Economia Ue: resilienza e sfide per Pac e Coesione

Economia Ue: resilienza e sfide per Pac e Coesione

Economia Ue: resilienza e sfide per Pac e Coesione

Giada Liguori

Dicembre 19, 2025

Roma, 19 dicembre 2025 – L’economia dell’Unione europea ha messo a segno un +1% nel 2024, nonostante le tensioni internazionali e le differenze tra i vari Paesi. Lo rivela la relazione annuale della Corte dei conti sui rapporti finanziari tra l’Italia e l’Europa, presentata ieri a Palazzo della Consulta. Un rapporto che fotografa con numeri precisi il bilancio tra i soldi versati dall’Italia a Bruxelles e quelli ricevuti. Ma non manca di evidenziare ritardi e problemi nella gestione dei fondi europei.

Italia in attivo con Bruxelles, ma non tutto fila liscio

Nel 2024, secondo i dati della Commissione europea raccolti dalla Corte, l’Italia ha versato 15,7 miliardi di euro al bilancio comunitario. Dall’altro lato, però, ha incassato 22,4 miliardi, di cui 9,4 miliardi arrivati grazie al programma Next Generation EU. Un saldo positivo che, come ha spiegato Luigi Caso, presidente della sezione di controllo della Corte, “dimostra la capacità del nostro Paese di attirare risorse europee, soprattutto grazie agli strumenti straordinari messi in campo dopo la pandemia”.

Ma attenzione: “Non basta guardare a quanto si riceve – ha sottolineato Caso – bisogna vedere come questi soldi vengono spesi e trasformati in progetti concreti sul territorio”. Ed è proprio qui che emergono i primi problemi.

Coesione, la spesa rallenta

La relazione mette in luce come la politica di coesione, il principale strumento europeo per ridurre le differenze tra regioni, stia procedendo a rilento. I programmi per il periodo 2021-2027 mostrano “ritardi nell’attuazione”, con spese e impegni “più bassi rispetto ai cicli precedenti”. Insomma: i fondi ci sono, ma faticano ad arrivare dove servono davvero.

Fonti del Ministero dell’Economia spiegano che le cause sono diverse. Da un lato, la burocrazia complicata; dall’altro, la difficoltà di coordinare interventi tra diversi livelli istituzionali. “Bisogna fare uno sforzo in più per accelerare la spesa – ha ammesso un dirigente del Dipartimento per le politiche di coesione – soprattutto nel Mezzogiorno, dove il gap infrastrutturale resta ancora molto ampio”.

Agricoltura e fondi rurali: tra speranze e ritardi

Altro tema caldo è la Politica agricola comune (PAC) per il periodo 2023-2027. La Corte riconosce il ruolo chiave della PAC per sostenere l’agricoltura italiana. Tuttavia, si segnalano ancora “difficoltà nella spesa dei fondi rurali” e problemi di “coerenza negli interventi” nelle aree più fragili.

In alcune province del Sud, come Crotone ed Enna, i fondi destinati allo sviluppo rurale restano in gran parte inutilizzati. “La burocrazia pesa ancora troppo”, ha confidato un funzionario della Regione Calabria. Eppure, proprio in queste zone i soldi europei rappresentano spesso l’unica possibilità per rilanciare l’economia.

Next Generation EU: tante risorse, ma serve velocità

Il capitolo Next Generation EU resta il più seguito. I 9,4 miliardi ricevuti dall’Italia nel 2024 sono solo una parte del pacchetto previsto dal PNRR. Ma la Corte mette in guardia: “Sarà decisivo nei prossimi mesi vedere quanto riusciremo a spendere davvero”.

Molti progetti sono ancora in fase di avvio. Alcuni cantieri, come quello per la digitalizzazione delle scuole a Torino o la riqualificazione energetica degli ospedali in Puglia, sono partiti solo negli ultimi mesi dell’anno. “Il rischio è accumulare ritardi difficili da recuperare”, ha avvertito un tecnico del Ministero delle Infrastrutture.

Il futuro è nelle mani della gestione

Guardando avanti, la Corte dei conti invita a non abbassare la guardia. Quel +1% dell’economia europea nel 2024 è un segnale positivo, ma non basta a colmare le disuguaglianze o a garantire una vera ripresa. “La vera sfida – ha concluso Caso – sarà trasformare i fondi europei in investimenti concreti e duraturi”.

In attesa dei dati sulla spesa reale dei fondi 2021-2027, resta aperto il nodo della capacità degli enti locali di gestire queste risorse. Solo allora si capirà se l’Italia saprà davvero cogliere tutte le opportunità che arrivano dall’Europa.