Milano, 10 gennaio 2026 – La Banca Centrale Europea si appresta a dare il via libera all’aumento della quota di Credit Agricole in Banco Bpm, superando l’attuale soglia del 20%. A corredo, arriveranno una serie di raccomandazioni precise. La notizia, filtrata nelle ultime ore da ambienti finanziari milanesi, apre un nuovo capitolo nel rapporto tra il gruppo francese e il terzo istituto di credito italiano. Fonti vicine al dossier confermano che la decisione di Francoforte è attesa entro fine gennaio, ma con condizioni ben definite.
Credit Agricole verso il 25%: la BCE fissa i limiti
Il gruppo guidato da Philippe Brassac, già ben radicato in Italia con una rete diffusa e una quota importante in Banco Bpm, ha chiesto il via libera per salire fino al 25% del capitale. La BCE, secondo quanto raccolto da alanews.it, guarda con favore alla mossa, ma a patto che vengano rispettati rigidi vincoli sulla governance. In particolare, Credit Agricole potrà esprimere al massimo sette consiglieri nel cda di Banco Bpm. Un tetto pensato per evitare che il gruppo francese prenda il controllo di fatto della banca italiana.
Da Milano fanno sapere che questa raccomandazione punta a “mantenere l’autonomia gestionale” di Banco Bpm e a evitare potenziali conflitti di interesse. Del resto, le due banche operano in territori e settori in parte sovrapposti: Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto sono solo alcune delle regioni dove entrambe sono forti.
Le preoccupazioni di Francoforte: autonomia e concorrenza sotto la lente
La BCE, riferisce un funzionario vicino al dossier, ha chiesto a Credit Agricole “garanzie formali” sul rispetto delle norme antitrust e sulla salvaguardia degli equilibri interni. “Non è solo una questione di numeri – spiega la fonte – ma di evitare che si tratti di un’acquisizione nascosta”. Il timore di Francoforte è che una presenza troppo ingombrante del gruppo francese possa scombinare gli equilibri del sistema bancario italiano.
A preoccupare la vigilanza sono anche le possibili sinergie tra le due realtà. Credit Agricole conta già oltre 1.200 filiali e circa 15mila dipendenti in Italia. Banco Bpm ha numeri simili. Un’integrazione, anche parziale, potrebbe avere un impatto significativo su occupazione e concorrenza locale. “La BCE vuole evitare concentrazioni troppo forti”, confida un analista del settore.
Mercato in fermento: le reazioni e le mosse che verranno
A Piazza Affari, la notizia dell’imminente via libera ha acceso i riflettori su Banco Bpm. Il titolo ha guadagnato il 2,3% nelle prime ore, con volumi sopra la media settimanale. Gli operatori seguono con attenzione le prossime mosse dei vertici di entrambe le banche. Giuseppe Castagna, amministratore delegato di Banco Bpm, non ha rilasciato commenti ufficiali, ma tra gli azionisti storici si parla di un clima “di prudente ottimismo”.
Credit Agricole, dal canto suo, ha confermato l’impegno a “collaborare pienamente con le autorità europee” e a rispettare tutte le regole sulla governance. In una nota diffusa ieri sera dalla sede parigina si legge: “La crescita in Italia resta una priorità strategica”. Nessun riferimento invece alle tempistiche dell’operazione.
Futuro in bilico: consolidamento o semplice alleanza?
L’aumento della quota di Credit Agricole in Banco Bpm riaccende il dibattito sul consolidamento bancario in Italia. Negli ultimi mesi sono circolate voci su possibili alleanze o fusioni tra i grandi istituti italiani. Per ora, però, la BCE sembra voler mantenere il freno: sì all’aumento della partecipazione francese, ma senza cedere il controllo o fare mosse improvvise.
Un banchiere milanese vicino al dossier commenta: “La partita è aperta”. Molto dipenderà dalle prossime assemblee e dall’evoluzione dei rapporti tra i due gruppi. Solo allora si capirà se si tratterà di una semplice partnership o di qualcosa di più ambizioso.
Nel frattempo, il mercato resta in attesa. E guarda con attenzione ogni passo tra Milano e Parigi.
