Petrolio in impennata del 13%: la crisi in Medio Oriente scuote i mercati asiatici

Petrolio in impennata del 13%: la crisi in Medio Oriente scuote i mercati asiatici

Petrolio in impennata del 13%: la crisi in Medio Oriente scuote i mercati asiatici

Giada Liguori

Marzo 2, 2026

Milano, 2 marzo 2026 – Il prezzo del petrolio è schizzato in alto stamattina sui mercati asiatici, subito dopo i pesanti attacchi messi a segno nel weekend da Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Il Brent ha messo a segno un balzo del 13%, toccando quota 82,20 dollari al barile, contro i 72,87 dollari della chiusura di venerdì. Per gli operatori, questa impennata riflette la crescente tensione in Medio Oriente e i timori per possibili interruzioni nelle forniture energetiche.

Petrolio in volata dopo gli attacchi Usa-Israele all’Iran

La reazione dei mercati è stata immediata. Fin dall’apertura in Asia, il Brent – il punto di riferimento internazionale per il greggio – ha fatto un salto deciso. “C’è molta preoccupazione per una possibile escalation del conflitto”, spiega un analista di Singapore, contattato a mercato appena partito. I primi dati parlano di attacchi a infrastrutture strategiche iraniane, anche se per ora non si segnalano danni diretti agli impianti petroliferi principali.

Dopo settimane di prezzi che oscillavano tra i 70 e i 75 dollari al barile, il petrolio ha rotto la soglia degli 80 dollari, un livello che mancava da tempo. “Gli investitori temono interruzioni nelle forniture”, continua l’analista, “e stanno reagendo di conseguenza”. La volatilità è alta: nelle sale operative di Tokyo e Hong Kong gli scambi sono stati intensi fin dalle 7 del mattino (ora locale), con ordini che si sono susseguiti a ritmo serrato.

Oro e argento corrono: torna la corsa ai beni rifugio

Non solo petrolio. Anche i cosiddetti beni rifugio hanno guadagnato terreno. L’oro è salito dell’1,6%, mentre l’argento ha guadagnato il 2%. “In momenti di crisi internazionale come questo”, spiega un trader di Hong Kong, “gli investitori cercano sicurezza nei metalli preziosi”. L’oro ha superato i 2.100 dollari l’oncia, mentre l’argento ha oltrepassato la soglia dei 25 dollari.

Chi segue da vicino i mercati delle materie prime non si sorprende. Da sempre oro e argento sono visti come una specie di salvagente contro le turbolenze geopolitiche e finanziarie. “È una reazione classica”, commenta un gestore di fondi di Singapore, “quando il rischio percepito cresce, si cerca rifugio nei beni più sicuri”.

Mercati in allerta: cosa ci si aspetta nelle prossime ore

L’aumento del prezzo delle materie prime energetiche e dei metalli preziosi potrebbe pesare anche sulle borse europee e americane, che riapriranno domani mattina. Gli operatori prevedono una giornata con forti oscillazioni e molta prudenza negli scambi. “Il mercato teme che la situazione possa peggiorare”, racconta un broker di Londra, “e che ci siano nuove ritorsioni o interruzioni nelle forniture”.

Fonti diplomatiche segnalano che nelle prossime ore sono attese dichiarazioni ufficiali da parte di Iran, Washington e Gerusalemme. La comunità internazionale segue con attenzione. Il rischio che il conflitto si allarghi resta concreto.

Petrolio alle stelle, che effetti sull’economia mondiale?

Un prezzo del petrolio sopra gli 80 dollari al barile può avere effetti a catena sull’economia globale. Costi più alti per trasporti e produzione industriale possono tradursi in aumenti sui prezzi al consumo. “Se la tensione dovesse durare”, avverte un economista della Banca Mondiale, “potremmo vedere una nuova ondata inflazionistica”.

Per ora, però, domina l’incertezza. I mercati attendono segnali più chiari dai protagonisti del conflitto e dalle organizzazioni internazionali. Solo allora si potrà capire davvero l’impatto degli eventi di queste ore e le conseguenze per la crescita mondiale.

Nel frattempo, la tensione resta alta: petrolio e oro sono sotto la lente di ingrandimento degli investitori in tutto il mondo.