Roma, 10 gennaio 2026 – L’accordo commerciale tra Unione Europea e Mercosur è considerato da Confindustria un punto di svolta per il futuro dell’industria italiana ed europea. A spiegarlo ieri è stata Barbara Cimmino, vicepresidente dell’associazione per l’Export e l’attrazione degli investimenti, durante un incontro a viale dell’Astronomia. “È un moltiplicatore di opportunità”, ha detto Cimmino, sottolineando come il patto non riguardi solo l’export, ma anche nuovi investimenti industriali, infrastrutture all’avanguardia e filiere integrate in un’area – quella sudamericana – che sta crescendo con decisione.
Mercosur, un’occasione da non perdere per l’industria italiana
Dopo mesi di trattative e rinvii, l’intesa tra Bruxelles e i quattro Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) torna al centro del dibattito. Per Cimmino, questo accordo va ben oltre la semplice riduzione dei dazi. “Vuol dire portare gli standard europei ambientali, sociali e tecnologici in un’area con grande potenziale di sviluppo”. Un messaggio diretto agli imprenditori italiani e alle istituzioni europee. L’obiettivo è chiaro: consolidare la presenza delle imprese italiane nei mercati emergenti e allo stesso tempo promuovere modelli produttivi più sostenibili.
Transizione digitale ed energetica: il valore dei mercati aperti
Durante l’incontro, la vicepresidente di Confindustria ha sottolineato come l’accordo possa dare una mano concreta alle grandi sfide in corso. “Parliamo di un aiuto reale alle transizioni digitale, energetica e ambientale”, ha detto Cimmino, “che hanno bisogno di scala, investimenti e mercati aperti”. In pratica, il Mercosur, con oltre 260 milioni di abitanti, offre alle imprese europee un terreno vasto dove testare innovazioni e tecnologie. Ma non è solo una questione di numeri: la partita è anche politica.
Accordi commerciali: scelte politiche di peso
“Gli accordi di libero scambio non sono solo strumenti tecnici”, ha osservato Cimmino, “ma decisioni politiche importanti”. Una posizione che torna utile nel dibattito a Bruxelles, dove alcuni governi mostrano ancora prudenza, soprattutto per i timori legati all’agricoltura europea. Per Confindustria, invece, aprire i mercati è fondamentale per rafforzare la sovranità economica europea e per avere un ruolo più forte nelle catene globali del valore. “Dove c’è crescita e benessere, ci sono meno rischi di conflitti”, ha aggiunto la vicepresidente, mettendo in relazione sviluppo economico e stabilità internazionale.
Le imprese e il cammino verso il voto in Parlamento
Tra le aziende italiane – in particolare meccanica, agroalimentare e moda – si respira un cauto ottimismo. Secondo i dati di Sace, nel 2025 l’export verso il Mercosur ha superato i 5 miliardi di euro, con un aumento del 12% rispetto all’anno prima. “Le imprese chiedono regole chiare e tempi certi”, ha confidato un imprenditore lombardo presente all’incontro. Il prossimo passo sarà l’esame del testo definitivo al Parlamento europeo, con un voto previsto entro la primavera.
Italia, tra opportunità e nodi da sciogliere
Non mancano però le preoccupazioni. Diverse associazioni agricole temono la concorrenza dei prodotti sudamericani. Il governo italiano, dal canto suo, ha chiesto garanzie sulla tutela delle indicazioni geografiche e sugli standard sanitari. “Serve trovare un equilibrio”, ha spiegato un funzionario del Ministero degli Esteri, “tra apertura dei mercati e difesa delle nostre eccellenze”. Solo con regole condivise e controlli rigorosi l’accordo potrà portare benefici concreti all’Italia.
In attesa del via libera definitivo, il confronto resta aperto. Ma per Confindustria il messaggio è chiaro: “Il futuro dell’industria italiana passa anche da qui”, ha concluso Cimmino, lasciando capire che la partita con il Mercosur è appena iniziata.
