Cameron svela il suo piano segreto per salvarsi dall’affondamento del Titanic

Cameron svela il suo piano segreto per salvarsi dall'affondamento del Titanic

Cameron svela il suo piano segreto per salvarsi dall'affondamento del Titanic

Giada Liguori

Gennaio 2, 2026

Roma, 2 gennaio 2026 – L’affondamento del Titanic, quella notte tra il 14 e il 15 aprile 1912 nell’Atlantico del Nord, resta uno dei capitoli più drammatici e discussi della storia del mare: su circa 2.230 persone a bordo, solo 712 riuscirono a salvarsi. A più di un secolo di distanza, quella tragedia continua a far parlare, alimentata anche dal successo del film di James Cameron del 1997. Ora, con l’uscita di “Avatar: Fuoco e cenere”, il regista è tornato a far discutere, raccontando come si sarebbe mosso lui in caso di naufragio.

Titanic: la scelta tra la vita e la morte

Negli anni, soprattutto sul web, non si contano le discussioni sulle scelte dei personaggi Jack e Rose, interpretati da Leonardo DiCaprio e Kate Winslet. C’è chi pensa che entrambi avrebbero potuto salvarsi sulla celebre porta galleggiante, e chi invece difende la versione del film. In questo clima di curiosità e dubbi, Cameron è intervenuto con un pizzico di ironia, ma anche qualche dettaglio tecnico.

“Se non fossi riuscito a salire su una scialuppa”, ha spiegato in un’intervista a Hollywood Reporter, “la cosa migliore sarebbe stata mettersi di fianco al Titanic e aspettare che una barca venisse calata durante la prima fase dell’evacuazione”. Cameron ha raccontato di aver parlato spesso di queste ipotesi con gli esperti che lo hanno aiutato durante il film.

Acqua gelida e pochi minuti per salvarsi

Per Cameron, la vera sfida quella notte era la temperatura dell’acqua: quasi -2 gradi Celsius (28 gradi Fahrenheit). “Si poteva resistere a un tuffo breve”, ha detto, “ma solo per qualche minuto”. La strategia, insomma, prevedeva un salto veloce su una scialuppa vicina, sperando che non fosse troppo lontana dalla nave che ormai si inclinava.

Il regista pensa anche che chi era già sulle scialuppe avrebbe lasciato salire un’altra persona, vedendo quanti erano rimasti sul Titanic che stava affondando. “La scialuppa numero 4”, ha ricordato, “era la più adatta, perché aveva già preso donne e bambini ed è stata tra le ultime a staccarsi dalla nave”.

Un dibattito che non si ferma

Le parole di Cameron riportano l’attenzione su un tema che continua a coinvolgere storici e appassionati. Il naufragio del Titanic è sempre stato analizzato: dalle responsabilità dell’equipaggio alle condizioni delle scialuppe, fino alle storie personali dei passeggeri. Il film del ’97 ha reso la vicenda nota in tutto il mondo, trasformando Jack e Rose in simboli di quella tragedia.

Ma, come spesso succede con gli eventi grandi e tragici, le domande restano. “Abbiamo spesso riflettuto su queste ipotesi”, ha ammesso Cameron, “ma la verità è che in quelle condizioni nessuno poteva sapere se sarebbe sopravvissuto”. Un’ammissione che restituisce la precarietà di chi quella notte era davvero a bordo.

Il richiamo eterno del Titanic

A oltre cento anni di distanza, il Titanic continua a esercitare un fascino potente. Non solo per la portata della tragedia – con oltre 1.500 vittime – ma anche per le storie che emergono dai racconti dei sopravvissuti. Le ricerche storiche si mescolano alle narrazioni cinematografiche, alimentando un dibattito che sembra non avere fine.

Il successo di Cameron ha mantenuto viva la memoria di quell’evento, spingendo nuove generazioni a interrogarsi su cosa accadde quella notte. Oggi, grazie anche alle parole del regista, il Titanic torna sotto i riflettori: un intreccio di storia e mito, tra cronaca e fantasia.