Vienna, 2 marzo 2026 – Dopo oltre tre ore di riunione in videoconferenza, l’Opec+ ha deciso oggi di aumentare la produzione di petrolio dei Paesi membri di 206mila barili al giorno a partire da aprile. Nel comunicato ufficiale, diffuso poco dopo le 17 ora italiana, non c’è alcun riferimento diretto all’attacco all’Iran avvenuto nei giorni scorsi. L’organizzazione parla invece di una “prospettiva economica globale stabile” e di “fondamentali solidi del mercato”, lasciando intendere che la scelta è stata presa guardando soprattutto ai numeri e ai segnali della domanda.
Opec+, la mossa per tenere saldo il mercato
L’aumento della produzione arriva in un momento delicato per i mercati dell’energia. Da settimane, il prezzo del greggio si muove tra i 79 e gli 83 dollari al barile, con picchi dopo le tensioni in Medio Oriente. Ma nel comunicato finale, i rappresentanti dei grandi produttori – Arabia Saudita, Russia, Emirati Arabi Uniti e Kuwait – hanno evitato di citare esplicitamente i recenti fatti geopolitici. “I Paesi continueranno a seguire da vicino l’andamento del mercato”, si legge, “sottolineando l’importanza di un approccio prudente e di mantenere la massima flessibilità”.
Fonti vicine al negoziato raccontano di un confronto acceso tra i delegati di Riad e Mosca, con gli Emirati a fare da mediatori. “Non possiamo permetterci scossoni improvvisi”, ha confidato un funzionario saudita a margine dell’incontro. Solo dopo una lunga discussione sui rischi legati a una domanda incerta in Asia e alle pressioni dei Paesi importatori è arrivato l’accordo su un aumento graduale.
Mercati in movimento, cosa aspettarsi ad aprile
L’annuncio dell’aumento della produzione ha subito dato segnali sulle principali borse. A Londra, il prezzo del Brent è sceso leggermente nel tardo pomeriggio, stabilizzandosi intorno agli 80 dollari al barile. Gli analisti delle grandi banche – da Goldman Sachs a JP Morgan – dicono che la mossa era “attesa da tempo”, ma il vero test sarà la capacità dell’organizzazione di reagire in fretta a eventuali nuovi shock.
“Il messaggio dell’Opec+ è chiaro: niente corsa a riempire i mercati, ma nemmeno chiusura rigida”, spiega a alanews.it Giovanni Staiano, esperto di mercati energetici all’Università Bocconi. “La flessibilità citata lascia aperta la porta a possibili aggiustamenti dell’ultimo minuto, se la situazione dovesse cambiare”.
Tra domanda incerta e tensioni sempre sullo sfondo
Dietro la scelta dell’Opec+ c’è la volontà di mantenere un equilibrio tra le esigenze dei produttori e quelle degli importatori. Negli ultimi mesi, la domanda mondiale di petrolio ha dato segnali di ripresa, soprattutto negli Stati Uniti e in Cina. Ma restano molti dubbi sulla crescita europea e sulle conseguenze delle tensioni in Medio Oriente.
“Non è un caso che si parli di ‘massima flessibilità’”, sottolinea un diplomatico europeo che ha seguito la riunione da vicino. “L’Opec+ vuole tenersi pronta a reagire sia a un eventuale calo della domanda sia a nuove crisi politiche”.
L’agenda dell’Opec+ e i prossimi passi
Il prossimo incontro ufficiale è fissato per il 3 maggio a Vienna. Nel frattempo, i membri dell’Opec+ continueranno a monitorare produzione e consumi, pronti – almeno nelle intenzioni – a cambiare rotta se serve. Fonti interne all’organizzazione non escludono incontri informali o consultazioni straordinarie in caso di sviluppi inaspettati.
In sintesi, l’aumento di 206mila barili al giorno è un segnale di apertura verso più offerta, ma anche un invito a procedere con prudenza. “Siamo pronti a intervenire se serve”, ha ribadito il ministro dell’Energia saudita al termine della riunione. Una frase che riassume bene l’atteggiamento con cui l’Opec+ si prepara ai prossimi mesi: attenzione, cautela e nessuna mossa azzardata.
