Sicurezza sotto attacco: i sindacati di polizia denunciano il governo

Sicurezza sotto attacco: i sindacati di polizia denunciano il governo

Sicurezza sotto attacco: i sindacati di polizia denunciano il governo

Giada Liguori

Dicembre 18, 2025

Roma, 18 dicembre 2025 – I sindacati di Polizia tornano a far sentire la loro voce e scrivono direttamente al presidente del Consiglio, Giorgia Meloni. Nel mirino, ancora una volta, la Legge di Bilancio in discussione al Senato, accusata di ignorare le necessità reali degli agenti. Secondo le sigle Sap, Coisp-Mosap, Fsp Polizia e Silp-Cgil, il governo usa la sicurezza solo come slogan nei discorsi pubblici, ma quando si tratta di mettere soldi e garanzie sul tavolo, la priorità sparisce.

Sindacati contro la Manovra: “Risorse troppo poche”

La lettera, firmata da tutti i principali sindacati del settore, è un chiaro atto d’accusa. La Manovra 2025, dicono, lascia la Polizia e l’intero comparto sicurezza e difesa “senza tutele adeguate e senza risposte concrete”. Parole pesanti, che arrivano dopo settimane di attesa e trattative. “Nonostante i tanti proclami e le belle parole – si legge nel testo – il governo continua a ignorare quello che serve davvero a chi ogni giorno tutela i cittadini”.

Il punto più caldo è lo stanziamento di appena 20 milioni di euro per la previdenza dedicata. Una cifra che i sindacati definiscono “simbolica” e del tutto insufficiente per i circa 430 mila uomini e donne del comparto. “Con questi soldi, molti finiranno per prendere pensioni da fame dopo una vita di servizio”, denunciano i rappresentanti.

Pensioni e straordinari: le richieste ignorate

Tra le questioni più contestate c’è la proposta di alzare l’età pensionabile per gli agenti. Per i sindacati, è una misura fuori misura che non tiene conto della dura realtà del lavoro. “Si vuole allungare la carriera dei poliziotti senza nemmeno confrontarsi con noi, senza considerare i rischi, lo stress e le responsabilità che si portano ogni giorno”, scrivono nella lettera. Il rischio? Mettere a repentaglio la salute degli operatori e l’efficienza del sistema di sicurezza.

Non è solo questione di pensioni. I sindacati denunciano anche il “vuoto totale” sui fondi per pagare le migliaia di ore di straordinario accumulate negli ultimi due anni. Oggi, il compenso netto per un’ora extra è fermo a soli 6,70 euro, una somma che definiscono “umiliante”. E nessun passo avanti nemmeno sul riconoscimento della specificità del settore o per i contratti dei dirigenti.

Mobilitazione in vista: “La politica deve fare sul serio”

La lettera si chiude con un messaggio chiaro e duro. “La situazione è ormai insostenibile, la distanza tra le parole e i fatti è troppo grande”, scrivono i sindacati. E lanciano un avvertimento: senza risposte rapide e concrete, si rischia la mobilitazione generale delle forze dell’ordine. Una possibilità sempre più concreta, visto che nelle ultime settimane il malumore è cresciuto, alimentato da proteste spontanee e tensioni sul territorio.

“Chiediamo alla politica di essere coerente: chi dice di stare con le Forze dell’ordine lo dimostri con atti, non con parole vuote”, è l’appello finale, rivolto non solo a Meloni ma a tutto il Parlamento, chiamato a votare gli emendamenti alla Legge di Bilancio nelle prossime ore.

Senato in fermento, le prossime mosse sul tavolo

Il dibattito sulla Legge di Bilancio prosegue a Palazzo Madama. Fonti parlamentari parlano di possibili emendamenti per aumentare le tutele economiche e previdenziali delle forze dell’ordine. Ma finora nessun segnale ufficiale da parte del governo.

Intanto, i sindacati restano in allerta. “Se non arriveranno risposte concrete siamo pronti a scendere in piazza”, ha detto un delegato Sap fuori dal Senato poco dopo mezzogiorno. La tensione è alta. E per ora, la distanza tra le richieste degli agenti e le scelte dell’esecutivo sembra ancora difficile da colmare.