Emilia Romagna verso il primato nel 2026: superato il Veneto nella guida del paese

Emilia Romagna verso il primato nel 2026: superato il Veneto nella guida del paese

Emilia Romagna verso il primato nel 2026: superato il Veneto nella guida del paese

Giada Liguori

Gennaio 3, 2026

Bologna, 3 gennaio 2026 – L’Emilia-Romagna si prepara a trainare la ripresa economica italiana nel 2026, secondo le ultime stime della Cgia di Mestre. Dopo che nel 2025 era stato il Veneto a guidare la crescita con un +0,66% del PIL rispetto all’anno precedente, quest’anno la regione guidata da Stefano Bonaccini si prende la scena con una crescita prevista dello 0,86% sul 2025. Un segnale forte, che gli esperti leggono come la conferma della solidità del tessuto produttivo emiliano e che riapre il dibattito sul divario tra Nord e Sud.

Emilia-Romagna, la locomotiva d’Italia: i settori che spingono

La buona performance dell’Emilia-Romagna non è un caso. La Cgia parla di una “tenuta straordinaria” di settori come la metalmeccanica, l’automotive e le biotecnologie. Sono proprio questi comparti, negli ultimi mesi, a resistere alle incertezze globali e alle tensioni sui prezzi delle materie prime. “Il nostro territorio – ha spiegato un portavoce della Regione – ha beneficiato di investimenti pubblici mirati e di una strategia sull’innovazione che sta cominciando a dare frutti concreti”. Ma non è solo industria: anche il mercato del lavoro tiene bene, con un tasso di occupazione in crescita e una disoccupazione più bassa rispetto alla media nazionale.

Cambiano le carte: Veneto rallenta, Lazio e Piemonte si rifanno sotto

Se nel 2025 il Veneto era stato protagonista, nel 2026 perde terreno, superato da Lazio (+0,78%), Piemonte (+0,74%), Friuli Venezia Giulia e Lombardia (entrambe +0,73%). “Il Lazio dà segnali incoraggianti grazie al rilancio di Roma e al dinamismo di alcune aree industriali”, spiega un analista della Cgia. Il Piemonte si avvantaggia della ripresa dell’automotive torinese e di un’agroalimentare che continua a esportare con successo. Lombardia e Friuli Venezia Giulia restano salde nel manifatturiero e nell’apertura verso i mercati esteri.

Sud in difficoltà: Sicilia, Basilicata e Calabria fanalino di coda

Il quadro cambia nettamente scendendo verso il Mezzogiorno. Sicilia (+0,28%), Basilicata (+0,25%) e soprattutto Calabria (+0,24%) restano agli ultimi posti per crescita regionale. “Il divario tra Nord e Sud torna a farsi sentire”, ammette la Cgia. Qualche segnale positivo però arriva dalla Campania, dove Caserta e Napoli mostrano risultati migliori rispetto alla media meridionale. Qui pesano gli investimenti nel settore logistico e l’effetto traino del turismo urbano.

Province: Varese in testa, la via Emilia protagonista

A livello provinciale, è Varese a guidare la classifica con un +1% previsto per il 2026. Dietro di lei, Bologna (+0,92%), Reggio Emilia (+0,91%), Biella (+0,90%) e Ravenna (+0,89%). Tra le prime quindici province per crescita del PIL, ben sei si trovano lungo la storica via Emilia. “È qui che si vede l’importanza di una continuità infrastrutturale e produttiva”, osserva un economista dell’Università di Modena.

Le eccezioni negative: Enna e Ragusa in rosso

Non mancano però le note stonate. Tra le 107 province monitorate dalla Cgia, solo due – Enna (-0,02%) e Ragusa (-0,05%) – sono destinate a chiudere il 2026 con un calo rispetto all’anno precedente. Un segnale che conferma le difficoltà strutturali di alcune zone interne della Sicilia. “Qui il tessuto produttivo fa fatica a ripartire”, ammette un imprenditore locale.

Il nodo del divario Nord-Sud resta aperto

Il rapporto della Cgia riporta al centro del dibattito il tema del divario territoriale. Il Nord cresce grazie a innovazione, export e infrastrutture efficienti, mentre il Sud resta indietro, nonostante qualche eccezione. “Serve una strategia nazionale che punti su formazione e investimenti mirati”, dice un rappresentante delle imprese meridionali. Solo così, forse, la crescita potrà diventare più equilibrata in tutta Italia.