Padova, 10 gennaio 2026 – Quasi l’80% dei corsi d’acqua sulla Terra si ferma almeno per un giorno ogni anno. È quanto emerge da uno studio pubblicato su Nature Water e guidato dall’Università di Padova. Una ricerca che coinvolge idrologi da tutto il mondo e che mette in discussione l’idea classica dei fiumi come corsi sempre in movimento, rivelando invece un quadro molto più variabile e sorprendente.
Fiumi che si fermano: la regola, non l’eccezione
I dati raccolti dagli scienziati padovani mostrano come la maggior parte dei fiumi non scorra in modo continuo. “Quasi l’80% di loro si asciuga almeno una volta all’anno, anche solo per qualche ora o qualche giorno”, spiega Gianluca Botter, idrologo dell’Università di Padova e primo autore dello studio. Questo fenomeno non riguarda solo le zone aride o semi-aride, ma anche regioni considerate umide, come il Veneto. Qui, infatti, più della metà della rete di corsi d’acqua si asciuga a intervalli regolari.
Una rete di fiumi più vasta di quanto pensassimo
La ricerca ha ridisegnato la mappa delle reti fluviali globali, stimandone una lunghezza totale tra 1,2 e 1,5 miliardi di chilometri. Di questa enorme rete, circa tre quarti – oltre un miliardo di chilometri – sono composti da corsi d’acqua che si prosciugano e si riattivano nel corso dell’anno. “La rete è fatta soprattutto di tanti piccoli corsi d’acqua, molto numerosi e sempre in movimento”, aggiunge Botter. Questi piccoli affluenti si accendono e si spengono a seconda delle piogge e delle condizioni locali, influenzando anche i grandi bacini.
Cosa significa per l’ambiente e per chi gestisce l’acqua
Il passaggio tra periodi di acqua corrente e momenti di asciutta, spiegano i ricercatori, è una caratteristica normale dei fiumi. Non è un segnale di crisi o di danni, ma una dinamica naturale che influisce sulla qualità dell’acqua, sui cicli della natura e sulla vita che dipende da questi ambienti. “Il fatto che i fiumi si interrompano deve essere preso in considerazione nelle politiche di tutela delle acque”, sottolinea Botter. Solo così si potrà affrontare al meglio il cambiamento climatico e l’uso responsabile delle risorse idriche.
Il Veneto: un esempio che sorprende
Anche in luoghi come il Veneto, dove le piogge sono frequenti e fiumi grandi come il Po scorrono apparentemente senza sosta, la realtà è più complessa. Secondo l’Università di Padova, più del 50% della rete idrografica locale è fatta di tratti che si asciugano. In estate o durante le siccità, molti piccoli torrenti si prosciugano completamente, lasciando il letto asciutto e spesso coperto di vegetazione spontanea. “Succede ogni anno”, racconta un tecnico dell’Arpav incontrato lungo il Brenta, vicino a Bassano. “Ci sono giorni in cui l’acqua sparisce quasi del tutto”.
Ripensare la gestione dei fiumi
I risultati dello studio spingono a rivedere come si proteggono i fiumi. Le politiche ambientali devono tenere conto di questa variabilità naturale, evitando interventi che impediscano ai corsi d’acqua di adattarsi ai cambiamenti climatici. “Solo riconoscendo che i fiumi alternano flusso e asciutta potremo salvaguardare gli ecosistemi acquatici e i servizi che offrono alle persone”, conclude Botter.
Un richiamo alla consapevolezza
La ricerca dell’Università di Padova offre una nuova chiave di lettura per la gestione delle risorse idriche in tutto il mondo. I fiumi, con i loro momenti di pausa e ripresa, raccontano una storia di adattamento continuo. Una storia che oggi più che mai chiede attenzione e rispetto da parte di chi governa e di chi vive questi territori.
