Milano, 3 marzo 2026 – La prima giornata di contrattazioni dopo l’attacco di Usa e Israele all’Iran si chiude con un netto calo per la Borsa di Milano. L’indice Ftse Mib lascia sul terreno l’1,97%, fermandosi a 46.280 punti. Una giornata segnata dall’incertezza, con investitori e operatori che hanno reagito con prudenza alle tensioni esplose nel fine settimana.
Milano affonda dopo l’attacco a Teheran
La mattinata a Piazza Affari è stata subito sotto pressione. Fin dai primi scambi il listino principale ha mostrato debolezza, rispecchiando i timori per le possibili conseguenze dell’azione militare di Stati Uniti e Israele contro obiettivi iraniani. “Il mercato teme un’escalation che coinvolga altre zone del Medio Oriente”, ha commentato un analista di una banca d’affari milanese poco dopo l’apertura.
Le vendite hanno colpito soprattutto i titoli più esposti al rischio geopolitico e alle oscillazioni del petrolio. A soffrire di più sono stati i settori energetico e bancario. “Non è solo questione dell’Iran”, ha confidato un trader in sala, “ma di un clima di instabilità generale: basta una notizia per cambiare tutto in pochi minuti”.
Banche ed energia sotto pressione
Nel dettaglio, tra i titoli del Ftse Mib le perdite maggiori sono arrivate da alcune delle grandi banche italiane. Intesa Sanpaolo e Unicredit hanno perso oltre il 2%. Male anche il settore energetico: Eni ha chiuso in calo dell’1,8%, mentre Saipem ha lasciato sul campo più del 3%. “La volatilità resterà alta finché non si capirà fino a dove arriverà la crisi”, ha ammesso un gestore di fondi, sottolineando come molti investitori abbiano preferito ridurre l’esposizione in attesa di sviluppi.
Non sono mancati momenti di tensione tra gli operatori. Verso le 11.30, con l’arrivo di nuove indiscrezioni su possibili ritorsioni iraniane, il listino ha accelerato al ribasso. Solo nel pomeriggio, con un parziale rientro delle vendite sulle blue chip, la situazione si è calmata, senza però recuperare il terreno perso.
Europa risente della crisi: tutte le borse in rosso
La giornata negativa non ha riguardato solo Milano. Anche le altre grandi borse europee hanno chiuso in calo, seppure con perdite meno pesanti rispetto a Piazza Affari. A Francoforte il Dax ha lasciato l’1%, mentre a Parigi il Cac40 ha perso l’1,1%. “Il rischio geopolitico è tornato a essere protagonista”, ha commentato un economista della London School of Economics, ricordando come la crisi tra Occidente e Iran abbia già mosso i prezzi delle materie prime.
Secondo i dati Bloomberg delle 17.30, il petrolio Brent ha superato gli 89 dollari al barile. L’oro, tradizionale rifugio, ha toccato i 2.150 dollari l’oncia. “Gli investitori cercano sicurezza”, ha spiegato un broker londinese. “In momenti come questo puntano su asset meno rischiosi”.
Mercati in bilico: attesa per le prossime mosse
Gli analisti guardano alle prossime settimane con prudenza. “Molto dipenderà da come reagirà l’Iran e da quanto riusciranno a fare le diplomazie per fermare la crisi”, ha osservato un responsabile investimenti milanese. A Piazza Affari si segue con attenzione anche l’eventuale intervento della Banca Centrale Europea, che potrebbe cercare di calmare i mercati.
Intanto, la giornata di oggi manda un messaggio chiaro: i mercati restano fragili di fronte agli shock esterni. “Siamo in un momento in cui basta poco per cambiare rotta”, ha concluso un operatore nel tardo pomeriggio, mentre gli schermi della sala trading restavano colorati di rosso. E domani si riparte, con la stessa incertezza che ha segnato questa prima giornata dopo l’attacco.
