Roma, 3 marzo 2026 – La ricerca scientifica italiana continua a essere un punto di riferimento nella cooperazione internazionale, specialmente nell’Artico, dove da cinquant’anni i nostri laboratori sono presenti e operativi. A sottolinearlo è stata oggi la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, intervenuta a margine della prima conferenza internazionale sull’Artico organizzata in Italia. Un evento nato dalla collaborazione tra Consiglio Nazionale delle Ricerche, Ministero dell’Università e Ministero degli Esteri.
L’Artico, crocevia della diplomazia scientifica
“La ricerca italiana è protagonista nell’Artico da 50 anni e continua a portare risultati concreti, che non riguardano solo l’area polare ma tutti noi”, ha detto Bernini davanti a ricercatori e diplomatici riuniti all’Auditorium del CNR, in via dei Marrucini. Il forum, chiamato “Polar Summit”, è una novità per l’Italia: mai prima d’ora Roma aveva ospitato un vertice internazionale dedicato alle sfide e alle opportunità dell’Artico.
Per la ministra, la presenza italiana nelle zone polari – Artico, Antartide e il cosiddetto “Terzo Polo” dei ghiacciai himalayani – dimostra come “la scienza diventi cooperazione, collaborazione”. E in un momento in cui le tensioni geopolitiche sono in crescita, la ricerca può offrire un terreno neutro di dialogo. “È fondamentale che la scienza diventi il ponte tra una politica estera responsabile e una difesa che tuteli la sicurezza di tutti noi”, ha aggiunto Bernini.
Cinquant’anni di impegno italiano nell’Artico
L’Italia ha iniziato le sue prime missioni scientifiche nell’Artico negli anni Settanta. Oggi gestisce la base “Dirigibile Italia” a Ny-Ålesund, nelle isole Svalbard, dove ogni anno passano decine di ricercatori impegnati su clima, biodiversità e cambiamenti ambientali. “La ricerca entra nella vita di tutti i giorni, tocca le nostre case e influisce sulla salute di ognuno di noi”, ha ricordato la ministra, citando i progressi fatti nel monitoraggio dei gas serra e nello studio dei ghiacci.
Alla conferenza romana hanno partecipato delegazioni da Norvegia, Canada, Stati Uniti e Russia. Un segnale chiaro della volontà di mantenere aperti i canali della cooperazione scientifica anche in tempi difficili. “Questa è la vera forza di questo incontro”, ha detto Bernini. “La comunità scientifica internazionale riconosce il valore della ricerca italiana nell’Artico”.
Ricerca e diplomazia: un ponte in tempi difficili
Durante la giornata, diversi interventi hanno messo in luce come l’Artico sia un laboratorio naturale per capire gli effetti del riscaldamento globale. Ma non solo: la regione è anche un banco di prova per nuove forme di diplomazia multilaterale. “Solo lavorando insieme possiamo affrontare le sfide globali”, ha spiegato il presidente del CNR, Maria Chiara Carrozza, poco dopo le 11.30.
L’Italia, hanno ribadito gli organizzatori, non si limita alla ricerca pura. Partecipa attivamente ai tavoli internazionali sull’Artico, promuovendo progetti comuni su sicurezza ambientale e sviluppo sostenibile. “In un momento così delicato per gli equilibri mondiali”, ha sottolineato Bernini, “la scienza resta uno degli strumenti più efficaci per costruire ponti tra i popoli”.
Un forum che guarda avanti
Il Polar Summit si chiuderà domani con una sessione sulle nuove tecnologie per il monitoraggio ambientale. In programma anche incontri bilaterali tra delegazioni straniere e rappresentanti italiani. L’obiettivo è chiaro: rafforzare la presenza italiana nelle reti internazionali di ricerca e consolidare il ruolo dell’Italia nell’Artico come esempio di diplomazia responsabile.
“Ne siamo davvero orgogliosi”, ha confidato Bernini ai cronisti a margine dei lavori. “Questa conferenza dimostra che l’Italia può essere protagonista non solo nella scienza, ma anche nel costruire un dialogo globale”.
La comunità scientifica guarda già alle prossime tappe: nuovi progetti comuni sono in cantiere, mentre cresce l’attesa per i risultati delle ricerche avviate proprio in questi giorni a Roma.
