Roma, 25 dicembre 2025 – Una lettera a Babbo Natale che suona più come un grido collettivo. È quella che le maestranze dei set cinematografici italiani hanno affidato al movimento #siamoaititolidicoda, chiedendo – proprio nel giorno di Natale – un regalo che non si trova sotto l’albero: un contratto di lavoro che garantisca tutele concrete, orari umani e sicurezza sul lavoro. Un desiderio che, tra ironia e amarezza, racconta il disagio di chi ogni giorno dà vita all’industria dell’audiovisivo, spesso nascosto dietro le quinte.
“Non siamo solo l’ultima riga dei titoli di coda”
Nel testo diffuso dal movimento, la richiesta è chiara e diretta: “Siamo quelle persone strane che vedi aggirarsi per i set a orari impossibili, cariche di cavi, proiettori, lenti, monitor, stativi, trucco e costumi, alimentate a caffè, panini e speranza”. Un ritratto concreto della vita sui set italiani, dove la fatica si conta in notti in bianco e pause rubate. “Babbo Natale, sappiamo che sei un esperto di logistica e turni massacranti in una sola notte”, scrivono, “ma noi la ‘notte magica’ la viviamo quasi duecento volte l’anno, senza renne che ci riportino a casa in orario”.
Il tono è quello di chi ha imparato a convivere con la precarietà. Ma la richiesta è netta: “Non vogliamo un nuovo set di lenti o un furgone più grande. Chiediamo un rinnovo vero del nostro contratto nazionale, scritto e garantito, che ci protegga davvero. Regole chiare, non interpretazioni da sceneggiatura alla Lynch o visioni fantascientifiche alla Nolan”.
Orari sostenibili e sicurezza: le priorità sul campo
Dietro ogni inquadratura, spiegano i firmatari, ci sono “schiene rotte e vite private messe in pausa”. Un chiaro riferimento alle condizioni spesso dure sui set italiani: turni lunghi, sicurezza che lascia a desiderare, paghe che non rispecchiano la complessità del lavoro. “Orari sostenibili, sicurezza sul lavoro e un salario dignitoso”, è il cuore della loro richiesta.
Secondo i dati raccolti dal movimento #siamoaititolidicoda negli ultimi mesi – rilanciati anche da sindacati – il settore conta oltre 30mila addetti tra tecnici, operatori, truccatori, costumisti e maestranze. Molti di loro lavorano con contratti a termine o collaborazioni occasionali. “Abbiamo voluto ricordare a tutti che dietro ogni produzione ci sono persone in carne e ossa”, sottolineano.
La politica nel mirino: “Vogliamo libertà, non controllo”
Il desiderio più grande – si legge nella lettera – è essere “liberati dalle pesanti ingerenze della politica”. Un passaggio che rispecchia la tensione degli ultimi mesi tra lavoratori e istituzioni. “Questo controllo esasperato sta distruggendo l’anima del nostro lavoro”, si legge ancora. “Sta trasformando la creatività in una catena di montaggio”.
Il riferimento è alle recenti discussioni sulla riforma dell’audiovisivo e sull’assegnazione dei fondi pubblici. Molti operatori temono che le scelte politiche penalizzino la qualità e la libertà artistica. “Vogliamo tornare a servire l’arte e il racconto con intelligenza artigianale e creatività”, spiegano. “Per un settore dove contino talento, visione e passione”.
Un appello all’unità: “Serve partecipazione vera”
Non manca un invito a fare fronte comune: “Mettere tutti d’accordo nel nostro mondo è più difficile che far volare la tua slitta senza magia”, ammettono con un sorriso amaro. Ma aggiungono che senza un coinvolgimento reale si rischia di restare “solo spettatori del nostro destino”. Il movimento #siamoaititolidicoda chiama quindi tutte le maestranze a unirsi per chiedere regole certe e condizioni dignitose.
La lettera si chiude con una promessa: “In cambio, ti lasciamo un catering decente e ti facciamo firmare il contratto prima dell’ultimo giorno di lavoro”. Un messaggio che è un invito, non solo a Babbo Natale, ma anche alle istituzioni, a non dimenticare chi tiene in piedi il cinema italiano. E a riconoscere finalmente il valore reale del lavoro dietro le quinte.
