Scoperto un batterio che combatte i grassi e aiuta a mantenere il peso forma

Scoperto un batterio che combatte i grassi e aiuta a mantenere il peso forma

Scoperto un batterio che combatte i grassi e aiuta a mantenere il peso forma

Giada Liguori

Gennaio 9, 2026

Salt Lake City, 9 gennaio 2026 – Un batterio intestinale chiamato Turicibacter potrebbe diventare un prezioso alleato nella lotta contro l’obesità e i disturbi metabolici. A rivelarlo è uno studio pubblicato ieri su Cell Metabolism, frutto del lavoro dell’Università dello Utah. I ricercatori, guidati da June Round, hanno osservato che nei topi nutriti con diete ad alto contenuto di grassi, questo microbo ha rallentato l’aumento di peso e migliorato diversi indicatori metabolici. Un risultato che apre la strada a integratori mirati, anche se – sottolineano gli autori – serviranno ulteriori approfondimenti sull’uomo.

Turicibacter: il batterio che cambia il metabolismo

Il gruppo dell’Università dello Utah, tra Salt Lake City e i laboratori partner, ha isolato il Turicibacter in una comunità di oltre 80 specie batteriche diverse, tutte coinvolte nel metabolismo. Ma, come ha ammesso la professoressa Round, “non mi aspettavo che un solo microbo avesse un effetto così evidente”. Nei test su topi da laboratorio, la presenza di Turicibacter ha influenzato l’assorbimento dei grassi nell’intestino, limitando l’accumulo di tessuto adiposo anche quando la dieta è ricca di calorie.

Il ruolo degli acidi grassi prodotti dal batterio

Lo studio spiega che il Turicibacter produce diversi acidi grassi che funzionano da regolatori naturali. Questi composti tengono sotto controllo altre molecole lipidiche considerate più pericolose, spesso collegate a malattie come il diabete di tipo 2 e problemi cardiovascolari. “Pensiamo che questi acidi grassi aiutino a mantenere un equilibrio metabolico sano”, ha detto Round durante una conferenza stampa online. Tuttavia, i ricercatori hanno notato un paradosso: una dieta troppo ricca di grassi può frenare la crescita del batterio, riducendo così i suoi benefici.

Test sugli animali: la supplementazione che fa la differenza

Per capire se fosse possibile riportare i livelli di Turicibacter anche in condizioni difficili, il team ha somministrato un integratore orale ai topi per cinque giorni alla settimana. I risultati sono stati chiari: gli animali trattati hanno guadagnato meno peso, mostrato livelli di glucosio più bassi a digiuno e ridotto il grasso corporeo rispetto ai topi non trattati. “Abbiamo visto miglioramenti significativi anche con una dieta ricca di grassi”, ha spiegato il dottor Michael Lee, uno degli autori, durante un collegamento con i media europei. Il protocollo prevedeva dosi precise e un monitoraggio costante dei parametri metabolici.

Tra speranze e prudenza: cosa aspettarsi

Nonostante l’entusiasmo, gli scienziati invitano a mantenere i piedi per terra. “Siamo ancora lontani dall’applicare questi risultati all’uomo”, ha ammesso Round. Gli effetti positivi riscontrati nei topi potrebbero non essere gli stessi nelle persone, a causa della complessità del microbiota umano e delle differenze legate a dieta e stile di vita. Al momento, non ci sono dati su possibili effetti collaterali o rischi della supplementazione di Turicibacter negli esseri umani.

Obesità e microbiota: un nuovo fronte da esplorare

Lo studio dell’Università dello Utah si inserisce in un campo di ricerca sempre più importante: il legame tra microbiota intestinale e salute metabolica. Negli ultimi anni, numerosi lavori hanno mostrato come la composizione dei batteri nell’intestino possa influenzare il rischio di obesità, diabete e altre malattie croniche. “Stiamo appena iniziando a capire quanto contino i microrganismi che vivono dentro di noi”, ha commentato Round. Per ora, la scoperta del ruolo protettivo del Turicibacter è un passo avanti verso nuove strategie contro l’obesità.

I prossimi passi prevedono studi clinici su piccoli gruppi di volontari e una mappatura più dettagliata delle interazioni tra dieta, microbiota e metabolismo. Nel frattempo, gli autori invitano alla cautela: “Non ci sono scorciatoie – ha concluso Round – una dieta equilibrata rimane il modo migliore per proteggere la salute metabolica”.