Roma, 22 dicembre 2025 – Il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione si prepara a subire un taglio pesante nei prossimi anni. È quanto si legge nel testo della manovra finanziaria approvata ieri sera dalla Commissione Bilancio del Senato, ora pronta a portare il provvedimento in Aula. Nel dettaglio, il documento prevede una riduzione di 300 milioni di euro nel 2026 e di 100 milioni all’anno per il 2027 e il 2028. Dietro questa scelta, spiegano fonti parlamentari, c’è la necessità di “riequilibrare le coperture” in un quadro di finanze pubbliche sempre più stretto.
Tagli pesanti al Fondo: cosa cambia
Il Fondo per lo Sviluppo e la Coesione (FSC) è uno dei principali strumenti per finanziare progetti infrastrutturali e sociali nelle zone meno sviluppate, soprattutto nel Mezzogiorno. La riduzione delle risorse, già prevista nella legge di bilancio 2021-2027, è stata confermata ieri sera, intorno alle 19, durante la riunione della Commissione. “Abbiamo dovuto fare scelte difficili”, ha detto un esponente della maggioranza, che ha chiesto di restare anonimo. “Le priorità di spesa sono cambiate e serviva trovare risorse da altre parti”.
Reazioni dai territori: paura e preoccupazione
I tagli non sono passati inosservati nei territori più coinvolti. I presidenti di alcune regioni del Sud hanno subito manifestato preoccupazione per i possibili effetti su investimenti già programmati. “Si rischia di mettere a rischio progetti fondamentali per lo sviluppo e l’occupazione”, ha detto Roberto Occhiuto, presidente della Regione Calabria, raggiunto al telefono questa mattina. Anche Campania e Sicilia hanno chiesto al governo chiarimenti su come verranno gestite le risorse rimaste.
Il governo spiega: tagliare per non sforare
Secondo fonti vicine al Ministero dell’Economia, il taglio al Fondo per lo Sviluppo e la Coesione fa parte di una strategia più ampia per contenere la spesa pubblica. Il ministro Giancarlo Giorgetti, durante un incontro con i giornalisti a Palazzo Chigi, ha detto che “le risorse sono limitate e bisogna mantenere i conti in ordine”. Un quadro economico difficile, con una crescita debole e un debito pubblico in aumento, ha spinto il governo a rivedere le priorità.
Progetti a rischio: infrastrutture e servizi nel mirino
Tra le opere che potrebbero subire ritardi o tagli ci sono il potenziamento delle reti ferroviarie nel Sud, interventi su scuole e ospedali, e progetti per l’innovazione nelle piccole imprese. “Chiediamo che almeno i finanziamenti già decisi vengano rispettati”, ha dichiarato Vincenzo De Luca, presidente della Regione Campania. In Parlamento, le opposizioni hanno annunciato emendamenti per cercare di recuperare parte delle risorse tagliate.
Il cammino in Parlamento: tempo stretto
Dopo il via libera della Commissione Bilancio, la manovra arriverà in Aula al Senato nelle prossime ore. I tempi sono molto stretti: si punta a chiudere tutto entro fine anno per evitare l’esercizio provvisorio. “Siamo pronti a discutere, ma serve responsabilità da tutti”, ha detto la presidente della Commissione, Daniela Santanchè, al termine della seduta notturna.
Il futuro del Fondo: incertezza e attesa
Resta da vedere come saranno ridistribuite le risorse mancanti e quali effetti concreti avranno sui territori. Le prime stime degli uffici tecnici del Senato indicano che il taglio complessivo – 500 milioni in tre anni – potrebbe colpire soprattutto i bandi già aperti o in fase di progettazione. “Terremo tutto sotto controllo”, ha assicurato il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega al Sud, Alessandro Morelli. Nel frattempo, amministratori locali e associazioni chiedono trasparenza sui criteri con cui saranno scelti i progetti finanziati con i fondi rimasti.
La partita è ancora aperta. Solo nei prossimi giorni si capirà se ci sarà spazio per modifiche o se la linea del rigore prevarrà sulle richieste delle regioni.
