Oro da record nel 2025: perché i prezzi continueranno a rimanere elevati

Oro da record nel 2025: perché i prezzi continueranno a rimanere elevati

Oro da record nel 2025: perché i prezzi continueranno a rimanere elevati

Giada Liguori

Gennaio 10, 2026

Roma, 10 gennaio 2026 – I prezzi dell’oro hanno chiuso il 2025 con un balzo che non si vedeva da cinquant’anni. Secondo Bloomberg, il metallo prezioso ha messo a segno un +65% in un solo anno, arrivando a toccare il record storico di 4.533 dollari l’oncia il 26 dicembre. Nonostante questa corsa, gli addetti ai lavori non temono una bolla. Anzi, le previsioni per il 2026 parlano di quotazioni ancora alte, spinte da diversi fattori che, secondo gli esperti, continueranno a fare da traino nei prossimi mesi.

Oro ai massimi: cosa ha fatto decollare i prezzi nel 2025

L’ascesa dell’oro non è stata un colpo di scena improvviso. Da almeno cinque anni, complice la pandemia da Covid-19, il metallo giallo ha preso quota in modo costante, accelerando ogni volta che i mercati venivano scossi da nuove tensioni: guerre, dazi, crisi finanziarie. Il 2025 però ha segnato davvero una svolta. “Non si vedeva un balzo così dal 1974”, ha detto a Bloomberg James Steel, strategist di HSBC. La domanda è cresciuta insieme all’incertezza globale: le banche centrali hanno aumentato gli acquisti e gli investitori hanno cercato rifugio in un bene ritenuto più sicuro.

Le spinte dietro il rally: tassi, geopolitica e banche centrali

Secondo un sondaggio di Bloomberg tra gli operatori finanziari, sono almeno tre i motivi che hanno spinto l’oro a correre così forte. Primo, il calo dei tassi di interesse deciso da varie banche centrali, come la Federal Reserve e la Banca Centrale Europea. Questo ha reso meno appetibili altri investimenti, convogliando capitali sul metallo prezioso. Secondo, le tensioni geopolitiche: dal conflitto in Ucraina alle tensioni tra Stati Uniti e Cina, fino alle crisi in Medio Oriente. “Ogni volta che scoppia una nuova crisi, l’oro sale”, ha confessato un trader della City di Londra.

Ultimo, ma non meno importante, il ruolo delle stesse banche centrali, che nel 2025 hanno comprato oro a ritmi che non si vedevano dal 1967. I dati del World Gold Council parlano chiaro: nei primi nove mesi dell’anno, gli acquisti ufficiali hanno superato le 800 tonnellate. Un dato che ha colto di sorpresa anche gli esperti del settore.

2026: prezzi alti ma nessuna bolla in vista

Nonostante la corsa dell’anno scorso, la maggior parte degli operatori sentiti da Bloomberg esclude che si sia formata una bolla sull’oro. “I fondamentali sono solidi”, spiega Maria Rossi, analista di Intesa Sanpaolo. Il mercato si aspetta che le quotazioni restino su livelli alti, ma senza i picchi del 2025. Il motivo? I tassi dovrebbero restare bassi ancora a lungo e le tensioni internazionali non sembrano destinate a calmarsi presto.

Qualcuno però non è del tutto tranquillo. Alcuni gestori temono che un dollaro più forte o una ripresa dell’inflazione possano frenare la domanda. Ma per ora la maggioranza mantiene un cauto ottimismo: “Difficile pensare a un altro +65%, ma nemmeno a un crollo improvviso”, ammette un operatore di Milano.

Oro sotto i riflettori: dati e reazioni dai mercati

Al momento, le quotazioni dell’oro restano poco sotto il record di fine dicembre. Stamattina, sui mercati asiatici, l’oncia veniva scambiata intorno a 4.500 dollari alle 9:30 ora italiana. Gli operatori sono pronti a muoversi al minimo segnale: “Basta una notizia negativa e si riparte a correre”, dice un broker di Singapore.

La corsa dell’oro ha avuto ripercussioni anche sulle borse mondiali e sulle valute dei Paesi produttori. In Sudafrica e Australia – tra i maggiori esportatori – le società minerarie hanno visto crescere utili e capitalizzazione. In Italia, la domanda di gioielli è rimasta stabile, mentre ha preso quota quella di lingotti e monete da investimento.

Un 2026 tutto da seguire

Insomma, il 2026 si apre con l’oro ancora al centro della scena sui mercati globali. Gli analisti mettono in guardia: “Il metallo giallo resta il termometro della paura”, ricorda Luca Bianchi, docente di economia all’Università di Roma Tre. Finché l’incertezza regna sovrana nel mondo, i prezzi difficilmente torneranno ai livelli di prima della pandemia.