Milano, 2 marzo 2026 – Se il flusso di gas naturale attraverso lo Stretto di Hormuz si fermasse anche solo per un mese, i prezzi in Europa potrebbero più che raddoppiare. A lanciare l’allarme è una ricerca di Goldman Sachs, ripresa da Bloomberg in queste ore, che disegna uno scenario di tensione alta sui mercati energetici mondiali. Al momento, però, i prezzi di riferimento in Europa e Asia non sembrano ancora riflettere i rischi legati a una crisi nell’area del Golfo Persico.
Lo Stretto di Hormuz, nodo cruciale per il gas mondiale
Lo Stretto di Hormuz è un passaggio obbligato per circa un quinto del gas naturale liquefatto (GNL) che circola nel mondo. La maggior parte arriva dal Qatar, diventato negli ultimi anni uno dei maggiori esportatori globali. Secondo Goldman Sachs, se il traffico venisse bloccato anche solo per un mese, i prezzi del gas in Europa e quelli spot in Asia potrebbero schizzare fino a 25 dollari per milione di unità termiche britanniche (MMBtu). Un balzo del 130% rispetto ai livelli attuali.
Non è la prima volta che si parla di un possibile blocco dello Stretto. Gli analisti di Goldman Sachs però avvertono: “I mercati non stanno ancora scontando tutti i rischi legati alle tensioni con l’Iran”. Questo vuol dire che, se la crisi dovesse esplodere, i prezzi potrebbero scattare all’improvviso, senza preavviso.
Le conseguenze per Europa e Asia
L’Europa affronta già una fase delicata, tra la necessità di cambiare fonti energetiche e la riduzione delle forniture dalla Russia. Un aumento forte del gas metterebbe in difficoltà famiglie e imprese, con bollette più care. Le industrie che consumano molto gas potrebbero dover fermare la produzione. “Un blocco prolungato avrebbe ripercussioni a catena su tutta la filiera”, spiega una fonte del settore energetico italiano, sottolineando quanto il sistema europeo resti fragile davanti a shock esterni.
Anche in Asia il GNL sta diventando sempre più importante, soprattutto in paesi come Giappone, Corea del Sud e Cina. Qui un’impennata dei prezzi potrebbe rallentare le attività industriali e spingere l’inflazione. Bloomberg sottolinea che i prezzi spot asiatici potrebbero seguire da vicino quelli europei, vista la forte interconnessione tra i mercati.
Gli Stati Uniti, un caso a parte
La situazione negli Stati Uniti è diversa. Goldman Sachs spiega che l’impatto sui prezzi interni sarebbe probabilmente contenuto. Gli Usa sono ormai un grande esportatore netto di GNL, con impianti di liquefazione che lavorano quasi sempre al massimo. “La capacità per aumentare le esportazioni è limitata”, si legge nel report. Insomma, anche se i prezzi globali dovessero impennarsi, gli americani non vedrebbero salire molto le tariffe interne.
Un operatore texano, contattato nel pomeriggio, conferma: “Il margine di manovra è scarso. Possiamo solo mantenere la produzione e aspettare che la situazione si calmi”.
Geopolitica e tensioni nel Golfo
Dietro al dossier energetico ci sono le tensioni geopolitiche nella regione del Golfo. L’Iran ha più volte minacciato di chiudere lo Stretto in risposta alle sanzioni e alle pressioni internazionali. Finora sono state parole, ma l’incertezza è alta. “Ogni crisi nello Stretto di Hormuz si ripercuote subito sui mercati”, ricorda un analista londinese specializzato in materie prime.
Le compagnie europee stanno già studiando piani d’emergenza per trovare vie alternative, ma la dipendenza dal GNL qatariota resta forte. Nel frattempo, i governi seguono la situazione da vicino. “Siamo pronti a intervenire se serve”, ha detto ieri sera il ministro dell’Energia francese.
Mercati in bilico, occhi puntati sullo Stretto
Nelle ultime 24 ore, i futures sul gas europeo hanno mostrato una certa volatilità, senza però esplodere. Gli investitori aspettano segnali concreti prima di muoversi. Ma tra gli operatori cresce la preoccupazione. “Basta una scintilla per far saltare gli equilibri”, confida un trader milanese poco prima della chiusura.
In questo clima incerto, il prezzo del gas naturale resta sotto stretto controllo. Lo sguardo è fisso sullo Stretto di Hormuz: quella striscia d’acqua lunga appena 50 chilometri può decidere, nel giro di poche ore, il destino energetico dell’Europa e non solo.
