Iran, la storica Pizzeria da Michele racconta: Missili su nostri ragazzi a Dubai, desiderano tornare in Italia

Iran, la storica Pizzeria da Michele racconta: Missili su nostri ragazzi a Dubai, desiderano tornare in Italia

Iran, la storica Pizzeria da Michele racconta: Missili su nostri ragazzi a Dubai, desiderano tornare in Italia

Matteo Rigamonti

Marzo 2, 2026

Dubai, 2 marzo 2026 – Le pizzerie napoletane di Alessandro Condurro restano aperte negli Emirati Arabi e in Arabia Saudita, ma la tensione tra i dipendenti italiani cresce ogni giorno. Lavorano sotto la costante minaccia del conflitto tra Iran, Stati Uniti e Israele. “Siamo pronti a chiudere in qualsiasi momento, se la situazione dovesse peggiorare”, spiega Condurro, amministratore di Antica pizzeria da Michele in The World, contattato mentre seguiva da vicino gli sviluppi.

Pizzerie aperte tra missili e paura

La catena ha ora tre locali a Dubai, uno ad Abu Dhabi e altri tre in Arabia Saudita. Uno di questi è a Khobar, quasi sul ponte verso il Bahrain, una zona che, secondo Condurro, “è abbastanza coinvolta anche lei”. Un altro punto vendita si trova dentro il complesso Aramco, vicino a una base Nato. In totale, sono circa 35 gli italiani che lavorano nei locali della catena nel Golfo.

“Sabato scorso, quando è scoppiato l’incendio al The Palm di Dubai, i ragazzi hanno chiuso tutte le pizzerie alle sette di sera”, racconta Condurro. Il giorno dopo hanno riaperto, ma la paura non se ne va. “Da Dubai mi dicono che volano missili sopra le loro teste, la contraerea li intercetta, ma poi cadono pezzi a terra. I droni sganciano bombe. Sono molto spaventati e vorrebbero tornare in Italia appena possibile”, confida l’imprenditore napoletano.

Una giornata stravolta dal conflitto

La situazione cambia di ora in ora, secondo quanto racconta Condurro. “Stamattina ho sentito i ragazzi che lavorano dentro Aramco: un drone ha sganciato una bomba a dieci chilometri da loro”, spiega. “La mattina vengono svegliati dalle sirene della contraerea, dai rumori dei missili che passano sopra le loro teste. Non è una situazione facile”.

Nonostante tutto, le pizzerie restano aperte. “Cerchiamo di mantenere la calma e di non creare panico”, sottolinea Condurro. Ma la tensione si sente: “Gli aeroporti sono ancora chiusi, i ragazzi lavorano con questa spada di Damocle sulla testa. Sono tesi, lo sento dalle loro voci”.

Decisioni prese giorno per giorno

La scelta di restare aperti si valuta ogni giorno. “Per ora siamo aperti finché la situazione rimane tranquilla, anche se è una tranquillità solo apparente”, ammette Condurro. “A Dubai la gente fa finta di niente ed esce, ma sabato scorso, quando è caduto un detrito sull’albergo, c’è stato panico: tutti sono scappati e hanno chiuso tutto”.

Se i dipendenti italiani decidessero di tornare in patria – una possibilità concreta, secondo l’imprenditore – le pizzerie chiuderebbero temporaneamente. “E poi, chi ha voglia di mangiare una pizza con una situazione del genere?”, riflette Condurro.

Il business stretto nella morsa della guerra

Il conflitto non pesa solo sulla sicurezza e sulla vita quotidiana. I danni si vedono già anche sul fronte economico. “Le guerre fanno male al business”, dice Condurro senza mezzi termini. La chiusura dello Stretto di Hormuz e le difficoltà nei trasporti marittimi rischiano di bloccare l’arrivo delle materie prime dall’Italia: farina, pomodori, mozzarella.

“Se non riusciamo più a portare gli ingredienti dall’Italia, sarà dura mantenere la qualità delle nostre pizze”, conclude l’amministratore della storica pizzeria napoletana. Nel frattempo, i telefoni restano sempre accesi. I messaggi dei ragazzi arrivano a tutte le ore: “Vogliono solo tornare a casa”. Solo allora – forse – il profumo della pizza tornerà a riempire le strade del Golfo, senza paura.