Milano, 6 novembre 2025 – Le piccole e medie imprese italiane si trovano davanti a una manovra economica che, pur avendo qualche aspetto positivo, lascia sul tavolo molte incognite. A mettere in luce pregi e difetti del provvedimento varato dal governo è Cristian Camisa, presidente nazionale di Confapi, che ieri ha parlato con Adnkronos/Labitalia. Sullo sfondo, resta l’ombra pesante dei dazi Usa, che secondo l’associazione potrebbero costare alle pmi industriali circa 10 miliardi di euro.
Manovra economica, un mix di luci e ombre per le pmi
Camisa non nasconde la prudenza: “È una manovra con luci e ombre”, spiega. “Ci sono punti indubbiamente buoni, ma anche altri che non ci convincono”. Tra i lati positivi, il presidente di Confapi sottolinea la “stabilità dei conti pubblici”, con uno spread a 76 punti base che consente di risparmiare sugli interessi del debito e liberare risorse per il sistema produttivo. C’è poi il rifinanziamento della Sabatini, visto come uno strumento utile per le imprese, insieme alla sospensione della plastic tax e della sugar tax.
Ma qualcosa manca, secondo Camisa: “Non c’è una vera politica industriale a lungo termine”. Le pmi, abituate a pianificare su più anni, si aspettavano interventi più strutturati. In particolare, il ritorno a strumenti come superammortamento e iperammortamento rischia di favorire soprattutto le grandi aziende, mentre il credito d’imposta – già usato con Industria 4.0 e 5.0 – sarebbe stato più adatto alle esigenze delle imprese più piccole.
Dividendi e payback sanitario, le criticità più urgenti
Tra le misure più contestate dalle pmi c’è l’aumento della tassazione sui dividendi per anticipazioni sotto il 10%. “Si passa dall’1,2% al 24%”, sottolinea Camisa, “un salto che scoraggia gli investimenti in capitale di rischio”. Il rischio è una doppia tassazione che può arrivare fino al 57,3% per le imprese coinvolte in partecipazioni incrociate nelle filiere. Un meccanismo che, secondo Confapi, rischia di penalizzare proprio quelle realtà che rappresentano la spina dorsale del tessuto produttivo italiano.
Altro tema caldo è il payback sanitario: “Non è solo una tassa ingiusta”, ribadisce Camisa, “ma anche un peso insostenibile per le pmi, che rischiano di non farcela”. Da qui l’appello a una revisione urgente della norma.
Dazi Usa, un colpo duro per l’export italiano
La vera preoccupazione delle pmi industriali riguarda però i dazi imposti dagli Stati Uniti. Il mercato americano vale circa il 10% dell’export italiano e le nuove tariffe – soprattutto il dazio al 50% su acciaio e alluminio, ma anche quelli su pasta e altri prodotti – stanno già facendo danni seri. Secondo uno studio citato da Camisa, il danno potenziale per le aziende italiane è di circa 20 miliardi di euro, di cui metà, circa 10 miliardi, colpiscono direttamente le pmi industriali.
Le imprese agroalimentari sono tra le più colpite: “Questi dazi sui beni di consumo stanno facendo salire i prezzi a livelli insostenibili”, spiega Camisa. A questo si aggiunge il deprezzamento del dollaro rispetto all’euro (circa il 13%), che porta un aumento reale dei costi vicino al 30%. Il risultato è un calo netto dei consumi di prodotti di prima necessità negli Stati Uniti.
Confapi chiede un credito d’imposta per fronteggiare i dazi
Per tamponare questa situazione, Confapi propone di inserire nella manovra una sorta di “sterilizzazione” degli effetti dei dazi Usa, attraverso un credito d’imposta. L’obiettivo è aiutare le aziende esportatrici verso gli Stati Uniti a coprire i costi extra e a pianificare a medio-lungo termine. “Per una pmi industriale trovare nuovi mercati non è questione di mesi, ma di anni”, ricorda Camisa.
Automotive in crisi, rischio chiusure dietro l’angolo
Non va meglio nel settore dell’automotive. Le pmi che lavorano nell’indotto – soprattutto in Piemonte – stanno vivendo una crisi senza precedenti. “Molte aziende solide si sono ritrovate all’improvviso senza ordini”, racconta Camisa, riferendosi alla decisione delle prime aziende dell’indotto di internalizzare la produzione. Il pericolo concreto è quello di chiusure o liquidazioni per realtà che fino a poco tempo fa sembravano in buona salute.
Energia, costi alti e nessuna strategia chiara
Sul fronte energetico, Camisa sottolinea la necessità di una strategia nazionale sul nucleare: “Non possiamo avere centrali ai confini e non dotarci di un sistema nostro”. Il costo dell’energia in Italia resta più alto rispetto ai principali concorrenti europei. Confapi chiede l’azzeramento degli oneri di sistema anche per le pmi e incentivi per l’autoproduzione e l’autoconsumo, grazie a batterie di accumulo sugli impianti fotovoltaici già installati. Fondamentale anche il sostegno ai gruppi d’acquisto energetico per aumentare il potere contrattuale delle piccole imprese.
In sintesi, questa manovra è un banco di prova delicato per il futuro delle pmi italiane. Tra luci e ombre, senza interventi mirati rischia di compromettere la competitività di un settore ancora centrale nell’economia nazionale.
