Btp e Bund: lo spread si stabilizza a 70 punti, cosa significa per l’economia?

Btp e Bund: lo spread si stabilizza a 70 punti, cosa significa per l'economia?

Btp e Bund: lo spread si stabilizza a 70 punti, cosa significa per l'economia?

Giada Liguori

Gennaio 8, 2026

Milano, 8 gennaio 2026 – Lo spread tra Btp e Bund chiude oggi, martedì 8 gennaio, praticamente fermo a 70 punti base, un punto in più rispetto ai 69 di ieri. Un dato che tiene banco tra operatori finanziari e addetti ai lavori, in una fase di relativa calma per il mercato dei titoli di Stato italiani. Il rendimento del Btp decennale si è fermato al 3,51%, leggermente sotto il 3,53% registrato nella giornata precedente.

Spread stabile, mercato in attesa

La differenza tra i titoli di Stato italiani e quelli tedeschi, lo spread, resta quindi su livelli bassi. Una soglia che, come spiegano diversi analisti milanesi contattati nel pomeriggio, “non fa suonare campanelli d’allarme” sulla tenuta dei conti pubblici italiani. “Il mercato sembra aver già messo in conto le principali incognite politiche e macroeconomiche di inizio anno”, dice un gestore di una grande banca d’investimento, che preferisce mantenere l’anonimato.

Il dato di oggi arriva dopo una settimana con scambi regolari e volumi nella norma. Piazza Affari ha chiuso poco sopra la parità, con il Ftse Mib che per gran parte della seduta si è mosso intorno ai 30.200 punti. L’attenzione degli operatori è rivolta soprattutto alle prime mosse sulle politiche monetarie della Banca Centrale Europea e della Federal Reserve, attese nelle prossime settimane.

Il rendimento del decennale italiano rallenta

Il rendimento del Btp a dieci anni – un indicatore chiave per il costo del debito pubblico – è sceso al 3,51%, con un lieve calo rispetto al 3,53% di ieri. Una variazione piccola, ma che conferma la tendenza degli ultimi mesi: dopo i picchi di ottobre e novembre 2023, i tassi stanno rallentando.

Secondo i dati di Bloomberg alle 17:30, il rendimento del Bund tedesco a dieci anni si è attestato intorno al 2,81%. Lo spread tra i due resta quindi sotto la soglia psicologica dei 100 punti base. “Un segnale di fiducia da parte degli investitori internazionali verso l’Italia”, commenta un analista di Mediobanca, che sottolinea come “la percezione del rischio Paese sia decisamente più bassa rispetto a un anno fa”.

Sale la prudenza tra gli operatori

Nelle sale operative di via Filodrammatici e via Turati l’atmosfera è rimasta tranquilla per tutta la giornata. “Non si sono viste sorprese né sul fronte macroeconomico né su quello politico”, racconta un trader di una primaria sim milanese poco dopo le 16. “Gli investitori restano cauti, ma non nervosi. Aspettano le prossime mosse delle banche centrali e i dati sull’inflazione europea”.

A influenzare i rendimenti, spiegano gli esperti, sono soprattutto le attese sui tagli dei tassi da parte della BCE nel corso del 2026. Secondo le ultime previsioni del Financial Times, il primo intervento potrebbe arrivare già a marzo o aprile. Intanto, il Tesoro italiano continua con le aste regolari: la prossima emissione di Btp è fissata per venerdì 12 gennaio.

Guardando avanti: tra fiducia e rischi

Gli analisti invitano comunque a non abbassare la guardia. “Il quadro resta fragile”, avverte un economista della Bocconi, “perché molto dipenderà da come evolveranno l’inflazione e la crescita economica nei principali Paesi europei”. Il debito pubblico italiano – che supera i 2.900 miliardi di euro secondo l’ultimo dato Istat – resta uno dei più alti nell’Eurozona.

Nel breve periodo, però, la situazione sembra sotto controllo. “Finché lo spread resta sotto i 100 punti base e i rendimenti si mantengono su questi livelli”, spiega un funzionario del Ministero dell’Economia contattato nel tardo pomeriggio, “non ci sono segnali di tensione imminente sui mercati”.

Giornata tranquilla sui mercati

In sintesi, la giornata di oggi si chiude senza scossoni per i titoli di Stato italiani. Lo spread tra Btp e Bund resta stabile a 70 punti base, mentre il rendimento del decennale si muove poco sotto il 3,55%. Gli operatori tengono gli occhi puntati sulle prossime mosse delle banche centrali e sulle aste in programma nei prossimi giorni. Per ora, almeno sui mercati obbligazionari italiani, il clima è di calma apparente.