Idf chiarisce: un’operazione via terra in Libano non è in arrivo

Idf chiarisce: un'operazione via terra in Libano non è in arrivo

Idf chiarisce: un'operazione via terra in Libano non è in arrivo

Matteo Rigamonti

Marzo 2, 2026

Tel Aviv, 2 marzo 2026 – “Siamo pronti a tutto“. Così ha risposto ieri Nadav Shoshani, portavoce delle Forze di Difesa israeliane (IDF), durante un briefing nel quartier generale di Tel Aviv. Parole che arrivano a chiarire la posizione di Israele su una possibile operazione via terra in Libano. “Per ora, nel breve e medio periodo, non c’è alcuna intenzione di entrare con le truppe oltre il confine a nord”, ha spiegato Shoshani poco dopo le 17. Una precisazione importante, in un clima sempre più teso lungo la frontiera con il Libano, dove nelle ultime settimane si sono susseguiti scambi di artiglieria e raid aerei.

Confine nord, Israele tiene d’occhio la situazione

Negli ultimi giorni, la tensione sul confine tra Israele e Libano non accenna a calare. Dalla fine di gennaio, secondo fonti militari israeliane, gli scontri tra l’esercito di Tel Aviv e le milizie di Hezbollah si sono fatti più frequenti. Solo nell’ultima settimana, riferiscono i media locali, almeno cinque razzi sono stati lanciati dal sud del Libano verso le comunità israeliane di Kiryat Shmona e Metula. Le IDF hanno risposto con colpi d’artiglieria e attacchi mirati contro postazioni che il comando militare libanese considera strategiche.

Shoshani ha ribadito che “tutto dipende da quello che succede sul terreno”, lasciando capire che la situazione può cambiare in fretta. “Siamo pronti a ogni evenienza”, ha aggiunto, sottolineando come l’esercito abbia rinforzato truppe e mezzi lungo la linea blu, la frontiera ufficiale riconosciuta dalle Nazioni Unite tra i due Paesi.

Nessuna offensiva all’orizzonte, ma la guardia resta alta

Nonostante le voci di un possibile aumento della tensione, le autorità israeliane per ora mantengono un atteggiamento cauto. “Nel breve e medio termine non ci sono piani per un’operazione via terra in Libano”, ha confermato Shoshani davanti a cronisti internazionali. Anche fonti del Ministero della Difesa parlano di “rafforzamento delle misure difensive” ma escludono, almeno per ora, un intervento diretto oltre confine.

Sul campo, però, la tensione si sente. A Nahariya, città israeliana a pochi chilometri dal confine, i residenti raccontano di sirene d’allarme e notti insonni. “Non sappiamo mai cosa può succedere – ha detto Miriam Cohen, insegnante elementare – ma qui ormai siamo abituati a convivere con l’incertezza”. Anche sul lato libanese, secondo l’agenzia NNA, molte famiglie hanno lasciato i villaggi più vicini agli scontri.

Pressioni internazionali, diplomatici al lavoro

Il nervosismo al confine nord preoccupa anche le cancellerie occidentali. Negli ultimi due giorni, fonti diplomatiche europee hanno parlato di “contatti continui con le autorità israeliane e libanesi” per evitare che il conflitto si allarghi. Gli Stati Uniti, tramite il portavoce del Dipartimento di Stato Matthew Miller, hanno chiesto “massima moderazione da tutte le parti”. Il Segretario Generale dell’ONU, António Guterres, ha espresso “profonda preoccupazione” per l’escalation e ha chiesto il rispetto della risoluzione 1701 del Consiglio di Sicurezza.

Secondo esperti militari come Amos Harel (Haaretz), la scelta di Israele di non intervenire con un’operazione terrestre in Libano per ora è dettata sia da ragioni strategiche sia dalle pressioni internazionali. “Un intervento diretto comporterebbe rischi alti e conseguenze difficili da prevedere”, ha scritto Harel in un editoriale ieri.

Situazione aperta, tutto può cambiare

Per ora, quindi, la linea ufficiale è prudenza. Le IDF continuano a seguire la situazione passo dopo passo, pronte – come ha sottolineato Shoshani – a cambiare tattica “in base a quello che succede sul campo”. Nel frattempo, nelle città del nord di Israele e nei villaggi del sud Libano si vive in bilico tra la vita di tutti i giorni e l’attesa di nuovi sviluppi.

“Non possiamo permetterci errori”, ha raccontato un ufficiale israeliano incontrato vicino a Rosh Hanikra. “La priorità è proteggere la gente senza però far salire ancora di più la tensione”. Parole che raccontano bene l’incertezza del momento e lasciano aperte tutte le strade per le settimane che verranno.