Cosenza, 15 novembre 2025 – Le sorelle Maria, Giusi e Sara Praino, fondatrici del marchio Magisa, hanno appena stretto un accordo importante con una delegazione cinese della provincia di Jiangsu. L’intesa punta a portare una varietà di riso calabrese in Cina e a inaugurare lì la prima risotteria italiana. Firmato nei giorni scorsi a Villapiana, questo passo apre una nuova pagina per l’unica filiera corta del riso nel Centro-Sud Italia, che ogni anno produce circa 240mila tonnellate su 400 ettari nella fertile Piana di Sibari.
Calabria e Cina: un ponte di riso
Le sorelle Praino non hanno dubbi: “Vogliamo provare a coltivare la nostra varietà da risotto direttamente in Cina, portando il vero made in Calabria e il made in Italy in cucina”, spiega Sara Praino a alanews.it. La delegazione cinese, arrivata dal dipartimento di Jurong, ha visitato le risaie calabresi per conoscere da vicino il lavoro di Magisa. “In Cina il riso si consuma molto, ma con una tradizione diversa: loro usano principalmente il chicco pilaf, molto amido. Noi puntiamo a far scoprire il nostro riso da risotto, creando una filiera corta che va dalla terra alla tavola anche lì”, aggiunge Sara.
L’accordo prevede di provare la coltivazione sul posto e di aprire, in seguito, la prima risotteria italiana in Cina. Un progetto che vuole valorizzare i prodotti italiani e rafforzare i legami commerciali tra i due Paesi.
Radici profonde, storia di famiglia
Il nome Magisa nasce dall’unione dei nomi delle tre sorelle. L’azienda agricola, guidata dal padre Giancarlo fino al 2015, è la quarta generazione di coltivatori nella Piana di Sibari. “Qui si coltiva riso fin dai tempi della Magna Grecia – racconta Sara –. Nel periodo del Regno delle Due Sicilie si seminava il risone, un cereale povero. Nel 2020 abbiamo deciso di far rivivere questa tradizione, sfruttando i terreni salini della piana che danno al nostro riso caratteristiche uniche”.
Le risaie Magisa si estendono su 400 ettari a ridosso del mare. Il ciclo dura dai 120 ai 150 giorni: si semina in primavera, tra aprile e maggio, e si raccoglie tra novembre e dicembre. “Usiamo l’acqua potabile del torrente Raganello per irrigare – spiega Sara –. La semina è fatta in modo tradizionale, con l’acqua corrente senza ristagni come al Nord. Questo ci permette di evitare pesticidi e concimi chimici”.
Dalla Piana di Sibari al mercato globale
Magisa è oggi l’unica riseria a filiera corta nel Centro-Sud Italia. “Da Ferrara a Lampedusa siamo gli unici a coltivare, lavorare e portare il prodotto finito direttamente sulle tavole”, sottolinea Sara Praino. Tra le varietà più famose ci sono Carnaroli, Arborio, Originario, Grandi Chicchi, Gange (simile al Basmati), Carnaroli integrale, Rosso solitario e Jemma, una cultivar nera brevettata dopo dieci anni di studi dal padre Giancarlo con GianDomenico Polenghi.
Oltre al riso in chicchi, Magisa offre risotti pronti, gallette e farina di riso. Il mercato principale resta quello regionale e nazionale, ma l’azienda esporta anche in Germania, Francia, Emirati Arabi e Stati Uniti. “Stiamo crescendo piano piano all’estero – racconta Sara –. In Italia siamo presenti anche nella grande distribuzione e con il nostro shop online raggiungiamo sia grossisti che privati”.
Tra sfide e ambizioni per il futuro
Mentre al Nord si parla spesso di calo della produzione, per Magisa i problemi sono altri. “Il vero rischio è l’arrivo di varietà estere che vengono spacciate per simili alle nostre – spiega Sara Praino –. Mancano tutele vere per le varietà italiane”. Fare impresa in Calabria non è facile, soprattutto per tre giovani donne. “Negli ultimi anni la Regione ci sta aiutando a far conoscere le eccellenze locali”, riconosce Sara.
Il futuro? Guardare lontano senza mai perdere di vista le proprie radici. “Vogliamo portare il nostro riso sulle tavole di tutto il mondo – conclude Sara – ma sempre restando fedeli alla nostra terra e alla nostra storia”.
