Kiev apre alla possibilità di una zona demilitarizzata nel Donbass

Kiev apre alla possibilità di una zona demilitarizzata nel Donbass

Kiev apre alla possibilità di una zona demilitarizzata nel Donbass

Matteo Rigamonti

Dicembre 12, 2025

Kiev, 12 dicembre 2025 – L’Ucraina sembra pronta ad accettare la creazione di una zona demilitarizzata nel Donbass, riporta oggi il quotidiano francese Le Monde, citando fonti vicine ai negoziati. La proposta, al centro delle discussioni nelle ultime settimane tra Kiev, Mosca e i principali attori internazionali, prevede che l’area smilitarizzata si estenda su entrambi i lati della linea di demarcazione. L’obiettivo è chiaro: abbassare la tensione e evitare nuove escalation militari nella regione orientale.

Donbass, la proposta per una zona smilitarizzata

Secondo Le Monde, la zona demilitarizzata dovrebbe coprire una fascia di territorio controllata sia dalle forze ucraine sia dai gruppi filo-russi, lungo la linea di contatto che dal 2014 separa le due parti. Fonti diplomatiche europee spiegano che l’idea ha ottenuto un “via libera di massima” dall’Europa, anche se restano da definire molti dettagli pratici e le modalità di attuazione.

Il Donbass è un’area industriale strategica e da oltre dieci anni è teatro di scontri armati. Dopo l’annessione della Crimea da parte di Mosca nel 2014, la regione è diventata il cuore di un conflitto che ha fatto più di 14mila morti, secondo le Nazioni Unite. Per molti osservatori, la smilitarizzazione potrebbe essere un passo concreto verso una riduzione delle tensioni. Ma la diffidenza tra le parti resta alta.

Supervisione internazionale e il peso degli Stati Uniti

Uno degli aspetti chiave della proposta riguarda la supervisione internazionale della zona smilitarizzata. Le Monde racconta che il piano prevede un ruolo importante per le forze internazionali, con gli Stati Uniti in prima linea. L’obiettivo sarebbe garantire il rispetto degli accordi e bloccare “ulteriori aggressioni russe”, come ha spiegato una fonte diplomatica europea al giornale francese.

Ancora non è chiaro chi esattamente farà parte della forza di controllo: si parla di una missione mista sotto l’egida di ONU o OSCE, con la partecipazione di osservatori statunitensi e altri Paesi occidentali. Da Washington, però, nessuna conferma ufficiale. Un portavoce del Dipartimento di Stato ha detto solo che “gli Stati Uniti sostengono ogni iniziativa che miri a ridurre la violenza e a favorire una soluzione diplomatica”.

Reazioni a caldo: prudenza a Mosca, attesa a Kiev e Bruxelles

La notizia della possibile zona demilitarizzata nel Donbass ha scatenato reazioni diverse nelle capitali coinvolte. A Kiev, fonti governative parlano di “apertura responsabile”, ma sottolineano che “nessuna decisione definitiva sarà presa senza garanzie sulla sicurezza nazionale”. Il presidente Volodymyr Zelensky, in un breve commento nel pomeriggio, ha ribadito che “la priorità resta la sovranità dell’Ucraina e la protezione dei cittadini”.

A Mosca, invece, il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov invita alla cautela: “Non abbiamo ancora ricevuto proposte formali. Ogni iniziativa va valutata con attenzione”, ha detto ai giornalisti poco dopo le 13 ora locale. Alcuni analisti russi temono che il coinvolgimento diretto degli Stati Uniti possa complicare ulteriormente i negoziati.

A Bruxelles, la Commissione europea accoglie con favore l’idea di una smilitarizzazione parziale del Donbass. “L’Unione europea sostiene ogni passo verso una soluzione pacifica”, ha detto un portavoce della presidente Ursula von der Leyen. Ma fonti diplomatiche avvertono: “La strada è ancora lunga e piena di ostacoli”.

Donbass, dieci anni di guerra e una regione contesa

Il Donbass, con le sue città industriali come Donetsk e Luhansk e un importante bacino minerario, è diventato in dieci anni uno dei punti caldi della crisi tra Russia e Occidente. Dal 2014 si sono succeduti vari tentativi di tregua, dagli accordi di Minsk alle missioni OSCE, ma finora nessuno è riuscito a fermare del tutto i combattimenti.

Secondo dati aggiornati delle Nazioni Unite, oltre 3 milioni di civili vivono ancora in condizioni difficili lungo la linea del fronte. Creare una zona demilitarizzata potrebbe essere un primo passo verso la normalità, ma restano molte incognite: dalla reale volontà delle parti al rischio di provocazioni.

Per ora, spiegano fonti diplomatiche a Kiev, “siamo solo all’inizio di un percorso”. Eppure, tra speranze e timori, questa notizia riaccende il dibattito su una delle crisi più lunghe e complesse d’Europa.