gente comune c’è molta incertezza. “Speriamo che non si arrivi a una guerra vera”, confida Ahmed, commerciante nel centro di Manama.

Scenari aperti, la palla passa a Teheran

Al momento non ci sono annunci di interventi militari concreti, ma la situazione resta molto tesa e in evoluzione. Gli analisti sono d’accordo: molto dipenderà dalle prossime mosse di Teheran e dalla capacità delle diplomazie di evitare che tutto sfugga di mano. “Serve sangue freddo”, avverte un diplomatico europeo a Kuwait City. Solo così si capirà se il Golfo riuscirà a evitare una nuova crisi o se la spirale delle ritorsioni porterà a conseguenze più gravi per tutti.