San Francisco, 18 dicembre 2025 – Il Dipartimento dei Trasporti della California ha lanciato un ultimatum a Tesla: se non cambierà il modo in cui pubblicizza la sua guida autonoma, rischia di vedersi sospendere le vendite nello Stato per un mese a partire da marzo 2026. La notifica, arrivata ieri alla casa di Elon Musk, segue mesi di indagini sulle promesse fatte in pubblicità riguardo al sistema “Autopilot” e alle sue reali capacità.
Tesla sotto accusa: la pubblicità che confonde
Un portavoce del Dipartimento ha spiegato che la sospensione scatterà tra novanta giorni, lasciando a Tesla il tempo per fare ricorso o per cambiare rotta. “Le comunicazioni commerciali sull’Autopilot possono trarre in inganno i consumatori”, ha detto un funzionario dall’ufficio di Sacramento. Il problema principale sono i messaggi che descrivono le funzioni di assistenza come “autonome” o “full self-driving”, quando in realtà – secondo gli esperti – serve comunque che il guidatore stia sempre attento.
Non è la prima volta che succede. Negli Stati Uniti e in Europa, le autorità avevano già chiesto a Tesla di chiarire i limiti dei suoi sistemi. In Germania, per esempio, la casa ha dovuto cambiare alcune frasi nelle pubblicità dopo l’intervento dell’Antitrust. Il Dipartimento californiano ha fatto capire che basterebbero correzioni nei materiali di marketing per evitare la sospensione.
California, un mercato troppo importante per Tesla
Per la casa di Musk la posta è alta. La California è il suo mercato più grande negli Stati Uniti: nel 2024, secondo la California New Car Dealers Association, sono state vendute più di 230mila Tesla solo qui, più di un terzo delle vendite totali nel Paese. Un blocco, anche solo temporaneo, potrebbe pesare molto sulle quote di mercato e sulla reputazione del marchio.
“Non possiamo permetterci di perdere terreno proprio qui”, confida un dirigente Tesla che preferisce restare anonimo. Al momento, l’azienda non ha rilasciato dichiarazioni ufficiali. Ma fonti interne assicurano che il team legale sta valutando ogni strada, dal ricorso al semplice adeguamento delle campagne pubblicitarie.
Le richieste delle autorità e i casi europei
Il Dipartimento dei Trasporti ha chiarito che non si tratta di una multa economica immediata, ma di una misura preventiva per proteggere i consumatori. “Vogliamo che sia chiaro cosa questi sistemi possono fare e cosa no”, ha ribadito il portavoce. In passato, anche la National Highway Traffic Safety Administration (NHTSA) aveva aperto indagini su incidenti con l’Autopilot, chiedendo più trasparenza.
In altri Paesi, come Germania e Australia, Tesla aveva già accettato di modificare alcune espressioni ritenute fuorvianti. “Non è un problema tecnico”, spiega un esperto di mobilità elettrica dell’Università di Stanford, “ma di chiarezza verso chi guida”.
Cosa succederà adesso?
Nei prossimi tre mesi si deciderà il destino delle vendite Tesla in California. L’azienda dovrà scegliere se adeguarsi o se fare battaglia in tribunale. Intanto, tra i concessionari della Bay Area e di Los Angeles si sente una certa tensione: “I clienti vogliono sapere cosa sta succedendo”, racconta un venditore di Palo Alto.
Questa vicenda arriva in un momento in cui la regolamentazione della guida autonoma negli Stati Uniti è sotto la lente. Il caso Tesla potrebbe diventare un precedente per altri produttori che puntano su sistemi di assistenza avanzata. Per ora, resta il mistero su come reagirà Elon Musk: nelle ultime settimane non ha detto una parola sulla questione. Solo allora si capirà se Tesla cambierà strategia o se andrà allo scontro con le autorità dello Stato più importante per il mercato dell’auto elettrica in America.
