Petrolio in discesa: il Wti scivola a 57,99 dollari

Petrolio in discesa: il Wti scivola a 57,99 dollari

Petrolio in discesa: il Wti scivola a 57,99 dollari

Giada Liguori

Dicembre 30, 2025

Milano, 30 dicembre 2025 – Il prezzo del petrolio apre in leggero calo sui mercati principali. Alle 9.30, il WTI si attesta a 57,99 dollari al barile, in calo dello 0,12%, mentre il Brent scende a 61,82 dollari al barile, con una perdita dello 0,19%. Dietro questo movimento, secondo gli operatori, ci sono le incertezze sulla domanda globale e l’attesa per le prossime mosse dell’OPEC+.

Prezzi in calo, mercato in attesa

A Londra e New York, la mattina è iniziata tranquilla, senza grandi scossoni. “Il mercato resta prudente, aspetta segnali più chiari sulla crescita dell’economia mondiale”, spiega Giovanni Ferri, analista di materie prime in una banca di Milano. I dati sulle scorte Usa, usciti ieri sera, hanno mostrato un aumento leggero rispetto alle aspettative: il Dipartimento dell’Energia americano segnala un +1,2 milioni di barili nell’ultima settimana. Questo ha frenato un po’ le quotazioni.

A Piazza Affari, il settore energetico ha aperto misto. Eni perde lo 0,3% nelle prime battute, mentre Saipem resta stabile. Dagli operatori si percepisce che tutti guardano con attenzione alle prossime decisioni dei grandi produttori.

Perché i prezzi scendono

Gli esperti spiegano che la discesa è frutto di più fattori. Da una parte, la domanda di petrolio resta debole per le incertezze sulla Cina e sulle prospettive negli Stati Uniti. Dall’altra, l’offerta non sembra ridursi: “I tagli decisi dall’OPEC+ finora non sono bastati a sostenere i prezzi”, ammette un trader londinese, che preferisce non farsi identificare.

A pesare c’è anche il rafforzamento del dollaro nelle ultime settimane. Questo rende il greggio più caro per chi usa altre valute. Un aspetto tecnico, certo, ma che influenza le quotazioni a breve.

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Gli occhi restano puntati al futuro, ma con cautela. “Il mercato del petrolio è su un terreno fragile”, dice Elena Rinaldi, economista del Centro Studi Energia. Le previsioni per il primo trimestre 2026 indicano prezzi stabili tra i 58 e i 62 dollari al barile per il Brent, salvo imprevisti geopolitici o bruschi cambiamenti nella domanda.

Le tensioni in Medio Oriente, soprattutto tra Iran e Arabia Saudita, restano un’incognita. Al momento però, le forniture non subiscono interruzioni significative. “Solo un evento inaspettato potrebbe cambiare davvero le carte in tavola”, confida una fonte vicina all’OPEC.

Cosa cambia per consumatori e imprese

Per gli italiani, questa lieve discesa del petrolio potrebbe tradursi in una stabilità dei prezzi alla pompa nelle prossime settimane. Il Ministero delle Imprese e del Made in Italy rileva che la benzina verde si attesta a una media di 1,78 euro al litro, mentre il gasolio si mantiene intorno a 1,72 euro. Niente variazioni importanti rispetto alla scorsa settimana.

Le aziende che consumano molta energia, dal trasporto su gomma alle industrie chimiche, seguono da vicino l’andamento dei prezzi. “Ogni centesimo in meno sul barile fa la differenza sui costi”, spiega Alberto Galli, responsabile logistica in una grande realtà lombarda.

Tutti gli occhi puntati sull’OPEC+

Il mercato aspetta con attenzione le prossime riunioni dell’OPEC+, fissate a metà gennaio. Fonti vicine al cartello non escludono nuovi tagli se la domanda dovesse rallentare ancora. “Il mercato vuole chiarezza e stabilità”, sintetizza un diplomatico saudita contattato nella notte.

Intanto, la giornata scorre senza colpi di scena. Gli operatori restano in attesa, pronti a muoversi al primo segnale dai mercati internazionali o dalle grandi compagnie petrolifere. Per ora, il prezzo del petrolio tiene, ma l’incertezza resta alta.