Due nuovi sottotipi di sclerosi multipla: una scoperta che cambia le prospettive di cura

Due nuovi sottotipi di sclerosi multipla: una scoperta che cambia le prospettive di cura

Due nuovi sottotipi di sclerosi multipla: una scoperta che cambia le prospettive di cura

Giada Liguori

Gennaio 10, 2026

Londra, 10 gennaio 2026 – Per la prima volta, un gruppo di ricercatori dell’University College London (UCL) ha individuato due sottotipi distinti di sclerosi multipla. I dettagli dello studio, condotto tra il 2022 e il 2024 su 634 pazienti analizzati tramite esami del sangue e risonanze magnetiche cerebrali, sono stati pubblicati sulla rivista Brain. L’obiettivo? Capire meglio come evolve la malattia e aprire la strada a terapie più mirate.

Due volti diversi della sclerosi multipla

Guidato dal neuroscienziato Arman Eshaghi, il team ha usato un sistema di intelligenza artificiale per analizzare i livelli della proteina sNfL, nota come indicatore delle malattie neurodegenerative, insieme ai danni in alcune aree del cervello. “Mettendo insieme questi dati, per la prima volta siamo riusciti a distinguere due modelli biologici chiari della sclerosi multipla”, ha spiegato Eshaghi. Questo permetterà ai medici di capire meglio a che punto è la malattia e di individuare chi ha bisogno di un controllo più stretto o di cure immediate.

Sottotipo “sNfL precoce”: quando la malattia avanza veloce

Il primo gruppo, chiamato “sNfL precoce”, raccoglie pazienti che mostrano livelli alti della proteina sNfL già nelle prime fasi della malattia. Le risonanze hanno messo in luce danni precoci al corpo calloso, la parte che collega i due emisferi cerebrali. I dati indicano che questi pazienti sviluppano lesioni cerebrali più rapidamente. “Abbiamo visto che la malattia procede in modo più aggressivo”, ha confermato uno degli autori durante una conferenza stampa a Londra. I sintomi neurologici peggiorano in fretta, perciò serve intervenire senza perdere tempo.

Sottotipo “sNfL tardiva”: un decorso più lento ma non meno importante

Il secondo sottotipo, detto “sNfL tardiva”, si muove invece con più calma. Qui i primi segnali sono una riduzione della corteccia limbica e della materia grigia nelle zone profonde del cervello, ben prima che i livelli di sNfL nel sangue salgano. “È un percorso diverso, meno veloce ma comunque rilevante”, ha sottolineato Eshaghi. In pratica, la malattia si sviluppa con modalità distinte e potrebbe rispondere a trattamenti specifici.

Diagnosi e terapie: un cambio di passo

Secondo gli autori, questa distinzione tra i due sottotipi potrebbe rivoluzionare il modo di affrontare la diagnosi e la cura della sclerosi multipla. Finora, la malattia veniva valutata soprattutto in base ai sintomi e alle ricadute. Ora, combinando biomarcatori e immagini cerebrali, si potrà personalizzare il trattamento in base al profilo biologico di ciascun paziente. “Non tutti rispondono allo stesso modo alle terapie attuali”, ha ricordato Eshaghi. “Sapere chi rischia di peggiorare più in fretta può davvero fare la differenza”.

L’IA al servizio della medicina

Il modello di intelligenza artificiale usato nello studio ha messo in luce modelli che sfuggono a un’analisi tradizionale. I dati, raccolti da due diversi studi clinici, sono stati elaborati per mesi nei laboratori UCL. “Senza queste tecnologie, non avremmo potuto distinguere i sottotipi con così tanta precisione”, ha ammesso uno dei ricercatori. L’uso dell’IA in medicina sta diventando sempre più importante, soprattutto per malattie complesse come la sclerosi multipla.

Guardando avanti: cosa aspettarsi

Gli autori precisano che questo è solo un primo passo. Serviranno nuovi studi su campioni più vasti e diversi per confermare i risultati. Ma la scoperta segna già una svolta nella conoscenza della sclerosi multipla e apre la strada a una medicina sempre più su misura. “Siamo solo all’inizio”, ha concluso Eshaghi, “ma adesso abbiamo una mappa più chiara per guidare le future terapie”.